L’emergenza sanitaria data dalla diffusione del virus Sars-Covid-19 ha generato, tra gli effetti collaterali, la crisi di alcuni settori economici di vitale importanza. Tra questi, si annoverano la cultura, l’arte, lo spettacolo, il piccolo commercio, che vanno a sommarsi all’antecedente crisi industriale in cui versa la terza città del Paese. La politica sembra non trovare risposte adeguate per fronteggiare la dilagante disoccupazione di massa, se non con interventi-cerotto che non riescono ad arrestare l’emorragia. ilmondodisuk ne parla con l’ assessore alle politiche sociali e al lavoro del Comune di Napoli, Monica Buonanno che ci ha gentilmente ricevuto nei propri uffici.
Quali misure sta portando avanti l’Amministrazione cittadina per arginare la crisi e la povertà in aumento?
«Innanzitutto, ringrazio ilmondodisuk per questa intervista, che giunge in un momento difficile per la città e i suoi abitanti. Non è facile raccontare il passaggio dalla normalità alla straordinarietà. Prima dell’esplosione dell’epidemia, eravamo impegnati in attività di programmazione delle politiche del lavoro e di contrasto alle nuove povertà. Con il diffondersi del Covid-19, abbiamo dovuto svolgere un necessario lavoro suppletivo, che intervenisse tempestivamente per cercare di lenire le sofferenze dei cittadini rimasti senza lavoro. Questo non ci ha distolto dai nostri obiettivi principali, che sono ugualmente andati avanti».
Quali sono questi obiettivi?
«Per ciò che concerne le mie deleghe, il diritto al lavoro, il diritto all’abitare, l’accessibilità universale al welfare. Napoli è una città che vive forti e radicati ossimori. I napoletani portano dentro sia il fuoco del Vesuvio, sia la forza del mare. Ogni quartiere della città impatta con delle specificità e lo sforzo che sto compiendo è indirizzato ad avere un occhio attento per ciascun cittadino. In un qualche modo, l’epidemia ha dimostrato quanto, di fronte alle tragedie, siamo tutti uguali. Tuttavia, non siamo uguali nelle possibilità di superare questa crisi, perché chi era ricco prima è divenuto ancora più ricco, mentre il povero è ancora più povero. In questo contesto, che era già difficile, sono emerse le straordinarie capacità della nostra gente, che messa alle strette è sempre in grado di reagire».
Il Comune è un Ente interessato da un procedimento di pre-dissesto. Com’è possibile garantire ai cittadini l’accessibilità alle misure di welfare ed al lavoro?
«L’Amministrazione de Magistris ha ereditato dai precedenti governi cittadini una situazione estremamente complessa dal punto di vista finanziario. Anche se è nelle competenze dello Stato e delle Regioni individuare soluzioni concrete sul tema del lavoro, il Comune ha attivato tutte le proprie risorse per cercare di porre un argine al formicolio dell’economia sommersa ed alla disoccupazione, anche se muoviamo nella consapevolezza che c’è la necessità di costruire una cabina di regia con Governo e Regione Campania per l’individuazione di risorse destinate alla pianificazione e all’efficientamento economico della terza città d’Italia. Proprio per questo, ritengo che non sia possibile disgiungere le politiche di stato sociale dalle politiche di programmazione del lavoro».

Qui sopra, operai della Whirpool in corteo per difendere il proprio posto di lavoro. In evidenza: la Giunta de Magistris

