Mettere in scena un testo di Giuseppe Patroni Griffi non è impresa facile, il suo è un teatro di parole importanti, non casuali ma con un peso specifico, taglienti ed affilate come lame di coltelli, spesso pervase da una forte dose di ironia grottesca e di profonda verit .

Il teatro di Giuseppe Patroni Griffi è il teatro di uno dei più importanti scrittori e drammaturghi del Novecento,
dove l’uso della parola, del linguaggio, dunque, è fondamentale e diventa spesso vettore di grandi inquietudini.
un teatro che sottolinea le contraddizioni e la decadenza della classe borghese ma anche incarna le nevrosi, le morbosit  e le psicosi dell’uomo moderno. Un teatro di ambienti e di personaggi a forti tinte, un teatro di “persone” in senso lato, ci di personaggi cos decisamente umani da riprodurre nella finzione della scena, la vita. Un teatro antesignano e maestro delle trasgressioni della nuova drammaturgia napoletana, un teatro moderno, lucido, spesso spietato.

Patroni Griffi è stato anche un grande regista,
una delle prime peculiarit , tra le tante, delle sue regie, a nostro avviso, è stata la grande intuizione artistica nel dirigere gli attori, nel comprendere attraverso il carattere di ognuno di loro la forza scenica che avrebbero imposto al personaggio affidato scelte sempre importanti, coerenti.

Il Teatro Stabile- Teatro Nazionale di Napoli presenta (in scena fino al 15 novembre) uno dei testi più intimisti di Patroni Griffi,
legato a una tematica di rimpianti, nostalgie ed insieme ripulse afferenti una citt  come Napoli che da sempre è stata il forte punto di riferimento del drammaturgo napoletano, pur avendo egli scelto in giovane et , nel dopoguerra, di trasferirsi a Roma “In memoria di una signora amica” (1963).

La pièce portata al successo la prima volta nel 1963 con la regia teatrale di Francesco Rosi e le interpretazioni di Lilla Brignone e Pupella Maggio (allestita successivamente in Rai con la regia di Mario Ferrero) ,
è in scena al teatro Mercadante con adattamento e regia di Francesco Saponaro, interpreti Mascia Musy (Mariella Bagnoli), Fulvia Carotenuto (Gennara), Imma Villa (Urania e prostituta), Antonella Stefanucci (Margherita e prostituta), Valentina Curatoli (Antonia e prostituta), Edoardo Sorgente (Roberto figlio di Mariella), Eduardo Scarpetta (Alfredo, amico di Roberto e Pascariello), Tonino Taiuti (il maestro, marito di Gennara), Clio Cipolletta (Pupatella, la cameriera e prostituta), Carmine Borrino (Michele, amante di Gennara), Giorgia Coco (Olga, ragazza di Roberto), Giovanni Merano (Un soldato americano), Anna Verde (Ester, moglie di Roberto).

Un testo diviso in quattro atti che attraversa in quattro serate, ambientate tre a Napoli e una a Roma, il dopoguerra terribile
che lasciò il popolo napoletano cos martoriato da doversi affidare all’arte dell’arrangio per sopravvivere. Cos anche la protagonista, le amiche, tutte di estrazione “signorile” e borghese, non sfuggono a questa regola pur mantenendo inalterati i “riti” del prima della guerra come la partita a poker. E cos anche altri personaggi che gravitano intorno alla loro orbita. Ma è anche uno straordinario testo anticipatore dei conflitti generazionali che ci sarebbero stati, in seguito, tra genitori e figli, di quella voglia insopprimibile che portò, appunto nell’immediato dopoguerra, giovani talenti ad andare via da Napoli per tentare strade di vita nuove, diverse. Ancora un testo sull’amarezza della solitudine e un crudo rimpianto per quello che esisteva prima della guerra.
In una parola un testo teatrale dalla grande pregnanza poetica, scritto, a nostro avviso, da Patroni Griffi, con una profonda mano interiore, in qualche modo autobiografica, e con un amaro senso delle cose perdute.

Però un testo dove l’ironia feroce del maestro, fa capolino a ogni piè sospinto, con un linguaggio moderno, realistico che non indulge in compiacimenti, ma restituendo la realt  delle vite vissute.

Di tutto questo la messa in scena di Saponaro, pur nell’ossequio al testo, non riesce sempre a dare conto. vero che il suo adattamento si attesta su ritmi stringati, asciutti, però è sull’idea di regia che non riscontriamo particolari guizzi e l’impostazione di alcuni personaggi risente, a nostro avviso, di un certo bozzettismo di maniera, talvolta un po’caricato, che si allontana dagli intenti del testo.

Bella l’intuizione finale di far sistemare le sedie di scena capovolte a terra da Roberto, figlio di Mariella,
mentre si alzano le luci e lei è ormai prossima alla morte (con il sottofondo dei brani per pianoforte di Schoenberg – Op. 11 – peraltro indicati nel testo). Questo simbolismo lo intendiamo come un decadimento, un crollo di tutte le possibilit , degli ideali forse una fine dell’essenza stessa della vitalit  di Mariella, donna straordinaria, più avanti dei suoi tempi e di grande forza.

Interessanti nella loro semplicit  le scene di Lino Fiorito (che punteggiano “a vista” l’azione scenica), parimenti i costumi da lui ideati, ecceziona            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBeli le luci di Cesare Accetta.
Musiche composte ed eseguite al pianoforte da Mariano Bellopede.
Straordinaria e intensa Mascia Musy nel ruolo di Mariella Bagnoli, l’attrice ci fa assistere, come sempre, a una grande prova di teatro, accanto a lei la non meno brava Fulvia Carotenuto, versatile nel ruolo che in passato è stato di Pupella Maggio.

Ancora Imma Villa, Tonino Taiuti, Antonella Stefanucci, Edoardo Sorgente, Carmine Borrino, Valentina Curatoli, Clio Cipolletta.
Rivelazione del cast scenico ci sembra il giovane Eduardo Scarpetta, bravo, semplice, contenuto.
Infine, rimane il testo di un grandissimo autore, quale Patroni Griffi, che abbraccia con la sua bellezza, il suo linguaggio, col suo straordinario soffio di vita. Applausi finali.

Per saperne di più
www.teatrostabilenapoli.it

Nelle foto di Marco Ghidelli, due scene dello spettacolo