Grande emozione e grande successo per il frontman della band La Maschera, Roberto Colella. Nel weekend appena trascorso, in concerto nella meravigliosa cornice poetica del Trianon Viviani di Napoli (in foto) in prima assoluta, il teatro che affonda le radici nel cuore della città, diretto artisticamente da Marisa Laurito.
Colella ha portato i suoi brani in veste sinfonica. A condividere il palco con lui l’Orchestra Athena, ensemble partenopeo tutta al femminile, nato da un’idea della direttrice Federica Di Vaio e del primo violino Emiliana Cannavale. 
La voce straordinaria di Roberto Colella & la maestosità dell’Orchestra Athena ci hanno regalato vibrazioni indescrivibili all’anima. L’Orchestra è composta interamente da giovani donne talentuose che sono riuscite a trasmetterci sensazioni immense.

Roberto Colella & Orchestra Athena

“Ah… m’arricord ‘e te guardann ‘o mare e si saglie ‘o cafè
pozz sentì l’addore, pozz sentì l’amare ‘e sta città”:
È così che apre il concerto Roberto Colella, con questi bellissimi versi tratti dal brano Amarcord, dal suo ultimo disco “Sotto chi tene core” (con La Maschera). Un susseguirsi di brani, dai vecchi ai nuovi, tutti tratti dai tre album ‘O vicolo ‘e l’allerìa (2014), ParcoSofia (2017) e Sotto chi tene core (2022).
Mirella è Felice: composta a quattro mani con il conterraneo cantautore Tommaso Primo, narra la storia di Felice Pignataro e Mirella La Magna, un incontro tra sentimenti e impegno sociale da cui nasce il Gridas (Gruppo di Risveglio Dal Sonno), la Controscuola, il Carnevale di Scampia.
Seguono tante altre canzoni come Sotto chi tene core, un invito ad avere cuore, ma come molte volte ci ha detto Roberto, non soltanto cuore in quanto organo vitale, ma inteso come coraggio. Bisogna non avere paura di vivere in modo autentico: “Sotto chi tene core/e se vò spurcà ‘e mane/pe’ cercà d’essere felice/pe’ scennere d’ ‘a croce”.
Uno sguardo artistico a Thomas Sankara, ex presidente del Burkina Faso a cui è dedicata “Conosci Thomas?”, malinconica ballata su un eroe caduto e assai poco ricordato. Mentre per l’iconica La confessione si crea un’atmosfera più intimista. Un brano che narra l’ipocrisia molte volte nascosta proprio da chi si batte il petto in segno di pentimento per poi tornare sui suoi passi l’istante seguente.
E via così con N’ata musica e ‘O Marenaro: due ballad che richiamano cantautori come Eugenio Bennato e Pino Daniele senza tralasciare la forza del rock dei 24 Grana; e poi ancora Te vengo a cercà: un brano nato dall’incontro col musicista senegalese Laye Ba. Un grido di gioia generato da un abbraccio, così come ha puntualizzato Colella in una precedente intervista sul nostro portale. I versi “Chest’è Napule e nun è Africa” raccontano che ognuno è il Sud di qualcun altro.
Non poteva mancare il tributo al grande Pino Daniele con Lazzari felici. La canzone è considerata uno dei più grandi capolavori di Pino. Nel brano l’autore descrive la difficile vita del popolo nella Napoli del secondo dopoguerra. Per farlo si ispira probabilmente anche al ricordo del padre che per anni lavorò al porto, riportando alla memoria l’immagine dei lazzari, termine probabilmente di origine spagnola con il quale, a partire dal XVII secolo, venivano identificati i giovani dei ceti più poveri.
Il viaggio poetico prosegue con l’omaggio a I’ te vurria vasà pubblicata nel 1900, conosciuta a livello mondiale, considerata una delle pietre miliari della canzone napoletana.
E parlando d’amore, non poteva mancare A cosa justa. Spesso ci sentiamo forti, spavaldi, immuni al dolore, ma al contempo sappiamo che vale sempre la pena amare. Alla fine del concerto, un’ovazione: così il pubblico ringrazia Roberto Colella e l’Orchestra Athena per questo magnifico spettacolo.
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Roberto Colella & Orchestra Athena
(in abito rosso la direttrice d’orchestra Federica Di Vaio)

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