A quali risultati si è giunti?
«Bisogna comprendere che quando si parla di welfare e lavoro, è necessario uno sforzo e un impegno concreto di diversi attori istituzionali, che devono cooperare negli interessi della comunità. Anche se non è nelle nostre facoltà creare occupazione, il Comune è l’interfaccia più importante per i cittadini e ne accogliamo le esigenze e le sofferenze, tentando di individuare delle soluzioni pratiche. A oggi, i nostri appelli a istituzioni superiori sono caduti nel vuoto. Ma noi non demordiamo. E stiamo proseguendo l’attività ordinaria di programmazione del lavoro e la ricerca di fondi europei con cui poter costruire occupazione e reddito».
Recentemente, il Presidente della Confindustria, Carlo Bonomi, ha dichiarato che l’Italia andrebbe ribattezzata “Sussidistan”. Si riferisce a misure come il reddito di cittadinanza e ai bonus distribuiti alla popolazione durante la pandemia, che a suo giudizio sono uno spreco di risorse pubbliche non all’altezza di un paese civile. Cosa ne pensa?
«In tutti i paesi civili cui fa riferimento Bonomi il reddito di cittadinanza è una misura universale. In Italia, questa misura andrebbe rivista in senso assoluto, perché il tema è garantire la dignità ad ogni essere umano. Semmai, la questione è un’altra: l’attuale visione del reddito di cittadinanza e dei sussidi sono una filiera fine a se stessa, cui manca la finalizzazione dell’accesso al mercato del lavoro. Mentre Bonomi immagina un Paese in cui tutte le risorse vengano drenate verso il settore privato, bisognerebbe invece effettuare una politica di forte investimento pubblico ed istituire una tassa patrimoniale. L’Italia necessita di occupazione e diritti, perché la questione è ridistribuire verso il basso la ricchezza, se si vuole contrastare la povertà. Soltanto così si può garantire ad ogni cittadino la possibilità di accedere ai diritti previsti dalla Costituzione».
Prima del virus, Napoli stava vivendo una stagione fiorente, registrando un boom turistico senza precedenti e la proliferazione di attività legate all’economia dell’accoglienza. Eppure, questa economia reggeva in buona parte sul lavoro sommerso. Come ha contrastato questo fenomeno l’Amministrazione?
«Quando si parla di economia sommersa e lavoro nero, bisogna anzitutto studiare i dati e compararli con l’impatto che hanno nel tessuto sociale. Esistono sostanzialmente due modi per leggere i dati dell’economia sommersa: un modo verticale, che c’è garantito dallo studio delle statistiche Istat; un modo trasversale, che è dato dall’indagine condotta sul campo dagli organismi amministratori. Incrociando queste informazioni, si ottiene un dato globale circa il peso che ha l’economia sommersa sul Pil locale. Il primo atto che ho compiuto da Assessore è stata la stipula di un protocollo con l’Ispettorato territoriale del lavoro per effettuare una verifica dei lavoratori non contrattualizzati, in particolar modo nel settore della ristorazione e della ricezione turistica. In base a quelle indagini, sono state effettuate centinaia di segnalazioni alla Polizia amministrativa. Purtroppo, l’emergenza sanitaria ha fortemente rallentato questa attività. In sintesi, bisogna capire dove risiede la ricchezza sul nostro territorio e come intervenire per redistribuirla alla collettività».

L’assessora alle politiche sociali e al lavoro del Comune di Napoli, Monica Buonanno


