Qui sopra, Giuda. In alto, Gatto randagio

La casa del contemporaneo, in Sala Assoli, presenta la stagione 21/22 scegliendo come simbolo una trottola. Storico teatro, espressione di professionalità del palco che schizzano in direzioni diversissime, come la trottola, alla ricerca costante di equilibrio anche  in tempi di incertezza destabilizzante.
Questo per la personalità degli artisti legati alla Casa, le cui differenze si acuiscono in quella foto di gruppo che li vede, nel presentare i singoli spettacoli della nuova stagione, accorpati in una sorta di comune artistica.
Artisti arrivati, a questo teatro dei quartieri, da percorsi diversissimi e che portano complessivamente 6 produzioni per questo nuovo anno. A questi si aggiunge una politica di dialogo con realtà già conosciute, nuovi approcci e nuovi legami fortemente istituzionalizzati. Basti citare RadioAzioni, progetto di ascolto  in collaborazione con PAV curato da Mario Martone, che da gennaio 2022 porterà su Radio Rai 3 opere tratte da Il Terzo Occhio – i teatri alla radio.
Casa abitata da artisti che hanno trovato nelle molteplici forme della contemporaneità la via preferenziale di espressione,  Sala Assoli, propone al suo pubblico un teatro di poesia, alla prova della riapertura.
La trottola, si sa, non trova il suo equilibrio da sola. Occorre che una mano, per quanto malferma, impaziente o magari capace, per quanto esperta o alla prime armi, la muova. 
Così se uno dei maggiori teatri della città dedica la stagione al pubblico, eleggendolo a quintessenza dello spettacolo dal vivo, Sala Assoli ci ricorda che la trottola inizia a girare dal palco, da chi gioca di concerto per ogni singolo spettacolo, permettendo la circolarità di quell’esperienza di respiro condiviso tanto caro a Ionesco. 
Il perno del teatro è il palco e il suo pubblico, la sua comunità, in una regola del cento per cento che non prevede scissioni di sorta. Da qui, la trottola, tenta di trovare gli equilibri. Equilibrio tra nuove poetiche e necessità espressive, equilibrio tra voci contrastanti, interne ed esterne, e modi diversissimi di portare alla platea la complessità del duro lavoro che si distilla nello spotlight del palco. 
Ci si prepara ad accogliere di nuovo il proprio pubblico, quindi, aprendo mercoledì 27 ottobre con  Giuda, spettacolo di danza, prodotta da MK per la rassegna Na-Sa, direzione di Michele Mari. Un’anteprima di coproduzione con il Teatro di Salerno, che precede di pochi giorni il Prologo alla produzione di casa: un Festival dell’Opera Buffa, a cura di Massimiliano Sacchi, dal 1 al 3 novembre, tre giorni dedicati alle origini settecentesche di una sublime forma d’arte, colta nel luogo che ne vide la nascita.
Grande enfasi sulle collaborazioni e sui ritorni di ospiti, divenuti nel tempo, fissi. La delicatezza del poco e del niente con Roberto Latini,  due volte premio Ubu e vincitore del premio le Maschere 2021 con il suo Mangiafoco, riporta nei quartieri i versi di Mariangela Gualtieri, autrice di un poesia estremamente precisa, dai guizzi vividi e permanenti. Immagini sedimentate ma non sedentarie.
Ancora Covidio, di Lino Fiorito, una performance/istallazione che unisce in analogia l’isolamento pandemico con l’esilio forzato del poeta delle Metamorfosi, ma che riflette anche sull’essere e la relazione in società, con l’unione delle parole Covid e Io.
I sei spettacoli di produzione interna, invece, vedono i già citati artisti di casa portare in scena spettacoli diversissimi tra loro per tematiche, forza espressiva, generi.
Si comincia con Dov’è la vittoria, coprodotto con il Teatro di Napoli, secondo il progetto del collettivo Bestand, segue Gli amanti di Verona, storia pre-shakespeariana ispirata ai testi di Matteo Bandello, con Manuela Mandracchia e Fabio Cocifoglia, che avevamo già seguito qualche tempo fa in uno spettacolo su Libero D’Orsi; Migliore, su testo del compianto Mattia Torre, atto comico con Giovanni Ludeno prodotto con Nest-Teatro.
Rosario Sparto presenta La Donna Albero, testo di ricerca sulla scrittura di Camilleri, mentre Tonino Taiuti va in scena con Gatto Randagio. Chiude Museo del popolo estinto ovvero Carnaccia, in cui Enzo Moscato fa una riflessione dolorosa sulla città, che sia Napoli o qualsiasi città nell’universo mondo. Lo spettacolo è già andato in scena allo Campania Teatro Festival 2021. 
La rassegna fuori controllo riporta sul palco Hipàte, spettacolo incentrato sulla figura della filosofa martire Ipazia e diretto da Aniello Mallardo, Dall’altra parte.2+2=? di Emanuele D’Errico e il vincitore del premio Riccione per la drammaturgia Piece Noir, di Enzo Moscato riadattato dal suo allievo Giuseppe Affinato, di ritorno dal suo periodo parigino. 
Spazio per il Dicembre Danza, con la rassegna  Second Hand, diretta da Gabriella Stazio e Körperformer, una produzione Körper a cura di Gennaro Cimmino.
Viene inoltre confermato, per il terzo anno consecutivo, Il Sabato della Fotografia, rassegna arrivata alla sesta edizione e che si svolgerà interamente di sabato mattina, tra novembre e aprile.
Si tratta di un ciclo di incontri dedicati alla cultura visiva e al linguaggio fotografico in particolare. La rassegna porterà nella Casa del  Contemporaneo una serie di fotografi di fama nazionale e internazionale, approcciando diversi generi fotografici.
A tu per tu con i protagonisti, sarà possibile dialogare con fotografi come  Maria Clara Macrì e la sua lettura della fotografia intima, o  Gianni Fiorito, il nome napoletano per quanto riguarda la fotografia di scena cinematografica. La rassegna consta di un totale di 8 incontri e 4 percorsi espositivi. 
Attenzione, infine, anche sul teatro per i giovani, con alcuni spettacoli del Teatro dei piccoli, al momento rigorosamente all’aria aperta, in attesa di strutturare una più corposa programmazione in sala. La Casa del contemporaneo, dopo due anni carichi di collaborazioni fuori dalla sua sede storica, riapre in dialogo franco con il suo pubblico, cementando una relazione che va inspessendo in comunità. Le vie sono altrettante aperture a grandi progetti e a piccoli spettatori, prediligendo un teatro immediato, puro, non votato alla spettacolarizzazione fine a se stessa ma alla ricerca tenace anche tra linguaggi già esplorati.
A questo si aggiungano percorsi di formazione con grandi protagonisti, come il LabOratorio condotto da Enzo Moscato, o momenti di riflessione su tematiche attualissime come la proiezione di Zio Riz, docufilm di Raffaella Mariniello, che esplora il rapporto dell’entroterra campano con il Fiume Volturno.
La trottola del contemporaneo è pronta per girare. E una cosa è certa, quando la trottola gira il suo potere magnetico è totale.
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