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Un libro adrenalinico, pieno di azione, nulla va come ti aspetti. “Try again, L’arte della sopravvivenza” di Giano Vander e Vittoria Iorio, edizione GDS, 2019, pp.153, euro 13,20.
Giano Vander, nato a Cercola nel 1978. Docente di Scienze motorie, attore, scrittore e videomaker. Vittoria Iorio, nata a Catania nel 1974. Psicologa, psicoterapeuta e scrittrice.
Ho sempre voluto solo la mia libertà. Dopo i soldi, ovviamente. Un giorno, quando avrò messo da parte abbastanza, forse la finirò con questa vita. Ma quel giorno non è oggi” .
Fort Lauderdale, Florida. Gorgo Owen non è la classica eroina dei romanzi: è un ex agente della DEA (Drug Enforcement Administration) congedata con disonore, trascorre una vita dissoluta, fatta di corse automobilistiche, droghe, alcol e sesso, una vita sempre sul filo del rasoio, a braccetto con la morte.
Quando il fratello maggiore Alex, con cui i rapporti sono incrinati da tempo, si rivolge a lei per affidarle una missione impossibile, Gorgo chiede aiuto ai suoi ex amici e colleghi. In primis a Nidal, genio dell’informatica e hacker esperto, nonché suo amante. Il lavoro viene pianificato nei minimi dettagli, ma qualcosa va storto. E le conseguenze saranno devastanti.
La narrazione è particolare. Tre diversi punti di vista si alternano nei vari capitoli: una narrazione è in terza persona, due sono in prima persona, una voce narrante è di Gorgo, l’altra di Nidal.
Gorgo è una donna forte, una tipa tosta che vive in un mondo di uomini e che non si lascia sopraffare. Sa sempre cosa fare e come farsi rispettare. Ma sotto questa corazza da dura, nasconde anche profondi sentimenti, che lei non lascia vedere a nessuno, ma che possiamo capire soltanto leggendo questa storia.
Iniziato nel 2017, pubblicato in seguito nel 2019, il libro è un action thriller, con qualche venatura pulp in cui l’azione si mescola all’introspezione, il sangue al fango, la lucidità all’ottundimento. Un progetto che l’autrice Vittoria Iorio già teneva nel cassetto da una decina d’anni. Ne parliamo un po’ con gli autori.
Vittoria, questo libro, era già un tuo progetto che tenevi nel cassetto da una decina d’anni. Come mai poi hai pensato di voler aspettare tutto questo tempo e iniziare a scriverlo solo nel 2017?
«A volte si scrivono trame che si hanno in testa, e una trama è come un seme, ci vuole tempo perché germogli. C’è la fase della semina a cui segue quella di letargo per poi esplodere in primavera. Ho dovuto aspettare la mia primavera e incontrare le persone giuste che mi hanno permesso di farlo crescere».
E tu, Giano?
«Beh, il merito è tutto della mia amica Vittoria. È stata lei a coinvolgermi in questo progetto, che come detto prima, teneva nel cassetto già da un bel po’ di anni. E credo proprio che ne sia valsa la pena aspettare».
Cosa ti ha portato a scrivere questo libro?
Vittoria: «Il desiderio di giocare con le trame dei film action-pulp e creare un personaggio forte femminile in grado di contrastare l’idea che il protagonista è quasi sempre e solo di sesso maschile in questo genere letterario. Insomma, mi piaceva l’idea di una donna forte in grado di salvarsi da sola dopo essersi incasinata la vita da sola»
Giano, a cosa ti sei ispirato per questa storia?
«Mi verrebbe subito da pensare a quei film d’azione di Vin Diesel o Bruce Willis, ma l’intenzione era quella di non sfornare il solito action tutto sparatorie e inseguimenti. La narrazione in prima persona è stata scelta proprio per consentire al lettore di immedesimarsi nei personaggi e percepirne riflessioni, stati d’animo, perversioni».

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E come per ogni libro che si rispetti, anche questo ha un messaggio. Cosa si vuole trasmettere?
«Beh, se lo dicessimo, diventerebbe uno spoiler. E non vogliamo togliere ai lettori il piacere di scoprirlo…».
Un romanzo che sa di assenzio: da mandare giù in un sorso solo, per poi attenderne gli effetti.
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Nelle foto, da Facebook l’immagine della pagina che promuove il libro, la copertina e i due autori

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