La forma dell’acqua. Infinita, misteriosa, sorprendente. È anche quella della cultura, delle mille cose messe insieme, delle civiltà accatastate le une sulle altre in un mare, il Mediterraneo, come ricordava lo storico francese, Fernand Braudel. Dove il mito abbraccia il presente e si proietta verso una rinascita costruita su innovazione e sviluppo.
E ancora l’acqua è quella che scorre nei tubi e arriva nelle nostre case, scandendo il ritmo quotidiano di una società immersa in un benessere inconsapevole: senza l’acqua, che scarseggia, al contrario, in tanti Paesi da noi considerati lontani, come quelli del continente africano dove la vita diventa per questo meno scorrevole e più problematica, ci sentiamo smarriti: tuttavia, non ci adoperiamo molto per custodirla, come si addice a un bene così prezioso.
Che lo sia, invece, è il principio da cui parte il Centro internazionale studi territorio ambiente e beni culturali (TeAm) con sede napoletana, presieduto da Antonio Tosi e formato da professionisti provenienti dal sistema delle agenzie dell’ambiente, ex Iri, Eni, medici, avvocati, magistrati, docenti universitari e studiosi del settore.

Antonio Tosi al convegno di S. Giovanni a Teduccio


Il centro, infatti, con l’Italy water Forum, nell’area ex Cirio, del quartiere partenopeo di San Giovanni a Teduccio, dove è nato il nuovo campus dell’Università Federico II di Napoli, ha organizzato una giornata dedicata proprio all’acqua, mettendo in evidenza, nel sottotitolo del convegno, la sua importanza: Bene indispensabile nelle strategia per la transizione ambientale. Focus sulla gestione sostenibile delle risorse idriche dell’Appennino meridionale e nelle isole Sardegna e Sicilia. Partendo da una premessa inconfutabile: Italia al centro del Mediterraneo.
Una discussione densa, da prospettive differenti, ricca di spunti, che invitano a riflettere anche chi non è un esperto in materia.
A dare una sferzata al confronto, nella parte finale dedicata alla tavola rotonda, coordinata dal giornalista Rai Igor Staglianò, il professore Adriano Giannola.
Il Belpaese ha cancellato due parole essenziali pure per i finanziamenti in arrivo dall’Europa, ha sottolineato il presidente della Svimez (associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno): «Ci siamo dimenticati di due termini, pianificare e programmare, anche con un atteggiamento ideologico: oggi lo stato deve tornare a pianificare e a programmare. Il pnrr ( piano nazionale di ripresa e resilienza ndr) è un caso emblematico: mancano programmazione e pianificazione; è costruito chiamando e chiedendo progetti. Non è che vengano offerte strategie, ma sono create da quello che arriva, in un’ottica quasi ideologica. Credo che questo sia un gravissimo limite, accentuato dal fatto che, sempre per questa filosofia, abbiamo smantellato (praticamente) la pubblica amministrazione, da Bassanini in poi, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti tecnici. E solo adesso ci accorgiamo che questo serve a livello di Comune, Regione e, soprattutto, servirebbe a livello di governo centrale. Siamo del tutto inadeguati».
Tornando all’acqua, in cui siamo immersi (sopra, sotto e intorno, circondati da distese marine) con la lucidità del suo pensiero di economista, Giannola rimarca la miopia nazionale di non investire sui porti che dovrebbero essere parte fondamentale di questa transizione in cui le connessioni potrebbero diventare protagoniste. E da questo punto di vista la mediterraneità diventa un elemento (economico) centrale di cui rendersi conto anche in Nord Europa, soprattutto in una realtà piombata nella guerra e nell’emergenza energetica procurata dall’attacco russo in Ucraina.
E se Giannola auspica un cambiamento di rotta, per esempio, con il ministero della transizione ecologica che dialoga con quello delle infrastrutture, anche Luigi Nicolais, già ministro della ricerca scientifica e presidente della Fondazione Real sito di Carditello insiste sulla necessità di cambiare mentalità per acquisirne una che raccolga competenze diversificate e saperi positivi, in un’economia circolare.
Tante le voci nell’aula magna del Cesma dove si è svolto l’incontro: tra queste (in collegamento online) quella dell’ex ministro per l’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, alla guida, ora, della Fondazione Univerde e dell’ingegnera Laura d’Aprile (capo dipartimento Mite); (in presenza) del vicepresidente della Regione Campania, Fulvio Bonavitacola, di Stefania Capaldo (Federalberghi terme) e dell’assessore regionale sardo, Gianni Lampis. Molte le linee tracciate per preservare un elemento da cui dipende l’equilibrio e la vita del pianeta terra.
Gestione oculata, uso intelligente, recupero della dispersione, riutilizzo delle acque reflue, formazione di figure tecniche, maggiore collegamento tra enti locali, regionali e governo, progettazione dei tempi e della conoscenza, scommessa sul potenziamento del turismo termale, riscoperta di progetti nel settore idroelettrico realizzati e finiti nella polvere dei cassetti istituzionali… Tra breve potremmo approfondire i temi del convegno leggendone gli atti che saranno pubblicati sul sito del TeAm.
Nel frattempo, oltre alla nascita di un forum permanente per monitorare il futuro (sostenibile) del Mediterraneo, il TeAm pensa a coinvolgere le nuove generazioni, attraverso le scuole, per ridisegnare il territorio. Sollecitandole a elaborare idee su come vorrebbero che fosse la città in cui vivono. Nella speranza che il pnrr si trasformi davvero in occasione di cambiamento e non si riveli solo una vampata destinata a spegnersi rapidamente.
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