Napoli lo affascina. Per la sua dimensione barocca e per quella patina temporale che le dà un aspetto di antica signora, seducente anche se un po’ logorata dai secoli. In questa capitale europea che mescola storia e identità, Vincent Message ha cominciato il giro per promuovere il primo romanzo tradotto in italiano “Cora nella spirale”, proposto dalla casa editrice romana indipendente L’orma.

Edito in Francia da Seuil nel 2019, “Cora nella spirale” ha ricevuto grande attenzione anche da parte del pubblico, quando gli occhi dei francesi erano rivolti al processo che ha portato sul banco degli imputati il colosso delle telecomunicazione France Telecom e i suoi dirigenti per i suicidi di 35 dipendenti avvenuti tra il 2008 e il 2009. Con una sentenza di condanna per «mobbing morale istituzionale».
Al centro della storia raccontata da Message, una giovane donna di trent’anni, mamma di Manon e compagna di Pierre, che rientra faticosamente dalla maternità nell’azienda di assicurazioni Borélia, dopo un passaggio di proprietà della compagnia, all’avvio di una rigorosa riorganizzazione. Le difficoltà di conciliare lavoro e famiglia finiscono per crearle un forte disagio, dalle drammatiche conseguenze. A parlarne è l’autore stesso, che incontriamo poco prima della presentazione all’istituto francese di Napoli.
Com’è nata Cora Salme?
È un romanzo a cui ho lavorato per circa dieci anni. Il personaggio di Cora mi è venuto in mente nell’estate 2009, dopo la crisi finanziaria. Quando mi sono reso conto che intorno a me tanti miei amici erano disillusi per la realtà economica. E quindi mi è venuta voglia di scrivere su quello che avveniva nel mondo delle grandi imprese. Appartengo a una una generazione che non ha conosciuto altra cosa che la parola crisi e ho voluto che fosse una donna la protagonista, perché penso che donne subiscano una doppia pressione nel mondo del lavoro, quella gerarchica che vivono tutti, ma anche quella della dominazione maschile. Per le donne, ogni cosa è molto più difficile.
Il libro ha ottenuto successo di critica e lettori…
Sì, l’accoglienza è stata ottima: il romanzo è arrivato quando si è tenuto il processo contro la Telecom. Io ho assistito in parte al dibattimento dopo aver finito il romanzo: si poteva vedere che la sofferenza nel posto di lavoro e il modo di gestirlo dettano il corso della nostra vita, entrando nella nostra intimità. Non ha perduto la sua attualità: le persone si sono identificate nelle vicende vissute da Cora.
Crede che gli uomini della sua generazione abbiano un rapporto diverso con le donne?
Difficile generalizzare: dipende molto dalla classe sociale, dall’ambiente da cui si proviene. A Parigi e nelle grandi città, molte persone aspirano alla coppia con parità e uguaglianza maggiori rispetto al passato. Comunque esistono tensioni, molto spesso ci si separa anche. Tanti i problemi: l’avanzare nella carriera, il costo delle case… c’è pressione. Esiste la consapevolezza che le donne debbano progredire nel loro lavoro ma non si è trovata ancora la soluzione, né per gli uomini, né per le donne. Mancano tuttora gli equilibri.
È la prima volta che viene a Napoli?
La prima da romanziere, ma già la conoscevo. Mi piace scoprire le città camminando. Io amo l’estetica barocca che è un po’ frustrata in Francia, un paese più classico E apprezzo molto che il centro storico di Napoli sia rimasto popolare con molti piccoli negozi, con sorprese in ogni angolo di strada. È un peccato che ci siano molti scooter, mentre a Parigi ci si muove parecchio in bici ma questo non m’impedisce di trovare che la città abbia un grande fascino. E pure la regione: sono stato in costiera amalfitana, a Ischia…
La considera una capitale culturale?
La sua continuità storica è fenomenale: è rimasta un centro importante del Paese anche ai nostri giorni. Un’altra cosa che mi piace molto di Napoli è la patina del tempo, l’usura, il passaggio secolare: questo si trova dappertutto, si vede sulle facciate dei palazzi, persino nelle maioliche e negli affreschi di Santa Chiara, un po’ deteriorati. Un restauro è ben riuscito se dà questa sensazione di logoramento.
Lei co-dirige un master di scrittura creativa. È possibile imparare a scrivere senza possedere un talento naturale?
Gli studenti che lo frequentano hanno già pratica della scrittura letteraria: la formazione è importante e si può crescere anche senza avere molto talento. In Francia, si è venuta a creare una interazione sociale letteraria nuova: gente giovane, dotata, che lavora insieme, ci si legge reciprocamente e questo accelera la maturazione.
Quando ha cominciato a scrivere?
Ero un bambino, volevo raccontare storie e leggerle, ovviamente. Quello che mi interessa di più della letteratura è che conserva le voci individuali attraverso il tempo. Questo vuol dire che leggendo gli autori dei secoli scorsi si ha un senso di prossimità con persone che non fanno parte della nostra epoca.
Un modo per sopravvivere?
Sì, è questo che mi appassiona. Non scrivo solo romanzi, prendo anche note, per ricordare le mie impressioni. E la fotografia per me gioca anche un ruolo al riguardo. C’è veramente un legame tra scrittura e fotografia. Sono due delle maniere di conservare le tracce e costituire un archivio personale che ritengo vitale. Nel romanzo, Cora è una fotografa, non è un caso… La fotografia ha un legame importante con la scrittura: rivedendo un’immagine posso rituffarmi nell’atmosfera di un luogo, d’un viaggio, di una stagione, esattamente come se rileggessi degli appunti.
Il suo prossimo romanzo?
Uscirà tra pochi giorni per Seuil. S’intitola Les annés sans soleil (Gli anni senza sole) e racconta la storia di una famiglia a Tolosa. Il padre, lo scrittore, Elias Torres, cerca di proteggere i suoi in un contesto di pandemia. E relativizza la tristezza, appassionandosi a un episodio storico della tarda antichità. Compie delle ricerche perché vede in questa perturbazione climatica, che aveva anche provocato un’epidemia, un parallelo con quello che sperimenta lui stesso.
Salutiamo Vincent Message con l’augurio che il pubblico italiano possa immergersi presto in queste pagine, tradotte anche questa volta dall’orma…
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Nelle foto, la copertina del libro e l’autore

IL LIBRO
Cora nella spirale è stato tradotto a 4 mani da Nicolò Petruzzella (di origini procidane, trapiantato a Roma) e Riccardo Rinaldi (l’orma editore, 432 pagine, euro 20)

L’AUTORE
Vincent Message è nato a Parigi nel 1983. Dopo gli studi presso l’École normale supérieure e alcuni anni trascorsi fra Berlino e New York, dal 2008 è docente di letteratura comparata a Paris-VIII e co-direttore, dal 2013, di un master in scrittura creativa. Muovendosi fra il thriller e la distopia, la sua scrittura ha messo d’accordo critica e lettori. Cora nella spirale è il suo terzo romanzo e il primo pubblicato in Italia.

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