La proiezione/Edgardo Pistone: “Le Mosche volano dalla feccia alla seta”. Ricoperte da un bagno di applausi

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Popcorn, Mezzone, Fiore, Pupazzo. Sono i nomi dei protagonisti del cortometraggio “Le Mosche” di Edgardo Pistone, premiato per la miglior regia alla settimana internazionale della Critica alla 77.a mostra del cinema a Venezia.
La prima proiezione napoletana del film si è svolta nella suggestiva cornice della Fondazione Foqus, nel cuore dei Quartieri spagnoli. Per arrivarci, si attraversa un tratto della Napoli obliqua, tra scale e vicoli che si inerpicano verso il corso Vittorio Emanuele.
Via Portacarrese a Montecalvario è la porta d’ingresso alla struttura, affastellata di opere di street artist che raffigurano Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi de Curtis di Bisanzio, al secolo Totò, fra le porte dei bassi degli stretti edifici che accompagnano l’ascesa.
Alla soglia della Fondazione, un giovane con una giacca lunga e un basco scuro, barba e capelli folti, sguardo duro e occhi pieni di vita: Edgardo, giovane regista napoletano, che torna dalla prestigiosa premiazione di Venezia, con un sorriso e un carico di umiltà che preannunciano una lunga carriera di successi.
«Per le restrizioni anti-Covid- dice- non ho potuto far venire neppure mio fratello questa sera». C’è un giustificato disappunto nelle sue parole, generato dal turbamento di chi ai premi, preferisce l’affetto delle figure più importanti della propria vita. L’occasione, pur nel rispetto delle norme di sicurezza, è formale e stimola il confronto fra la Napoli popolare, affrescata da Edgardo, e la Napoli chic, che partecipa incuriosita alla proiezione. Questo però è anche garanzia di un universale riconoscimento che la città dà ad alcuni dei suoi migliori figli.
L’evento è strutturato in maniera tale che ci sia un’introduzione, la proiezione del film e, successivamente, il dibattito con il regista, gli attori, i produttori e il sindaco de Magistris. L’introduzione viene affidata all’assessora alle politiche sociali e al lavoro Monica Buonanno e alle due associazioni che hanno dato vita al progetto.
La cooperativa sociale Assistenza e Territorio, rappresentata da Antonio D’Andrea, che ringrazia il Comune per il coraggio di aver scommesso su un gruppo di giovanissimi provenienti da contesti a rischio.
E l’associazione Quartieri spagnoli con Giovanni Laino, che valorizza l’immenso patrimonio teatrale e cinematografico di Napoli, ancora oggi, per dirla con le parole dello scrittore e sceneggiatore Maurizio Braucci , impegnato a fare più casting che colloqui di lavoro!.
L’amministrazione cittadina presidia in forze l’evento e con una certa soddisfazione. “Le Mosche”, infatti, è un cortometraggio nato dal finanziamento dell’assessorato alle politiche sociali e al lavoro, presieduto da Monica Buonanno, cui Enzo Agliardi – che conduce dal palco la serata – cede la parola.
«Il risultato più bello – sottolinea l’assessora – è l’aver consentito a dei giovani di rappresentare un’esperienza di vita. La Pubblica amministrazione è vicina alla città, ai ragazzi, alle famiglie. Come dovrebbe sempre essere per chiunque aspiri al governo dei cittadini».
Dopo l’introduzione, si spengono le luci. Se alzi la testa, puoi ammirare l’ installazione trasparente che cala dalle balconate interne dell’edificio e converge in un gigantesco raccoglitore di acqua che assume il colore del cielo sovrastante.
Il film è una carezza delicata in un pugno di ferro. I protagonisti sono otto adolescenti, quattro maschi e quattro femmine. Sembrano sospesi nel tempo e si interrogano sul senso della vita in un’epoca di transizione dall’età della fanciullezza e quella adulta.
C’è la prosa della Napoli popolare e scugnizza, ma depurata dagli stereotipi che troppo spesso hanno raccontato la nostra come una città plebea e pulcinellesca.
Al contrario, in pochi minuti, con una narrazione semplice e  disincantata, che fa trattenere il respiro, il film di Pistone ti lascia a bocca aperta. Il bianco e nero della pellicola serve a dissociare il romanzo dal contesto. Nella trama emerge in modo nitido il conflitto fra il desiderio di diventare qualcosa e la paura di divenire qualcuno.
Titoli di coda. Musiche conclusive. Scroscio di applausi a scena aperta. C’è anche il Sindaco, Luigi de Magistris, in prima fila. Batte le mani in modo vigoroso. Il magistrato, che da uomo della giustizia si mostra sempre freddo e impenetrabile, si scioglie e sorride come un bambino quando vede salire sul palco gli attori protagonisti del film.
A Edgardo tocca il primo intervento del dibattito. Colpiscono, ancora una volta, la semplicità e l’immediatezza delle sue parole: «Questo è un film sull’adolescenza. Ho provato a raccontare la bellezza e la paura insite in questa stagione della vita. Soprattutto, ho provato a dire che essere minorenni non vuol dire essere minorati».
All’intervento di Pistone, fanno seguito i contributi dei produttori della Open mind film, Luca Zingone e Sergio Panariello, che parlano dell’importanza del percorso formativo delle nuove leve del cinema napoletano, generate grazie al contributo della Napoli Film Academy.
Zingone, tra l’altro, annuncia la partecipazione del corto a un importante festival in Polonia, nonché il percorso di distribuzione internazionale grazie ad una major del settore. Anche la Rai si è accorta della qualità del prodotto e ne sta acquistando i diritti per la diffusione nazionale.
Poi, salgono sul palco gli otto ragazzi protagonisti del film. Sono emozionati. Non hanno avuto la possibilità di andare a Venezia alla premiazione, perché la produzione non aveva i mezzi per sostenerne i rimborsi.
Alcuni ridono, altri tremano, altri ancora scoppiano in lacrime di gioia. Ognuno di loro ringrazia Pistone, testimoniando, così, il legame non solo professionale, ma umano che c’è fra loro. Molto bello e toccante anche il saluto di uno degli attori che interpreta il personaggio di Cirobello, che può essere raccolto nel suo sorriso e nello sguardo di ammirazione verso il regista: Grazie, Edgà.

Da sinistra, seduti: Luca Zingone, Sergio Panariello, Luigi de Magistris, Edgardo Pistone. Da dietro, in piedi: gli attori del corto e il coordinatore del dibattito, Enzo Agliardi. In alto, i protagonisti del film

Dopo la carrellata di saluti, prende la parola de Magistris. E parla della cultura come valore fondativo di una rivoluzione: «La pandemia non è soltanto un’emergenza sanitaria, ma anche psicologica, sociale. Con tutti i crismi della sicurezza per la salute, non consentiamo che la paura schiacci la possibilità di un popolo di istruirsi, conoscere le proprie radici, espandere i propri orizzonti, essere libero».
Suggellano la conclusione di una grande serata le parole di Salvatore “Sasà” Striano, attore, scrittore, emancipatosi dalla vita criminale grazie proprio alla cultura: «Mi rivolgo soprattutto ai giovani. Uagliù, io sono uno di quelli che ha lasciato la pistola per i libri. Crediamoci. Possiamo vincere».
Dice Pistone che le mosche volano dalla feccia alla seta, descrivendo traiettorie a volte interessanti, a volte inutili. In bocca al lupo a Edgardo e ai suoi giovani attori. Il futuro racconterà dei loro nuovi traguardi raggiunti. Per ora, buona la prima.
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Il sindaco con il regista Edgardo Pistone

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