Gianfranco Perri narra la vita di un audace avventuriero nel suo saggio storico “Ruggero Flores da Brindisi: templare, corsaro e ammiraglio”; un’opera coinvolgente, arricchita da un apparato iconografico che ci fa viaggiare nel periodo in cui visse Ruggero Flores.
Ci troviamo tra il XIII e il XIV secolo: Ruggero nasce a Brindisi nel 1267 e muore ad Adrianopoli, attuale Edirne, in Turchia, nel 1305; in meno di quarant’anni segna profondamente la sua epoca, arrivando a contrastare con il suo esercito l’avanzata turca verso il centro dell’Impero bizantino, ritardando di più di un secolo la caduta di Costantinopoli e la conseguente fine dell’Impero Romano d’Oriente.
A soli otto anni Ruggero viene iniziato alla vita marinara e in seguito diviene frate templare; il suo carattere burrascoso e una possibile acquisizione illecita di denaro da parte sua, che non viene però mai confermata o smentita, lo costringono a lasciare l’Ordine.
Grazie a un prestito di amici (o forse al denaro sottratto!) compra una galea, chiamata Olivetta: è possibile che con essa, dovendo scappare dall’Ordine e in ristrettezze economiche, compia azioni piratesche ma anche questo periodo della sua vita è avvolto nel mistero, sebbene la sua figura e il suo temperamento si sposino bene con le caratteristiche del corsaro.
Flores ha molti assi nella manica, e non si fa fermare da nessun ostacolo; giunge in Sicilia e, convincendo Federico III delle sue virtù combattive, parte con una flotta di cinque navi per scontrarsi con gli Angioini sulle coste della Puglia, e diviene inoltre fondamentale quando, dopo l’attacco di Roberto d’Angiò a Messina, aiuta la città a resistere e a rompere l’assedio -.
«Quell’aitante e scaltro brindisino, ex frate templare e corsaro approdato in Sicilia, di intraprendenza coraggio e valore ne aveva dimostrati abbastanza, ed in poco tempo. Nulla di strano quindi che il re Federico III, riconoscente, lo nominasse viceammiraglio della flotta del regno di Sicilia e gli conferisse la signoria feudale sui castelli di Tripi e Licata, nonché le rendite dell’isola di Malta».
Ruggero Flores: da marinaio senza alcun soldo in tasca a templare rinnegato, da temibile pirata a valoroso ammiraglio e proprietario terriero; e non è finita qui.
Gianfranco Perri racconta delle ultime imprese dell’infaticabile avventuriero su cui, anche in questo caso, i cronisti del periodo non sono d’accordo, e hanno dato diverse versioni della storia: Ruggero va in Oriente e, per conto dell’imperatore Andronico II, si batte contro i Turchi. Da quel momento in poi è una corsa forsennata verso un destino segnato: quello di un uomo che ha vissuto pericolosamente, e sempre sul filo del rasoio. (Ilaria Terra)
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