Un grande sfida per il futuro di Napoli. Ripartire dal territorio, dialogare con i cittadini, valorizzare le energie di associazioni, consorzi e reti, ramificate nei vari quartieri di Napoli, spendere i fondi europei stanziati per il piano nazionale di ripresa e resilienza (pnrr), in cinque anni, altrimenti saranno persi.
E che Napoli, a dispetto di quel circolo mediatico nazionale da anni impegnato con ostinazione a costruirle il filo spinato intorno insistendo sul suo lato oscuro, intrecciato di malaffare e inciviltà, negandole qualsiasi luce, ci sia invece una forza inesauribile, accompagnata dalla volontà di far emergere Partenope in tutta la sua bellezza, la ricchezza artistica e il talento creativo, è dimostrato dall’attenzione con cui le energie territoriali guardano alle elezioni amministrative di ottobre.
Nella marcia verso il futuro, Piazza Mercato è in prima linea. L’area che un tempo si chiamava Campo del Moricino, dove Carlo d’Angiò portò il mercato, trasferendolo dall’antica piazza San Lorenzo (oggi piazza San Gaetano), nei secoli si è frammentata, disseminata di capolavori artistici, storici e architettonici, dalla Basilica del Carmine, al complesso di Sant’Eligio, passando per la Chiesa di santa Croce. Spesso trascurati dal passaggio dei turisti, perché sconosciuti a molti.
L’orizzonte che commercianti, artigiani, abitanti e realtà associative hanno ben delineato davanti a loro è quello del ritorno del mercato con una fiera permanente di prodotti locali dove il tessile, ma non solo, ha avuto nel tempo orgoglio da protagonista.
Qui fiorivano le concerie, qui si stabilì la corporazione della seta. Non lontano dal Borgo orefici, che è fieramente rappresentato da un consorzio operativo in zona con tante iniziative, collegato al gruppo delle antiche botteghe di Piazza Mercato.
Ed è stato proprio il presidente di quest’ultimo, Claudio Pellone, affiancato dall’artefice della nascita della scuola orafa La Bulla in via Duca di San Donato 73, Roberto De Laurentiis, a organizzare i confronti con i candidati di questa competizione comunale.
Con il magistrato in aspettativa, Catello Maresca, l’avvocato Antonino Magliulo (detto Ninni, aspirante consigliere nella lista di Forza Italia) da cui è partito il dibattito sulla fiera permanente da creare nell”esedra disegnata dall’architetto Francesco Sicuro nel 1781 e sul recupero degli antichi mestieri. Per ridare funzione, con l’attività delle nuove generazioni di artigiani, ai locali commerciali ormai vuoti del quartiere. Segno di un declino inarrestabile, dopo la costruzione, negli anni ottanta, del Centro all’ingrosso di Nola (Cis) dove sono confluiti tanti esercizi commerciali dell’area.

Alessandra Clemente


«Non so se sarò un buon sindaco, ma sono sicuro che farò tutto quello che è nelle mie competenze per restituire vivibilità a Napoli». Che significa non solo stabilire le regole (della legalità) ma anche farle rispettare, afferma Maresca.
Sul tavolo della sicurezza coordinato con Questura e Prefettura insiste Antonio Bassolino, già primo cittadino e presidente della Regione e Campania, che, arrivato nell’hotel boutique Fly con terrazza mozzafiato su una piazza desolatamente vuota ma straordinariamente bella, accoglie l’ invito dei dei suoi interlocutori a monitorare i fondi europei per realizzare quelle progettualità da anni presenti sul territorio.
Obiettivo: collegare piazza Mercato al porto, inserendola finalmente in un circuito turistico dal forte profilo storico e artistico, rifuggendo da quel modello di friggitoria all’aperto che sono deivenuti i decumani, tra Spaccanapoli e Piazza Bellini. Promuovendo, infine, le arti visive e i grandi eventi.

Antonio Bassolino


Il mare. una volta, nel quartiere era visibile. Poi le trasformazioni edilizie (con mostri di cemento come Palazzo Ottieri) ne hanno cancellato definitivamente la vista. Ma resta l’impronta e il fil rouge di un fermento che proviene dall’area portuale. Lo stesso che in passato poneva Napoli (e Piazza Mercato) al centro di scambi internazionali, come arteria economica strategica.
«C’è fame di Napoli nel mondo», sottolinea l’ex rettore e ministro Gaetano Manfredi, salutando la cittadinanza e la rete territoriale Mercato all’appuntamento che si è svolto, invece, nell’antico complesso di Sant’Eligio, ospiti delle suore angeliche di San Paolo, angeli custodi della formazione per i bambini del luogo.
Per ridare fiato alla città e alla sua tradizione culturale fortemente radicata nell’immaginario mondiale, occorre partire dal patrimonio architettonico di cui dispone: uno scrigno di storia come Sant’Eligio (antico educandato), commenta Gianfranco Wurzburger, in corsa per il Comune e responsabile di Assogioca (Associazione gioventù cattolica) può diventare fucina operativa nell’avvenire per i giovani.

Catello Maresca

Sono tanti anche i volontari che non vedono l’ora di lavorare con il prossimo sindaco per una città dove il diritto al lavoro e allo studio non sia più una chimera. Tanti sono i loro progetti, sottolinea l’assistente sociale Antonio Del Prete, motore dell’aps Amici di Peter Pan: la giunta che verrà potrà dare loro corpo e successo.
A Napoli 2030 volge lo sguardo Alessandra Clemente, poco più che trentenne e con alle spalle un’esperienza quasi decennale da assessora, unica donna che punta ad amministrare la metropoli dai mille contrasti, in quest’agone politico.

Gaetano Manfredi


Giovani quanto lei, Paola del Giudice e Vincenzo Caruso, si mettono in gioco per sostenerne l’elezione. puntando soprattutto sui trasporti efficienti, da standard europei, e asili nido. Di cui il quartiere Mercato ha davvero bisogno per conquistare i ritmi di una vita normale.
Ma prima di avviare tutto questo, è necessario congegnare una struttura amministrativa solida, la grande assente dell’era de Magistris.

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In copertina, l’esedra di Piazza Mercato vista dalla terrazza del Fly boutique hotel dove si sono svolti tre degli incontri con i candidati. Solo quello con Manfredi ha avuto luogo nel complesso di San’Eligio, ospitato dalle suore angeliche di San Paolo


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