La mascella indurita dall’odio. Lo sguardo incattivito dal trucco pesante. Il  passo affaticato dal lavoro e sorretto da un bastone. Tina Femiano fa la differenza nella rappresentazione, all’interno di un teatro di sperimentazione come Avanposto Numero Zero fondato da Egidio Carbone Lucifero in via Sedile di Porto 55, a pochi passi dalla strada universitaria, via Mezzocannone, dove si estende l’antica Federico II con il suo sapere.
Underground, sotterraneo. Nel vero senso della parola. Per prendere il posto da spettatori occorre stare attenti anche al gradino che prepara alla scena, dove Tina è già lì seduta, pronta per offrire emozioni forti al pubblico.
E’ lei l’anima dello spettacolo “La bufaliera”, il testo scritto (interpretato e diretto) da Carbone stesso, in una prima versione sul palco teatro San Carlo nel 2010 e proposto nel  weenked scorso proprio all’Avanposto creativo.
La bufaliera, in realtà, non è mai stata:  sono le  bufale che le danno vita. E i prodotti che da loro provengono. E quell’economia che sostiene la famiglia, dove il punto forte è lei, la mamma, Tina, anima dell’azienda, testa dell’intrigo, motore dell’azione teatrale.
Lui, Egidio, è un figlio sottomesso, debole, ubbidiente, contraddittorio, claudicante nei sentimenti, troppo simile a quel consorte spesso evocato nel monologo materno. In una tragedia antica quanto è antica l’umanità. Conflitto suocera-nuora, triangolo con amante da entrambe le parti (marito e moglie), figlia spinta a calunniare la madre per ottenerne la custodia. Il cuore di tutti è nero e diffonde la sua ombra sinistra nel paese, in una società pettegola, bigotta e ipocrita.


Tina la bufaliera impartisce ordini, costruisce la strategia, insegna disprezzo e rancore persino  alla nipotina. Le gabbie che imprigionano tra impalcature di legno di volta in volta gli attori diventano metafora delle barriere che  ciascuno di noi coltiva. Dove rinchiudiamo la nostra inconfessabile cattiveria che  ci tiene in pugno, giustificata da una indulgente coscienza. E scenario invisibile di questa danza della morte è una politica assurda evocata dalle parole della protagonista, nostalgica del potere forte che fu.
Nessuno si ferma nella corsa verso le tenebre. Ma il vuoto cattura l’eco del sottofondo musicale. Il suono carezzevole della ninna nanna cantata da  Eugenio Bennato  … e nonna nonna nonna nunnarella ‘O lupo s’ha magnata’a pecurella!…
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Nelle foto, alcuni momenti dello spettacolo. C
on Tina Femiano e Egidio Carbone, in scena Amelia Longobardi, Claudia Coraggio, Federica Castellano, Emilio Massa, Francesco Luongo, Fortuna De Crescenzo. Assistente alla regia Giusy Farella, disegno luci di Rosario Esposito.