Immaginate l’Italia dagli anni ’30 agli anni’ 70. La connessa rivoluzione industriale, il boom economico e le ruspe che distruggono le campagne per far posto a nuovi stabilimenti. L’utopia del progresso, la convinzione che l’industria e la tecnologia avrebbero garantito un mondo migliore sono i temi principali de “La zuppa del demonio” (in foto un frame), tra i titoli più applauditi e amati alla 71 Mostra del Cinema di Venezia.
Il film, del regista Davide Ferrario, prodotto da Rossofuoco con Rai Cinema e distribuito da Microcinema, sar  proiettato stasera (gioved 11 settembre) alle ore 20.30 al multicinema Modernissimo (via cisterna dell’olio 49/59) in anteprima assoluta, proposto dalla nuova programmazione di Venezia a Napoli – il cinema esteso, rassegna cinematografica legata alla mostra internazionale “Biennale di Venezia”.
Oggi è molto semplice dare un giudizio negativo di molte scelte che vennero fatte allora, come ad esempio la costruzione dell’Ilva di Taranto, «ma per lungo tempo l’idea che la tecnica, il progresso, l’industrializzazione avrebbero reso il mondo migliore ha accompagnato la generazione nata durante il miracolo economico italiano » spiega Davide Ferrario, che offre con le sue immagini uno spaccato della realt  italiana del secolo scorso. “Un film creato per capire come siamo arrivati fin qui”, aggiunge l’autore.
Le immagini contenute nel lungometraggio provengono per lo più dall’Archivio Nazionale del Cinema d’Impresa di Ivrea e sono accompagnate da eloquenti parole tratte da testi e citazioni di una variet  di autori, tra i quali Marinetti, Gadda, Buzzati, Parisi, Giorgio Bocca, Bianciardi, Calvino, Levi, Pasolini, Volponi. Un appuntamento imperdibile, soprattutto per chi non ha assistito di persona alla profonda trasformazione italiana e che la conosce solamente attraverso i racconti, spesso nebulosi, di nonni e genitori.

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