Estranei nella loro casa. Indifesi nell’ambiente in cui hanno vissuto per anni. I volti di famiglia diventano anonimi, sconosciuti, insidiosi . La mente viaggia lontana, nei corridoi della malattia che li conduce in una spirale di nebbia. Sono le persone colpite da Alzheimer, che prende il nome dal neurologo tedesco Alois Alzheimer, il primo nel 1907 a descriverne sintomi e aspetti neuropatologici.la manifestazione più diffusa di demenza che riguarda il 5 per cento di chi ha più di 60 anni e in Italia si parla di circa cinquecentomila ammalati.
Come possono i familiari accompagnarli nel doloroso percorso quotidiano? Alla domanda risponde il corso di formazione proposto da Amnesia (Associazione malattie neurodegenerative e sindrome Alzheimer) e realizzato dalla cooperativa sociale “Il Tulipano” in collaborazione con Autism Aid, fondazione Il Girasole e fondazione S.M. del Pozzo.
“Imparare ad assistere un malato” è un corso gratuito di 120 ore che si svolger  da ottobre 2013 a gennaio 2014 nella parrocchia Santa Maria di Costantinopoli (Cappella Cangiani) in via Semmola Napoli. Un’occasione per ricevere informazioni, notizie, suggerimenti, supporti nell’organizzazione di una giornata. Cinque, le sessioni tematiche “Conoscere la malattia”, “Come adattare l’ambiente”; “Il ruolo della famiglia”; “Il sistema dei servizi territoriali” e “Aspetti assistenziali e giuridici”.
Sar  presentato domani pomeriggio alle 16, nell’antisala dei Baroni al Maschio Angioino. Intervengono; Michele Schiano Di Visconti, Franco Rengo, Luisa Bartorelli; Aldo Biolcati; Patrizia Bruno; Vincenzo Canonico; Andrea Capasso, Rabih Chattat, Andrea Fabbo, Laura Guidi, Annalisa Longo, Caterina Musella, Raffaella Salvi. Partecipa, Umberto Senin, presidente onorario Alzheimer Uniti.
Un’opportunit  unica per i caregiver familari che potranno affrontare meglio l’emergenza di tutti i giorni. Proprio a pochi giorni dalla notizia diffusa dai ricercatori della Washington University School of Medicine di St. Louis attraverso biomarcatori gi  identificati sarebbe possibile individuare l’Alzheimer prima che si manifesti. E prevenire l’irruzione del “male oscuro”.

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In foto, il neurologo tedesco Alois Alzheimer