M-City nel suo studio a Danzica

Arte da strada. Dal 24 al 26 settembre Pompei ospita la prima edizione del Pompei Street Festival, tre giorni di sperimentazione e commistione in cui arti plastiche, concerti e proiezioni gratuite renderanno la cittadina vesuviana uno dei posti più dinamici della Campania.
Il Festival si presenta a carte scoperte, per quanto riguarda gli obiettivi.
Primo su tutti: far crescere Pompei attraverso il talento locale. E non solo.
Si sa che il talento ha una caratteristica: non si manifesta fino a quando non gli si concede spazio.  E Pompei, divisa com’è tra l’impenetrabilità della provincia campana e la fama internazionale di uno dei luoghi più visitati al mondo, di spazio ne concede poco, escludendo l’apertura dei teatri dell’area archeologica, scenario di spettacoli irripetibili.
La città, nell’insieme di strade e quartieri, è poco conosciuta e fatica a uscire da una misconoscenza che sta stretta. D’altro canto lo stesso sindaco, Carmine Lo Sapio, nel porre l’accento sull’importanza del Festival, ammette di non essere troppo affezionato a manifestazioni del tipo. Ma questa volta è diverso.
Per cominciare, la direzione artistica è affidata a un cavallo di ritorno dell’arte vesuviana, Nello Petrucci, artista noto soprattutto all’estero, con una grande esperienza e collaborazioni che lo hanno portato fino ad Hollywood. 
Si parte cioè da quelle che, con blando eufemismo, vengono chiamate eccellenze del territorio: artisti giovani o meno giovani cresciuti professionalmente lontani da casa, soprattutto States. L’america come qualcuno si ostina a chiamarla, col gusto esotico di più o meno resistenti immaginari pop del mito salvifico.
Caparbietà di interpretare un mondo altro che qui non si riesce a fare arrivare. Il Pompei Street Festival ci dice che altri modi di fare arte sono possibili.
Artisti con il loro know-how rivolto al mondo, ritornano in un luogo esasperato dalla difficile seppur proficua relazione con il turismo massificato. L’intento è creare una rete internazionale che alimenti creatività e creazione. Rete fondamentale, oggi quanto mai.
Grandi poli di cultura retrocedono, tagliano fondi dissanguando le già provate energie degli artisti privati della dignità del loro lavoro, ridotta a gingillo inessenziale dalla cecità pandemica. 
Un nugolo di mal disposizione e noncuranza globale che trova massima espressione nella recente decisione della Gran Bretagna di tagliare fondi alle discipline umanistiche a favore del comparto tecnico-scientifico. Pericolosissimo segnale della battaglia culturale che occorrerà pur combattere, da qua a qualche anno.
In controtendenza, la provincia trova la sua spinta emancipatrice attraverso la rivalutazione delle qualità artistiche del territorio, ponendosi al centro del discorso culturale. 
Ritornando a Pompei. La città, con l’america dello street-art si riscopre grandissima. Non solo gli scavi, quindi, ma le strade, le istituzioni, le realtà locali, i quartieri.
Per Petrucci, ideatore e direttore artistico, si tratterà di un momento di formazione e integrazione sociale, dove l’arte, la musica e il cinema per la prima volta prenderanno insieme base a Pompei. Non solo metaforicamente. Perché i protagonisti a Pompei non solo si esibiranno, ma resteranno per tre giorni, girando per la città, conoscendo, conoscendosi. Sviluppo, azione, interazione.
Il festival muove dalla collaborazione tra realtà nuove e meno nuove del territorio, come il gruppo Art & Change, promosso dallo stesso Petrucci, Civitatis Pompei, Plastic Free e altri. Insieme perché l’arte sia apertura, ospitalità e risanamento.
Festival di tre anime, ognuna delle sue sezioni è affidata ad un professionista del settore. Chiara Canali per la street art, Andrea Valentino per la sezione cinematografica, Alfonso Todisco per quella musicale.
Pompei può essere considerata la culla della street art, per la quantità e la qualità delle scritte ritrovate sulle mura delle rovine, dice Chiara Canali, che da 15 anni si occupa dell’arte da strada, come ricercatrice e come curatrice.
La città museo di ieri può ispirare una città museo nell’oggi, per sensibilizzare, educare, connettere i singoli in gruppi di cittadini attivi. Due le categorie di artisti chiamati a cambiare, in forma permanente, il volto alla città.
I primi di fama internazionale, riconosciuti e riconoscibili tra cui alcune vecchie conoscenze dell’osservatore napoletano. Tra questi il francese Christian Guémy, in arte C215 e l’argentino Francisco Bosoletti che ha dedicato ai quartieri spagnoli l’opera Iside (foto), ispirato alla Pudicizia della cappella di San Severo. Una abbagliante tributo alla forza creatrice, Dea Madre dell’arte che, celata ad occhi umani tutto sa, tutto conosce. O ancora M-City, artista polacco attivo in più di 700 città di tutto il mondo con le sue riletture asfissianti della dimensione urbana.

Opera di Christian Guémy, in arte C215


I secondi, selezionati tra gli oltre 100 artisti di 35 paesi nel mondo che hanno risposto alla call del Festival. Questi, per tre giorni, avranno cittadinanza artistica a Pompei, e saranno ospiti dei volontari del Gruppo Civitates. 
La sezione cinema, a cura di Andrea Valentino, vedrà la proiezione di film dedicati alla città e un omaggio a Pier Paolo Pasolini per celebrare il centenario della sua nascita (che cadrà nel 2022) a cura di Andrea D’Ambrosio, regista di Biùtiful Cauntri , pietra miliare nella cinematografia legata alla questione rifiuti.
Tra gli ospiti di spicco ci sarà Cristina Donadio, la Scianel di Gomorra. Ci saranno inoltre Workshop gratuiti dedicati ai ragazzi delle scuole della città, direttamente coinvolte nel festival.
Per quanto riguarda la sezione musica, la direzione è affidata ad Alfonso Todisco, classe 1994 e una lunga carriera con conferme sia in Italia che all’estero. A Pompei ha fondato, con Francesco D’Aprea, l’Accademia Artemius e la Artemius Ensemble. Inoltre è direttore artistico di una casa discografica. Durante il festival la sezione musica sarà interamente in strada, con concerti gratuiti ed eventi aperti a tutti.
20 concerti con artisti italiani e stranieri e un esecuzione dell’Orchestra Scarlatti Junior, con 150 musicisti. Tra gli ospiti Roy Paci, Antonio Onorato, i Foja. 
Il programma completo è disponibile sul sito ufficiale  dell’evento.  Di grande importanza la collaborazione con Plastic Free, che nei giorni del festival bonificherà alcune zone della città. Il materiale di recupero, assieme a quello procurato dalla raccolta domestica attuata dai giovani delle scuole, diventerà parte integrante di alcune installazioni.
 Il festival vuole portare Pompei in una nuova dimensione. La città degli scavi, conosciuta per uno dei siti archeologici più visitati al mondo, è beneficiaria e vittima della sua fama parziale. L’arte può cucire la cesura tra antico e contemporaneo, tra cittadinanza e arte, riportando la provincia al centro di un  nuovo rinascimento culturale.
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