Le disobbedienti/ Isabella d’Este, marchesa di Mantova: donna di pensiero che costruì relazioni diplomatiche e culturali

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Uno degli aspetti che mi incuriosisce quando leggo una biografia romanzata è cogliere l’intensità delle vibrazioni che dalla pagina si sprigionano lasciando intravedere il legame creatosi tra la persona raccontata e chi ne scrive.
È una relazione sottile e personale che non si esaurisce nel momento in cui si arriva alla parola FINE ma, al contrario, cresce e accompagna chi ha dedicato tempo, passione e studio nella ricerca dell’essenza di qualcuno con cui, non potendo scambiare opinioni, costruisce un dialogo a distanza.
Leggere tra le righe, immaginare i pensieri e le emozioni di una donna di carattere come Isabella d’Este (1474-1539)  è quel che ha fatto Sarah Dunant in La marchesa, da poco in libreria per Neri Pozza.
Nelle note l’autrice non ha esitazioni nel ricordare quante volte il suo lavoro sia stato rifiutato ma questo, per nostra fortuna, non l’ha scoraggiata dal riprovarci. Una determinazione che l’accomuna alla donna a cui ha scelto di avvicinarsi infrangendo la membrana del tempo per inoltrarsi nel passato.
La costruzione della trama è originale e spinge all’immedesimazione, ci piace pensare di essere il personaggio al margine, la ricercatrice che predilige pantaloni alla turca dai colori sgargianti seguendo uno stile personale, in questo modo possiamo immaginarci sedute al tavolo di un archivio alle cui spalle la marchesa di Mantova si affaccia per dare uno sguardo ai documenti che la riguardano, commentando e soffiando sui fogli per dar voce alla propria presenza.
Non una figura lontana ma una donna la cui volitività attraversa i secoli. Non bella, tendente alla pinguedine e con tutti i difetti che i matrimoni tra le famiglie regnanti europee e i casati nobiliari portavano in dote, la primogenita di Ercole duca di Ferrara e della principessa Eleonora d’Aragona figlia di Ferdinando I (re di Napoli dal 1458 al 1494) e di Isabella di Chiaromonte, figlia del principe di Taranto e nipote di Maria d’Enghien regina di Napoli, Isabella d’Este era intelligente, acuta, versata nelle sofisticate trame diplomatiche e politiche e amante dell’arte.
Il suo matrimonio fu il risultato di abili negoziati politici che videro lei andare in sposa a Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, e la sorella minore Beatrice a Ludovico Sforza duca di Milano. Dunant, che con maestria riesce a trasmettere le coloriture della sua protagonista, la descrive impegnata in umane passioni come l’invidia provata per la sorella che avrebbe goduto delle ricchezze del ducato di Milano e della sensibilità per l’arte di un marito assai più incline alla bellezza del proprio che invece amava i cavalli, la caccia e la vita da soldato.
I sentimenti, però, che albergano nelle persone dal carattere complesso non si presentano mai da soli e assoluti ma screziati da altre pulsioni, contraddizioni e chiaroscuri, la donna di cui leggiamo è consapevole della pochezza di quel che prova, ne avverte il peso e la vischiosità, soprattutto alla morte della giovane sorella.
Tra le pagine seguiamo gli avvenimenti storici attraverso la lente personale, il rapporto non sempre facile con la madre, l’arrivo a Mantova, il matrimonio, le infedeltà del marito, l’esercizio del governo durante i periodi nei quali Francesco Gonzaga fu impegnato nelle campagne militari, la nascita e le morti dei figli e delle figlie, il rispetto e la stima reciproca con il fido segretario, la passione per l’arte e l’interesse per la creazione dei profumi.
Ed è da quest’ultimo talento che prende l’avvio il romanzo: «Ho sempre pensato di avere un naso molto fine. Già da bambina coglievo il modo in cui profumi e corpi si univano» la passione per gli odori, mi vien da pensare che fosse iperosmica, capace di percepire gli odori amplificati, coglierne le sfumature e i sentori che aleggiano nell’aria quando altri neanche li avvertivano.
Uguale dote la dimostrò nella costruzione di relazioni politiche attraverso le quali svolse una eccellente attività diplomatica in un’epoca, il Rinascimento, nella quale i Ducati e le piccole grandi realtà della penisola vivevano alterne vicende alleandosi ora con l’uno ora con l’altro per difendere i confini. Un tempo nel quale l’incertezza dominava lasciando spazio a manovre di costante riposizionamento nelle alleanze con sovrani, signori locali e pontefici muovendo progenie e parenti come pedine su una scacchiera.
La battaglia di Fornovo (6 luglio 1495) fece di Francesco Gonzaga, a capo delle truppe della lega Italica anche detta Santa, un eroe ma, superato il momento di gloria, il suo astro visse un lento declino fino alla morte per sifilide.
Isabella incontrò i grandi maestri della pittura e della scultura – Mantegna, Leonardo, Raffaello, Perugino e Giulio Romano – acquistò opere con cui dette vita a una collezione privata, viaggiò verso Sud e verso Nord e consapevole delle responsabilità di governo e dei vincoli posti al suo sesso si ritagliò tutti gli spazi di libertà e autonomia possibili.
L’autrice la descrive come non interessata alle relazioni extra coniugali ma a quelle intellettive che costruì con l’arguzia e l’abilità necessarie a giocare su scacchieri diversi, abili e sottili trame che si evincono dalla fitta corrispondenza conservata negli archivi.
Era con la penna che lusingava, ammansiva, negoziava, fustigava e tesseva le relazioni che le consentirono di far di Mantova corte di artisti e città-stato capace di resistere ad attacchi, guerre, alleanze e contro alleanze in un periodo storico nel quale le sorti potevano rovesciarsi assai facilmente. I capolavori di lucida strategia politica, da cui l’autrice prende le mosse per la sua storia, sono da pochi giorni on line.
Isabella d’Este fu donna di pensiero e idee e miglior nome per digitalizzarne la corrispondenza non poteva esserci: progetto IDEA Isabella d’Este Archive. Un progetto che vede insieme il Ministero della Cultura con la Direzione generale Archivi, la University of California Irvine e il CINECA, il più importante consorzio interuniversitario di calcolo in Italia. Alla voce pubblica di Isabella d’Este che riecheggia in migliaia di lettere conservate presso l’Archivio di Stato di Mantova si aggiunge quella intima, personale e originale di Dunant.
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Sarah Dunant
La marchesa
Neri Pozza
Traduzione di Maddalena Togliani
pagine 334
euro 20

L’AUTRICE

Sarah Dunant, dopo una laurea a Cambridge, ha lavorato a lungo per la BBC e scritto tredici romanzi, tradotti in tutto il mondo. È stata docente di storia del Rinascimento in varie università. Tra le sue opere ricordiamo: Le notti al Santa Caterina (Neri Pozza 2013, BEAT 2012), La cortigiana (BEAT 2013), Sangue e onore. I Borgia (Neri Pozza 2013, BEAT 2018), La nascita di Venere (BEAT 2014) e Danzando con la fortuna. I Borgia (Neri Pozza 2017, BEAT 2018).

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