aghi di pino| ilmondodisuk.com
Qui sopra la copertina del libro

Tranquilli, non mi può succedere nulla, io so quando devo morire!”. E’ questa al filosofia di vita di Ettore Baldi, il protagonista del romanzo di Antonio Schiavo Aghi di pino, pagg. 195, Guida Editori, euro 14. Due libri in uno, due vite che scorrono nella lettura, due momenti a confronto, l’adolescenza e la piena maturità. Il filo conduttore: i numeri.
Una vita probabilmente una spanna sopra la media, quella di Ettore; se in quei numeri vedi i giorni davanti a te e pensi di sapere quando questi finiranno, la vita scorre più facile, quasi da spavaldo. Ma quando pensi che tutto questo, con assoluta certezza, sta per finire, quello che credi ti rimanga diventa più complicato gestirlo e portarlo avanti senza pesi durissimi.
Ed è quello che succede a Ettore in piena maturità. Comincia a guardarsi indietro, a ricalcare i ricordi, a notare le differenze prima sottovalutate.  Così diventa importante e preoccupante una visita medica, rimanere da soli e riflettere, camminare sulla via di casa.
La trama si fa avanti con una scrittura semplice e comprensiva e si sviluppa in un crescendo di emozioni. Ettore Baldi sin da piccolo è a dir poco ossessionato dai numeri, appassionato di mitologia greca si è convinto che ogni uomo, sin dalla nascita, conosce la durata della propria vita. Quindi sa quando deve finire la sua esistenza. E’ la sofferenza del nascere che fa quasi dimenticare alla memoria quella data.
Arrivati a un certo punto della vita Ettore si convince che il momento fatidico è perentoriamente arrivato, ma il colpo di scena atteso non sarà questo. Un grande monito questo romanzo che fa riflettere sullo scorrere della vita, un libro che fa bene alla psiche, che suggerisce sommessamente un contenuto spirituale, una indagine psicologica.
Nel corso della lettura è come se suggerisse a ogni lettore di guardarsi dentro, di fermarsi e decidere di vivere gli attimi della vita per quelli che sono, di determinare il proprio tempo, di cavalcare gli eventi senza “fermi” della mente. Per arrivare con libertà proprio verso la fine, ma senza praticarla nel corso dell’esistenza, altrimenti ci si irrigidisce, si diventa cupi, non si vive come si dovrebbe.
Ci si può anche farsi condizionare dai numeri, come nel caso di Ettore Baldi, come dalla cartomanzia, dal credere a un destino predefinito, ma se tutto questo non lo si vive e interpreta con la necessaria libertà di pensiero, allora si possono commettere errori di valutazione, distorsioni poco piacevoli, finendo per chiamarseli addosso i momenti brutti verso quella che si ritiene essere la fine della propria vita, che tale non è o potrebbe non esserlo.
E allora vale la pena leggerlo per sentirsi più sicuri e consapevoli della propria esistenza, apprezzando le cose della vita, e quindi la vita stessa, per quella che deve essere e non per quella che si determina nel chiuso della mente.