Nel prossimo mese di maggio la Conferenza episcopale italiana (CEI) eleggerà il suo nuovo presidente, il successore del cardinale Bassetti. L’assemblea permanente dei vescovi italiani è divisa sull’avviodi una inchiesta sugli alti prelati in merito all’apertura di un’indagine sull’operato della chiesa, nello specifico per abusi sessuali su minori commessi da preti.
L’onda lunga tedesca che, tra gli altri, vede “chiacchierato” il Papa emerito Joseph Ratzinger per responsabilità connesse a mancati o insufficienti controlli, stenta a toccare l’Italia.
Il tormento dentro l’organismo episcopale si rifletterà anche nella scelta della figura di comando, ovvero si capirà se l’inchiesta sulla pedofilia interna alla chiesa si aprirà o meno anche nel nostro paese, a seconda di chi verrà eletto.
Non mi sembra un gran passo culturale questo dei preti italiani per fare chiarezza e trasparenza su un tema che sta lacerando il cattolicesimo in tutto il mondo, una discussione che parte col piede sbagliato, si rischia di far prevalere l’oscurantismo su una “zozzeria” di grado ultimo. Opporsi a denunciare chi si macchia di tale vergognoso reato è complice e deve essere perseguito come ed al pari di tutti i cittadini, assieme ai preti dimostrati colpevoli.
La conversione spirituale delle “anime perse”, ovvero la necessità di un ritorno a Dio vale innanzitutto per chi interpreta quel credo. Spero davvero che Papa Francesco sappia interpretare il sentimento di migliaia di famiglie che, da decenni, sono alla ricerca della verità per i familiari molestati.
Innegabilmente l’attuale Pontefice ha permesso alla chiesa italiana di fare passi in avanti sul tema, su tutti l’abolizione del segreto pontificio per le cause canoniche di abusi sessuali su minori. Ma non basta.
Qualche domanda forse va osato farla. Perché non prende le distanze dal Papa emerito Ratzinger, visto che l’inchiesta che riguarderebbe quest’ultimo è indipendente, cioè nasce “fuori” dalla diocesi di appartenenza?
Perché non prende le distanze dal Papa emerito Ratzinger, visto che l’inchiesta che riguarderebbe quest’ultimo è indipendente, cioè nasce “fuori” dalla diocesi di appartenenza?
Perché non favorisce l’elezione di un presidente della Conferenza Episcopale Italiana meno clericale e più progressista, affinché si faccia chiarezza anche in Italia sui comportamenti ambigui di vescovi e preti macchiatisi di tale reato?
Gli atti motu proprio messi in campo dal pontificato di Papa Francesco contro la pedofilia sono seri e importanti, svecchiano rapporti, connivenze, prassi e consuetudini errate, ma la pulizia dalle mele marce resta ancora un obiettivo da raggiungere.   
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Nella foto da pixabay, Papa Francesco

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