

La parola alla creatività. Da oggi 17 giugno fino al 19, a Napoli ci sarà spazio per Dialoghi d’arte contemporanea nella chiesa di Sant’Antonello a Port’Alba nel cuore storico e culturale di Napoli. A parlarne, saranno i protagonisti e le protagoniste: artiste/i, intellettuali, studiose/i, critiche/i d’arte.

In una città dove c’è stata molta confusione sulla strategia giusta da adottare per lanciare nel mondo il talento (visivo e artistico) emergente e quello già affermato, è importante che a dire la loro siano proprio le persone che con il loro immaginario creano bellezza, riflessioni e emozioni.
La confusione, negli ultimi 25 anni circa, è stata prima generata dalla miope sollecitudine di mettere in mostra in piazza del Plebiscito opere di nomi acclamati nel mercato internazionale dell’arte, escludendo quelli (napoletani e campani) fuori del circuito commerciale, producendo un’offensiva emarginazione.
Poi le barriere sono state abbattute da un’apertura totale dove però è mancato un attento progetto di valorizzazione e selezione, infine si è materializzata la figura di un consigliere per l’arte contemporanea del Comune di Napoli cui sono state affidate scelte e iniziative.
Adesso finalmente l’anima di Napoli scende in campo con volti e voci differenti. Nella pagina in cui è pubblicata questa nota, viene inserito il programma dettagliato accompagnato dalla seguente riflessione strutturata intorno a una recente esposizione promossa a maggio in Germania in una città al confine con l’Austria, Passau.
Tra gli artisti che hanno presentato i loro lavori, il partenopeo Giuseppe Lucio Labriola che si propone sulla scena artistica da tempo come Lucio DDT art, utilizzando la sigla del potente insetticida, indicando il doppio binario sui cui agisce: quelle delle scene apocalittiche che dipinge e costruisce in sculture raffiguranti mostruosi reperti dell’umanità e quello del messaggio disturbante, velenoso che trasmette.
A questa arte tossica (giftige Kunst) una rivista tedesca ha dedicato una pagina intera (foto) spiegando l’effetto dirompente che hanno dipinti e installazioni di Labriola sul pubblico. Possibile mai che questa potente denuncia (attraverso pittura e assemblaggio di materiali diversi) contro il disastro ambientale che produrrà un futuro fosco in Italia non sia deflagrata sulle colonne dei cosiddetti migliori giornali nazionali?
Un interrogativo sospeso che lascia però un dubbio forte dubbio sulla capacità di comunicazione nel nostro Belpaese, diretta da appartenenza e schieramenti. Che rendono l’atmosfera culturale davvero tossica. Tanto per restare ancorati al tema.







