Un artista adotta una classe. l’idea alla base del progetto “I rioni dell’arte”, che l’associazione Aporema onlus sta realizzando attraverso le istituzioni scolastiche pubbliche in alcuni quartieri napoletani. L’iniziativa intende perseguire il dialogo tra il contesto urbano, la scuola pubblica, le giovani generazioni e gli artisti sensibili al rapporto con il territorio. I protagonisti sono gli alunni delle scuole coinvolte, impegnati in un percorso di progetto creativo finalizzato a facilitare una nuova sensibilit  nei confronti del tessuto sociale e culturale che li circonda.
“I rioni dell’arte” prevede che i ragazzi siano avviati allo studio dei linguaggi di comunicazione con laboratori di ricerca condotti da esperti di Aporema onlus e da un artista coinvolto nel progetto, per realizzare un lavoro che sar  ospitato e valorizzato nel territorio circostante.
un’occasione di incontro e dibattito per gli studenti e le loro famiglie, oltre che per le associazioni, i comitati civici e i cittadini del quartiere.
Le opere nate dal lavoro congiunto di artisti e alunni diventeranno lo strumento per sviluppare azioni di tutela e crescita culturale, per diffondere un segnale positivo e avviare azioni di ricostruzioni dello spazio pubblico che negli ultimi anni è stato spesso progressivamente abbandonato.
Il progetto coinvolge per il 2009 tre municipalit  (San Pietro a Patierno, Stella San Carlo e il Casale), tre istituti scolastici (l’istituto comprensivo “Della Valle”, le scuole medie statali “Santa Maria di Costantinopoli” e “Guarino”), quindici classi, quindici artisti, dodici esperti, oltre cento insegnanti, oltre trecento alunni e i loro genitori, l’associazionismo esistente sul territorio.
lunga la lista delle adesioni gli artisti visivi Betty Bee, Antonio Biasucci, BiancoValente, Perino e Vele, Patrizio Esposito, Raffaela Mariniello, Peppe Perone, Ernesto Tatafiore, Oreste Zevola e Marisa Albanese; gli scrittori Franco Arminio, Maurizio Braucci e Silvio Perrella; i musicisti Maria Pia De Vito e Gennaro T, percussionista degli almamegretta.
“I rioni dell’arte” è stato reso possibile grazie al contributo della Fondazione Banco Napoli per l’assistenza all’infanzia e al sostegno della Fondazione Donna Regina- Museo Madre di Napoli.

Appuntamenti settimanali

“Abbiamo incominciato con tre, quattro appuntamenti settimanali alla fine del mese di gennaio e proseguiremo il lavoro fino alla fine dell’anno scolastico. In quel periodo, nel mese di giugno, è prevista una manifestazione al museo Madre con la presentazione conclusiva dei lavori realizzati dai ragazzi”. Nunzia Rosati i insegna alla scuola media “Santa Maria di Costantinopoli”, nel centro di Napoli, e ci racconta la sua esperienza nel progetto “I rioni dell’arte”.
Professoressa, quante sono le classi della sua scuola impegnate nel progetto e quali artisti vi hanno “adottato”?
“Le classi coinvolte sono sei cinque del primo anno e una del secondo. Tra gli artisti che hanno adottato una nostra classe vi sono Maria Pia De Vito, Ernesto Tatafiore, Raffaela Mariniello e Silvio Perrella”.
I ragazzi come hanno accolto l’iniziativa?
“Sono molto contenti, direi anche entusiasti per questa esperienza. Per molti di loro è un primo approccio con il mondo dell’arte contemporanea, finora abbastanza sconosciuto. una forma di espressione artistica molto lontana dal loro modo di vedere le opere d’arte è stato emozionante osservare le loro reazioni quando sono entrati per la prima volta al museo Madre o quando hanno incontrato gli artisti”.
Come si organizza il lavoro dei ragazzi nei laboratori della scuola?
“Hanno iniziato a rapportarsi con l’opera d’arte, grazie all’aiuto degli esperti di Aporema. Gli alunni lavorano con i tutor dell’associazione alla preparazione delle idee da sviluppare, successivamente incontrano gli artisti e con loro si confrontano per decidere in che modo completare il progetto. tutto in divenire”.
I “rioni dell’arte” intende rilanciare il ruolo della scuola pubblica sul territorio…
“S, non solo il ruolo della scuola ma soprattutto delle giovani generazioni. Il modo di intendere la loro partecipazione alla vita della citt , la possibilit  di acquisire una maggiore consapevolezza di ciò che li circonda. Sono i cittadini di domani, dalla loro formazione dipende anche il futuro di Napoli”.
anche un’iniziativa per combattere la dispersione e l’evasione scolastica…
“Siamo impegnati su questo fronte, che rappresenta una delle problematiche maggiori nella nostra citt . La scuola e le istituzioni devono attivarsi quotidianamente per contrastare un fenomeno cos pericoloso, anche l’arte può aiutarci a combatterlo”.
E le famiglie degli alunni?
“Le famiglie sono molto coinvolte, parecchi genitori stanno partecipando con interesse. Molti di loro non avevano mai oltrepassato la soglia del museo Madre; è un progetto nato per i figli, ma in fondo utile anche per i genitori”.

