Con l’ultima conferenza stampa del presidente del Consiglio – Giuseppe Conte – questi annuncia lo sblocco di 4,3 miliardi di euro da distribuire ai Comuni, oltre a 400 milioni per la spesa degli indigenti. Alcune considerazioni al riguardo.

  • I 4,3 miliardi di euro non sono altro che un’anticipazione di cassa verso gli enti locali che servirebbero, in linea pratica, a recuperare i debiti di quest’ultimi nei confronti delle imprese che, ormai, aspettano diversi anni per vedersi pagate le fatture a seguito di prestazioni di servizi, forniture di beni e lavori pubblici.
    Quindi non sono economie aggiuntive, ma solo soldi che i Comuni dovevano ricevere qualche mese dopo. Con questo anticipo i Comuni cosa potranno fare, recuperare i debiti verso centinaia di fornitori oppure riuscire a liberare cifre per il welfare? Nell’una o nell’altra ipotesi dovranno lasciare indietro qualcuno.
    Sono anni che la cassa dei Comuni viene depredata dallo Stato centrale, con tagli ormai da più di un decennio, trattenendo quello che nel gergo amministrativo viene etichettato come “tesoretto”. Ancora, questa reversale statale veniva erogata, da tempi lontani, sempre oltre la metà dell’anno solare, creando ai Comuni non poche difficoltà a far quadrare i bilanci, così falsando tutto l’esercizio di spesa degli enti locali. Ovvero non fluidificare la cosiddetta programmazione della spesa corrente e, men che meno, progettare investimenti. Per finire sul punto, si innescherà una spirale pericolosa poiché i Comuni nel breve periodo potranno dare qualche segnale alle categorie in difficoltà, ma nel medio-lungo periodo non potranno che indebitarsi ulteriormente ed indebitare i propri cittadini e le future generazioni.
  • Per quanto riguarda i 400 milioni da stornare per la spesa di beni di largo e generale consumo, un’altra considerazione. Innanzitutto l’Italia partecipa al programma europeo, finanziandolo con proprie somme, attraverso gli enti caritatevoli nazionali accreditati, per la distribuzione di generi di prima necessità. Così, da decenni, chiese, parrocchie, mense, associazioni laiche e cattoliche, distribuiscono il cosiddetto banco alimentare.
    Questa cifra si sovrappone a una misura già esistente, oltre a far notare che, in questa fase, sono operative azioni dal basso, auto-organizzate, informali, esperienze autogestite, soggetti commerciali, istituzioni locali, che si stanno adoperando alla creazione di reti territoriali per fare la spesa a chi è più indietro.
    Solo a Napoli vi è più di un’azione in ogni quartiere (Spesa SOSpesa, La solidarietà è un’arma – usiamola, InsiemeMaiSoli, La solidarietà non si ferma, il paniere solidale, Spesaonlus.it, Adotta una famiglia – aiuta una persona senza casa, etc.). Iniziative sinergiche tra istituzioni locali e privati che, con prontezza, stanno faticosamente cercando di rispondere a chi stenta nella materialità di vita quotidiana.
  • Meglio sarebbe stato allargare la platea dei percettori del reddito di cittadinanza, con un reddito di quarantena piuttosto che una fonte si sostentamento economico legale. Oppure ragionare come se fossimo in guerra, creando i presupposti per un’economia di guerra, per esempio l’azzeramento del debito dei Comuni in pre-dissesto, facendoli uscire dallo strangolamento imposto dai cosiddetti piani di rientro. Una eccezionalità che darebbe fiato economico ad alcune centinaia di Comuni grandi e piccoli, che così potrebbero ri-articolare la spesa corrente e gli investimenti, per ri-tornare ad allargare l’offerta di servizi e prestazioni per il miglioramento della vivibilità delle città (welfare, trasporti, riqualificazione delle periferie).
  • Più efficace poteva essere il blocco, non la sospensione, delle utenze domestiche per la durata della quarantena, la rinegoziazione dei mutui a vantaggio dei debitori, ricontrattare gli interessi con le banche per chi ha avuto prestiti (famiglie, imprese). Impedire alle banche di pagare i dividendi ai propri azionisti, fino a che la crisi da COVID – 19 non termini, così liberando 450 miliardi da prestare a chi ne ha bisogno. Chiedere, in definitiva, un sacrificio alle banche che, al contrario, diventeranno i facilitatori per conto degli Stati membri della UE per la spartizione dell’ulteriore debito di questi.
  • Non andrà tutto bene, non è utile solo lo slogan “restate a casa”, non basteranno solo la beneficenza e le azioni solidali, ancorché necessarie, bisogna cominciare a intaccare gli interessi ed i privilegi, bisogna chiedere i sacrifici a chi in questi decenni ha accumulato (e parecchio), bisogna redistribuire la ricchezza, ri-equilibrare i rapporti tra Nord e Sud restituendo il maltolto a tutta l’area del Mezzogiorno, ridimensionare il programma militare per la fabbricazione di armi.
    Infine, la si finisca con il dire che dietro gli episodi di disperazione si nasconde la mafia, piuttosto diciamo chiaramente che le organizzazioni criminali hanno quella liquidità da mettere in circolo immediatamente, a differenza dello Stato che “non” vuole farla circolare.
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    In foto, scaffali di un supermercato: a Napoli molte sono le azioni in atto di spesa solidale

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