Tra la vita e la non vita, il bianco e il nero, la ferocia e l’amore, alla fine trionfa il bene, la verità, i sentimenti positivi. Questo si percepisce dal libro di esordio di Imma Benedetti, Il gotha del drago, LFA Publisher, pagg. 262, euro 16,50.
Un fantasy poco distopico poiché, a mio avviso, esplicita valori correnti, ancoraggio alle tradizioni, slancio per la vita.
Un buon inizio quello dell’autrice (foto) che si misura con un linguaggio scorrevole, che ti incolla al libro, che si lascia leggere con fluidità. Una penna che scende nel dettaglio, uno scritto che argomenta per farsi capire. E’ lineare, pretende di essere seguito.
L’inizio propone la parte più vergine della fantasia di cui si nutre il testo, un mondo perverso dove con certe caratteristiche si viene prescelti per salvare il pianeta, ritualmente ogni 25 anni. E nel frattempo vi è una zona grigia dove prevalgono dolore, morte, perdite, scelte obbligate, tutto funzionale a far proseguire il mondo. Ma lasciando segni indelebili di dis-umanità.
Più si va avanti nel racconto e più si scende nel merito delle azioni che si devono compiere, rituali in attesa della prescelta. L’abbinamento tra gesti di normale quotidianità e la spiccata capacità di inventare un mondo inesistente probabilmente rappresentano il punto di equilibrio di questo scritto, che lo rende particolare.
Dentro questa lettura si passa, talvolta repentinamente, da un versante all’altro, senza mai perdere il filo logico del racconto, alla meticolosità di azioni ragionate, quasi sedentarie, si alternano repentini capovolgimenti di fronte ed azioni con incredibile velocità.
Forse proprio questa sorta di doppio binario lo fa passare come un libro distopico, al contrario, leggendolo percepisco un grande amore per la vita, per le relazioni umane, per qualcosa molto vicino alla normalità.
Ma anche se Imma Benedetti, come quasi tutti gli autori emergenti, ci mette molto di sé, ovvero dietro quella fantasia si racconta, si vede lei stessa, la trama irreale prevale, è di gran lunga dominante e non fa sconti agli amanti del genere.
Il finale del libro aumenta di intensità e butta fuori la passione per il mondo. Piuttosto l’autrice vorrebbe far riflettere su un incedere quotidiano diverso, forse è un monito il suo a far osservare con i suoi occhi un mondo meno in rovina, più equo, una vita meno stringente, un presente meno ossessivo.
Chissà se Imma Benedetti pensa di continuare questa trama originale portandola a una dimensione sempre fantastica, ma che lasci sprigionare un tempo vissuto con più valori e sentimenti inclusivi e caratterizzati dall’essere più giusti. Sarebbe interessante provarci.
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