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L’associazione Aporema onlus dal 2001, con il progetto “Artoteca”, invita gli artisti contemporanei a lavorare in sinergia con gli studenti delle scuole pubbliche napoletane.
Antonio Manzoni è uno dei responsabili dell’associazione e ci spiega l’idea che ha ispirato “I rioni dell’arte”.
“Uno degli obiettivi del progetto è la costruzione di un museo di opere ibride realizzate da artisti e ragazzi, custodite all’interno delle scuole situate in diverse zone di Napoli. L’anno scorso Antonio Biasucci partecipò all’iniziativa e fu talmente impressionato dall’idea che, nel corso della manifestazione finale al Palazzo delle Arti, lanciò una provocazione poi riproposta in una lettera pubblica l’invito agli artisti napoletani ad adottare una classe per realizzare qualcosa insieme. La risposta da parte degli altri artisti è stata molto forte e importante”.
Perch il riferimento ai rioni?
“La scuola intesa come catalizzatrice del territorio circostante e quindi luogo centrale nello sviluppo delle potenzialit  del rione. Dalla scuola si parte per coinvolgere il tessuto urbano che lo circonda, le realt  associative, le famiglie”.
Come sono state scelte le scuole coinvolte?
“Nel caso dell’ Istituto comprensivo “Della Valle” si tratta dell’unica scuola del Casale di Posillipo, quindi non vi erano alternative. In altri casi preferiamo scuole con cui non avevamo ancora collaborato, come la scuola media “Santa Maria di Costantinopoli” che è anche una realt  scolastica stimolante, nel centro della citt , a due passi dall’Accademia e da piazza Bellini”.
Le tre scuole attualmente impegnate nel progetto sono anche situate in zone diverse della citt …
“La nostra scelta privilegia sempre un’attivit  che si sviluppi in punti diversi del territorio di Napoli e che ci permetta di abbracciare la citt  seguendo la direttrice ovest- centro- est. Ci consente anche di immergerci nella complessit  napoletana, nelle sue varie anime”.“I rioni dell’arte” ha una valenza pluriennale. Qual è il ruolo dei finanziatori del progetto?
“Finora abbiamo ricevuto un contributo importante dalla Fondazione Banco Napoli per l’assistenza all’infanzia e siamo sostenuti anche dalla Fondazione Donna Regina- Museo Madre di Napoli. Il futuro dipender  dai sostenitori e partner che vorranno aiutarci, ci auguriamo possano esserci nuovi finanziamenti per permetterci di proseguire il cammino intrapreso”.
Lei ha fatto riferimento alla partecipazione convinta degli artisti napoletani…
“Durante la presentazione dell’evento, che si è tenuta al museo Madre, per la prima volta abbiamo visto riuniti quindici artisti in un’occasione diversa da concerti, manifestazioni artistiche e mostre di arte o fiere del libro. Non è facile che tutto ciò si verifichi, anzi è particolarmente difficile mettere insieme un gruppo cos nutrito di artisti e personalit  diverse per un progetto comune. Nel corso della manifestazione, Maria Pia De Vito ha cantato alcuni pezzi del suo repertorio e l’emozione è stata grande”.
L’idea che ogni artista adotti una classe è suggestiva, piena di significati…
“Noi di Aporema prepariamo i ragazzi all’incontro con gli artisti, di cui non hanno mai sentito parlare. Loro scoprono che queste persone non sono delle divinit , ma individui con i quali relazionarsi per lavorare insieme. Un elemento fondamentale è che noi partiamo dal fare concretamente una cosa e poi passiamo alla concettualizzazione. Gli artisti non vengono sempre in classe, dipende dalla loro disponibilit , magari sono impegnati in una mostra o una tourne”.
Come si arriva poi al lavoro finale?
“C’è l’idea dei ragazzi, che noi operatori cerchiamo sempre di rendere tangibile. Li sollecitiamo alla necessit  di essere concreti, di fare piuttosto che teorizzare. E c’è l’idea dell’artista, che ha una sua visione del progetto e vuole mettere la sua sensibilit  ed esperienza a disposizione dei ragazzi. In corso d’opera si ha la contaminazione fra le due idee, che permette di raggiungere il risultato finale”.

Nelle foto, immagini del progetto che coinvolge le scuole