Una donna contro la guerra, una donna per la rivoluzione umana. A cento anni dalla sua morte, anche Napoli ha ricordato Rosa Luxemburg (foto), socialista rivoluzionaria. L’iniziativa è stata organizzata dalla Corrente Umanista Socialista e dall’Associazione La Comune, sabato 2 febbraio, nelle splendide sale di Palazzo Serra di Cassano, messe a disposizione, per l’occasione, dal Presidente dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici Massimiliano Marotta.
Una donna, dunque, che durante gli anni duri del primo Novecento e in quel terribile crocevia della Storia che sono stati gli anni a ridosso della Prima Guerra Mondiale, seppe declinare, all’interno del movimento socialista, la rivoluzione al femminile, come idea diversa di rivoluzione e di socialismo all’interno di un contesto dominato da rivoluzionari maschi, allineati prevalentemente con il pensiero dominante bolscevico.
Rosa Luxemburg fu una donna che seppe interpretare il crocevia della vita e del periodo storico da lei vissuto con originalità, animata da un profondo e irriducibile senso di umanità, seppur ingabbiata nel dogma marxista.
Fedele al socialismo scientifico, seppe essere molto critica nei confronti dei rivoluzionari russi, come Lenin e Trotzky, il cui pensiero risultava egemone nel movimento socialista internazionale. Ebbe la lucidità, nei giorni convulsi della Rivoluzione di Ottobre e della successiva presa del potere da parte dei bolscevichi, di prendere le distanze da questi, criticandone i metodi terroristi e le limitazioni alle libertà da questi imposti al popolo russo.
Mentre l’intero mondo socialista celebrava la vittoria bolscevica come l’affermazione di un popolo emancipatosi dalla tirannia, Rosa Luxemburg, con una critica in tempo reale, seppe individuare il carattere liberticida e violento di quelle forze, pur riconoscendogli il coraggio di aver osato.
Critica che seppe trasformarsi in vera e propria premonizione una volta svelato il carattere tirannico dell’Unione Sovietica e l’inesorabile sorte decadente verso la quale quell’esperimento era orientato fin dall’inizio. Come donna in un mondo dominato dagli uomini, seppe opporsi alla guerra e alla violenza: infatti, per Rosa Luxemburg non c’è un rapporto intrinseco tra rivoluzione e guerra, tra rivoluzione e violenza, inaugurando il pensiero del pacifismo rivoluzionario.
Come donna, seppe esprimere il suo profondo amore per la vita che si manifestava attraverso l’amore profondo per l’arte, la letteratura e per gli animali. Amore per la vita al quale non seppe e non volle mai rinunciare, manifestatosi attraverso l’entusiasmo, la positività e l’ottimismo, donato non solo nei giorni esaltanti della rivolta spartachista, ma soprattutto nei momenti più dolorosi della sua esistenza, durante le lunghe detenzioni.
Una donna, dunque, una maestra rivoluzionaria, capace di tenere testa ai maestri maschi, senza rinunciare mai alla sua femminilità, alla cura di sé e degli altri. Una grande pensatrice, una tecnica del socialismo rivoluzionario, che non rinunciava ad amare e curare le piccole cose e i piccoli piaceri della vita.
«Riscopriamo il valore di Rosa Luxemburg come donna nel suo tempo, dominato dal patriarcato e dal maschilismo-  afferma Claudia Romanini ispiratrice della Corrente Umanista Socialista. Una maestra capace di affermarsi tra maestri maschi, protagonista di grandi lotte e rivoluzioni senza rinunciare alla gentilezza. Il suo rigore teorico, accompagnato dall’amore e cura per le cose della vita, costituiscono un esempio per tutti, insegnandoci ad andare oltre quelli che appaiono dei limiti».
Per Dario Renzi, principale ispiratore della Corrente Umanista Socialista, «Rosa Luxemburg è una straordinaria figura che ci sorprende sempre.  Fu un’immigrata, ebrea polacca, affetta da una forma di zoppia, eppure seppe affermarsi nel gotha del socialismo rivoluzionario tedesco, tra figure straordinarie del pensiero socialista che incarnavano dei maestri veri e propri. Non fu soltanto una donna che cercò di imporsi in quel contesto: si impose effettivamente, mostrando, unica nel contesto, empatia, simpateticità e lealtà nei confronti dei suoi avversari politici. Ciò nonostante, alimentò diffidenze e preoccupazione nei suoi contemporanei e, perciò, fu sempre consapevole del fatto che vivere la sua straordinarietà significava dover fronteggiare la solitudine».
E conclude : «Fu ferma sostenitrice del principio secondo cui la guerra avrebbe fatto arretrare il movimento socialista rivoluzionario, in forte disaccordo con altri che vedevano nella guerra una grande opportunità per il movimento socialista. La Storia, ovviamente, le diede ragione. Assumerla oggi come maestra significa una radicale oppositrice alla guerra, una valorizzatrice della coscienza umana più che dello scientismo storico. Significa apprendere criteri analitici non limitati al mero senso storico, ma prestare attenzione alle grandi linee di tendenza, imparare ad affrontare i drammi e le tragedie della Storia senza subirle».