Esistono strumenti innovativi con cui creare reti intergenerazionali che danno vita a comunità educanti. Sperimentazioni che vedono insieme scuola, università e terzo settore. Laura Colantonio (foto), dirigente scolastica, progettista e coordinatrice di una di queste reti ci racconta la sua esperienza.
Cosa sono le Olimpiadi dei saperi positivi?
È il titolo scelto per la prima edizione di un Patto educativo di comunità, uno strumento di programmazione tra scuole, università, enti locali e realtà del terzo settore. È un modo per mettersi in gioco creando una comunità unita nell’intento di creare opportunità per i ragazzi e le ragazze di diverse età. Nel nostro caso abbiamo coinvolto scuole medie e superiori, l’università, l’Accademia Pontaniana, la Società di Scienze, Lettere e Arti e le associazioni del Terzo settore. L’associazione Polo Pietrasanta è l’ente capofila del Patto. 
Per svolgere le attività avete ricevuto dei finanziamenti?
Sì, la prima edizione è stata finanziata dalla Fondazione Welfare Campania, ex Fondazione Banco Napoli assistenza infanzia.
Da chi era composta la platea dei partecipanti?
Hanno partecipato 15 scuole, 40/50 adulti tra docenti, professori universitari, esperti e componenti del team della Pietrasanta e 100 ragazzi.
Come è nata la scelta del nome del Patto, quali sono i saperi positivi?
Le Olimpiadi dei saperi positivi sono il modo per allenarsi a superare la distinzione tra la cultura umanistica e quella scientifica, nel mondo del lavoro occorre la trasversalità. Il nostro obiettivo è insegnare a trasformare il sapere in saper fare, dare ai ragazzi strumenti utili e concreti. Tenere distinti i due ambiti è una scelta escludente è importante, invece, far comprendere quanto la loro complementarietà sia una strategia vincente.
L’emergenza sanitaria che impatto ha avuto sulle attività?
L’incertezza generale ha creato scompiglio in ogni ambito delle nostre vite, dopo lo sconcerto iniziale abbiamo trasportato tutto on line e la vera sorpresa è stato l’entusiasmo nella partecipazione che, in un periodo come quello che abbiamo vissuto, non era scontata, le nostre attività sono state una boccata d’ossigeno.
Nello sviluppo della rete che rapporto c’è con il territorio?
Il territorio potenziale di riferimento è quello dell’intera regione, diverse scuole della provincia di Caserta e Salerno hanno partecipato. Per far conoscere le attività programmate abbiamo creato un sito web, la partecipazione è stata eterogenea, i docenti hanno proposto temi per gli incontri su cui ci siamo confrontati tutti, in questo modo abbiamo avuto una partecipazione attiva e interattiva.
Che difficoltà hai incontrato nella costruzione della comunità?
La vera difficoltà è stata star dietro a tutti i partner perché i passaggi burocratici tendono a scoraggiare, ma la motivazione e la passione del team di lavoro con cui coordino le attività ha permesso di superarla, è importante che ci sia una azione costante di relazione con tutti i soggetti coinvolti e la disponibilità a condividere informazioni e proposte. Far comprendere lo spirito del progetto e le modalità di partecipazione è fondamentale per la buona riuscita.
Come hai maturato la decisione di spendere tempo, energie e professionalità nella costruzione di una rete?
L’idea è nata dalla consapevolezza dell’esigenza di creare opportunità per tanti studenti che vogliono crescere, questa rete è un modo per ridurre la povertà educativa e con questa espressione mi riferisco allo spazio simbolico e fisico in cui le opportunità possono essere minori ma intendo anche la possibilità di costruire occasioni per chi ha voglia di aumentare le proprie conoscenze e si trova sprovvisto di mezzi. L’esempio pratico lo ricavo dall’esperienza vissuta in questa prima annualità dai tanti ragazzini che hanno potuto  relazionarsi con professori emeriti arricchendosi moltissimo, senza la rete non avrebbero potuto, anche per gli studenti che hanno allenato i ragazzi più piccoli è stata una opportunità. Il Patto è un circolo virtuoso per dare opportunità di crescita a tanti studenti stimolando in loro il confronto e una sana competizione.
Che tipo di dinamiche si sono sviluppate nel rapporto intergenerazionale?
Molto interessanti, la vera scoperta sono stati i ragazzi di terza media, avevamo previsto delle premialità per chi si fosse impegnato e siamo stati piacevolmente sorpresi dalla costanza che hanno mantenuto nella partecipazione.
Avete concluso il primo ciclo con una lectio magistralis del professor Stefano Zamagni sull’economia civile e l’eredità di Antonio Genovesi, economista napoletano che per primo introdusse il concetto di economia civile fondando a Napoli la prima cattedra di economia al mondo nel 1754. Genovesi ha insegnato l’importanza dell’economia sociale e della comunità, quanto i ragazzi riescono, secondo te, a comprenderne l’importanza della condivisione di un patrimonio collettivo?
Ognuno lo recepisce  a modo suo, la rete vuole creare una consapevolezza di comunità e di appartenenza verso un determinato territorio, ci prefiggiamo di promuovere una economia protesa allo sviluppo sostenibile, allo sviluppo culturale e alla valorizzazione dei beni architettonici e artistici ma, il bene primario, è la tutela della formazione di tutti i ragazzi, il nostro obiettivo è far crescere le opportunità per tutti loro. Con il professor Zamagni siamo in contatto e aver avuto il suo autorevole conforto circa la bontà del progetto è stata una gratificazione. Questa esperienza è particolarmente arricchente anche per me perché ha coinciso con la mia presenza nell’Osservatorio nazionale infanzia adolescenza dove il confronto con professionalità diverse mi ha spinta, ancor di più, a pensare cosa fare per i ragazzi che hanno necessità.
Per la nuova edizione cosa avete messo in campo?
Prima ancora delle nuova edizione abbiamo in cantiere due iniziative culturali in calendario per la metà e la fine di maggio nell’ambito della programmazione del Maggio dei Monumenti del Comune di Napoli, attività performative con teatro e musica e conversazioni culturali sull’economia civile, insieme con altre associazioni e diverse relatrici e relatori parleremo della produzione serica di San Leucio. Diamo valore al territorio attraverso una pluralità di voci. Per quanto riguarda la seconda edizione del Patto avremo percorsi di interazione tra economia, diritto e latino e collegheremo le Olimpiadi  con i PCTO, i percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento
Come hanno vissuto questa esperienza i ragazzi, che tipo di valutazione hanno restituito?
Hanno partecipato con entusiasmo nonostante la difficoltà dettata dalla pandemia testimoniando la validità di quanto proponevamo, per noi è stata una bella soddisfazione, adesso pensiamo già alle tante cose che vorremmo fare.
©Riproduzione riservata 

LA PRIMA PIETRA
L’intervista a Laura Colantonio fa parte del ciclo di dirette facebook ideato dalla presidente dell’associazione EnterprisinGirls Francesca Vitelli con il titolo La prima pietra. Costruttrici e costruttori di reti. Giovedì 6 maggio, alle 19, la prossima su “Cooperative di comunità: come non far morire i piccoli paesi”. Francesca Vitelli dialoga con Gloria Lucchesi, presidente della cooperativa Filo & Fibra.

RISPONDI