Torna in veste invernale la rassegna de “I corti della formica” alla sua sedicesima edizione (2-5 dicembre), che mette in scena corti teatrali da una brillante idea di Gianmarco Cesario. La quindicesima è stata proposta proprio quest’estate dopo i vari rimandi a causa del Covid ed è bello ritrovarsi tra le poltrone del Teatro Cortese ai Colli Aminei (foto) che ospita l’iniziativa, per tenere fede alla promessa di un prosieguo degli intenti.
Già sappiamo che in ambito teatrale è tutt’altro che semplice portare avanti un progetto e infatti, non senza un velo di amarezza, è lo stesso Gianmarco a sottolineare le difficoltà al di là del momento storico. Se ora il tutto è reso ancora più complesso dalla pandemia, prima non era tanto più facile non avendo mai avuto alcun supporto e mandando avanti da solo la direzione artistica.
L’unica eccezione è stata rappresentata dal lungimirante e indimenticato maestro Gerardo D’Andrea, scomparso recentemente, che fece rientrare la rassegna anche nell’ambito del suo Positano Teatro Festival, dedicandogli espressamente una serata e presiedendo più volte come presidente della giuria.

Le messe in scena presuppongono studio e ricerca da parte di registi, autori, attori, costumisti e scenografi e le proposte di questa edizione mettono in risalto tutto questo nonché il presupposto di proporre qualcosa di inedito e originale.
Ogni sera verranno proposti 4 corti teatrali, visionati dal pubblico e dalla giuria e con un sistema di votazioni, che prevede anche il coinvolgimento di piattaforme web oltre al voto di persona, si decreterà il vincitore. Per quest’anno non è stato previsto un tema da seguire per cui ci ritroveremo dai monologhi contro la violenza sulle donne alle ispirazioni “liberamente tratte da”, dai viaggi onirici alle storie realmente accadute.
La bellezza sta nei volti e nei sorrisi dei protagonisti che raccontano come si sono approcciati a questa sfida, come sono nate nuove collaborazioni e quanta voglia c’è di tornare in scena. L’ adrenalina c’è tutta e anche il pubblico sta di nuovo gustandosi i momenti in sala, da quelli che precedono l’apertura del sipario, con il vociare d’attesa e il sistemarsi i cappotti alla meglio tra le sedute, fino al calare del buio e del silenzio per l’inizio o al tornare delle luci per gli applausi finali e il vociare che riprende dopo, per alzarsi e tornare a casa tra commenti e critiche.


Il teatro è una macchina ricca di ingranaggi e ne basta uno mal funzionante a decidere il destino di tutto il resto. L’ investimento nella cultura che crea aggregazione e spirito critico resta ancora qualcosa legato o relegato al concetto di iniziativa solitaria di qualche indole coraggiosa o a quel famoso “divertimento” che non è essenziale allo spirito e che non è un “vero” lavoro? Purtroppo si. La storia del teatro è costellata di ostacoli non solo per le realtà indipendenti ma anche per quelle consolidate, già solo a voler ricordare un Edoardo De Filippo che a suo tempo trovò grosse difficoltà per tenere in vita il suo tanto amato Teatro San Ferdinando.
Diciamoci la verità, non supportare le arti è un vero torto e un danno palese e clamoroso al nostro Paese e a cui le proteste purtroppo sono servite a poco.
Ciò detto ci auguriamo davvero che i Corti della Formica trovino una strada meno in salita per la prossima edizione perché sono un fiore all’occhiello unico per tutto il Sud Italia e necessitiamo di chi si ostina a calcare i palcoscenici “solo” per l’urgente bisogno di condividere e comunicare che è proprio di questo fuoco d’arte.
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