Un grande e gradito ritorno a Napoli quello di David Tremlett, britannico di nascita ma cosmopolita d’adozione. Per la sesta volta dagli anni ’90 infatti l’artista torna con una personale nella prestigiosa galleria di Alfonso Artiaco nel cuore della città partenopea, a piazzetta Nilo, al terzo piano di un palazzo storico (fino al 18 aprile).
Porta con sé un bagaglio del tutto particolare l’uomo David, il viaggiatore che dagli anni ’70 gira il mondo facendosi spugna e antenna, cercando la contaminazione. Ha affrontato prima un viaggio in Australia dalla sua natia Inghilterra con mezzi di fortuna e ha girato in seguito l’Africa dove ha conosciuto la pittura a mano realizzata con pigmenti secchi colorati.
Colori naturali della terra che ha poi imparato a usare in Italia circondato dagli affreschi di Giotto e Piero della Francesca.  David Tremlett è considerato il maestro indiscusso del wall drawing, disegni eseguiti con pastelli colorati direttamente sui muri. Opere che realizza sui muri delle chiese, nei musei e in spazi pubblici, ricercando una sintesi tra forma, luce e colore.
Una tecnica certosina, lenta, rituale che il pittore esegue personalmente con le mani affondando le dita direttamente nelle polveri colorate e diventando un corpo unico con le terre che utilizza, il pensiero dell’artista che si fa azione attraverso un gesto ripetuto nel tempo.


Nella penultima stanza della galleria Artiaco, David ha realizzato un disegno murale site specific utilizzando le modanature che caratterizzano le pareti per un lavoro che si integra già nella scelta dei colori perfettamente con l’ambiente.
Quello che interessa all’artista è da sempre la relazione tra il segno artistico, il territorio circostante e le architetture pre esistenti, in questo modo integra l’arte contemporanea con il contesto culturale che lo ospita.  Oltre al grande e imponente Wall Drawing della stanza 5 , ritroviamo dei dittici che l’artista ha realizzato negli ultimi tre anni dove le architetture minimali la fanno da padrone.
Come dei totem in un non-spazio costruisce figure che ricordano delle torri nate dalla sovrapposizione di figure geometriche simili a parallelepipedi irregolari. Gioca con la forma e con i colori accostando due lavori alla volta che sembrano uno il negativo dell’altro, si integrano tra di loro in un dialogo muto, perché silenziosi e rispettosi dell’ambiente che li circondano.
Come cattedrali nel deserto queste forme architettoniche uscite fuori dalla nostra storia, dal nostro ricordo primitivo, si stagliano nelle stanza enormi, bianche e luminose della galleria. Per una questione pratica i tredici dittici sono sotto vetri, essendo pastelli su carta, fragili e delicati per loro stessa natura. Così per un effetto particolare e molto suggestivo i colori, i segni e le forme delle opere si sovrappongono alle architetture di Napoli.
Nasce un incontro d’amore tra le forme geometriche dell’artista e i colori, le campane, la stratificazione della città realizzando così appieno la contaminazione e quella relazione tra l’opera d’arte e l’ambiente circostante che David Tremlett va da sempre ricercando.
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In alto, alcune delle opere in mostra