Da amministratrice, lei è in prima linea su una delle vertenze più emblematiche della nostra città: la Whirpool, azienda che produce lavatrici nella zona Orientale della città. Ritiene che oltre il terziario – legato al turismo – Napoli possa proiettarsi nel futuro anche con un nuovo piano d’investimento industriale?
«Questa vicenda mi mette una tristezza infinita. Voglio essere molto chiara su questo punto. Il caso della Whirpool è un’esperienza paradigmatica per la nostra città, che ha un’antica vocazione industriale. Far chiudere uno degli ultimi stabilimenti della cosiddetta “zona industriale” – trasformata nel tempo in un deserto – vuol dire consegnare centinaia di famiglie alla camorra. Il Comune è stato in prima linea per salvaguardare due esperienze superstiti in quel territorio: la Hitachi, salvata dall’Ansaldo STS, e la Whirpool. Quest’ultima azienda ha puntato sulla produzione di componentistica per lavatrici di alta gamma, che non trovano una semplice riconversione produttiva sul mercato. La soluzione dei proprietari è di chiudere lo stabilimento, ma il prezzo dei loro errori non può essere scaricato sugli operai ed i loro figli. In tutto ciò, Governo e Regione devono fare la loro parte e sostenere questa battaglia di civiltà».
Quale potrebbe essere la soluzione?
«Questa vicenda dice tanto anche sui meccanismi di formazione nel nostro contesto. Anziché formare lavoratori specializzati in un mercato del lavoro che li espelle, invertirei il ragionamento e chiederei al mercato del lavoro di quali figure professionali necessita, così da poterle formare ed inserire nel tessuto produttivo. Occorrono plurimi strumenti per avvicinare le persone al mercato del lavoro per evitarne la mortificazione. Se non si comprende che le persone hanno bisogno del lavoro e dei diritti, si nega la dignità umana condannando chi ne paga le spese alla povertà, alla criminalità organizzata, alla marginalità sociale. E non voglio pensare che a Roma o a via Santa Lucia [sede della Regione Campania – NdR] siano indifferenti al problema, visto che in quelle realtà molti politici si recano per chiedere voti. Napoli necessita di un nuovo piano per il lavoro, in cui vi sia una visione integrata fra riconversione industriale, investimenti, formazione, diritti».
Che fine faranno gli operai della Whirpool?
«La scelta di puntare su un mono-prodotto è stato un grave errore aziendale. Bisogna recuperare sul livello sindacale e quello governativo, dove pure vi sono state delle discutibili falle. Dal maggio 2019, l’Amministrazione cittadina è sempre stata al fianco delle 470 famiglie operaie, scese in lotta per difendere il proprio posto di lavoro. Siamo andati a Roma in corteo con loro. Per noi, la Whirpool è un presidio di legalità. Gli operai portano i loro figli a scuola grazie al posto in fabbrica. Quella è una comunità che si auto-sostanzia e che non abbandoneremo mai! Anche perché, in questi anni, abbiamo dimostrato che chiunque chiedesse aiuto, ha trovato sostegno e si è sentito tutelato dall’Amministrazione de Magistris, che ha un indirizzo politico preciso: la Costituzione antifascista, che sancisce che l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro».
Spesso in questi anni i rapporti fra il Comune e la Regione sono stati tesi. Non pensa, invece, che ci sarebbe bisogno di costruire un coordinamento istituzionale per affrontare le problematiche del nostro territorio?
«A dire il vero, abbiamo provato molte volte a costruire un dialogo fra gli Enti. A oggi, registriamo singole cooperazioni, ma è del tutto assente un dialogo costruttivo fra le parti. Prima della pandemia, ho richiesto un tavolo tematico alla Regione per affrontare la questione del lavoro. La Regione ha risposto proponendo un pivot settoriale, che all’incedere dell’emergenza sanitaria e della campagna elettorale, è stato messo da parte. Siamo consapevoli del fatto che non si può giocare con la pelle delle persone e che bisogna individuare delle soluzioni concrete in cui tutti gli attori – Stato, Regioni, Comuni, ciascuno per propria competenza – facciano la propria parte per soddisfare i fabbisogni della popolazione».
E come?
«Non sono una keynesiana pura, ma credo che l’unica soluzione in questa fase storica sia l’effettuare una pesante iniezione di spesa pubblica, al fine di effettuare manutenzione di infrastrutture, strade, scuole, ospedali, creando occupazione e rilanciando tanti settori economici in crisi. Piuttosto che tanti piccoli bonus volti a un assistenzialismo malato, che spesso cade nel clientelismo politico, bisogna costruire lavoro, restituendo dignità e diritti alle persone».

Buonanno tra gli operai della Whirpool in corteo. (Photo credit: Ufficio stampa dell’assessorato alle politiche sociali e al lavoro del Comune di Napoli)

Siamo al nono anno di Amministrazione de Magistris. Nel maggio 2021, i napoletani saranno chiamati ad esprimersi per eleggere il nuovo Sindaco. Cosa lascia in eredità questa esperienza?
«Napoli ha rappresentato un laboratorio nazionale. Quando siamo ascesi al governo della città, abbiamo trovato una metropoli piegata e grigia, vessata dalle amministrazioni precedenti. C’era l’emergenza rifiuti, il porto era ridotto a uno pseudo-scalo commerciale, la stazione ferroviaria era terra di nessuno e luogo di spaccio, i turisti fuggivano verso Pompei o la Penisola sorrentina. Restituiamo una città con la schiena diritta, che ha attirato una massa enorme di turisti grazie ad un percorso di riqualificazione artistica e culturale. Lasciamo una città in cui attraccano le navi da crociera ed in cui ci sono attualmente 47 set cinematografici ed artisti da tutto il Mondo. I successi raggiunti da Napoli sono stati un modello anche per altre città d’Italia. Certo, non siamo perfetti e abbiamo commesso anche degli errori. Ma in un qualche modo, abbiamo operato una rivoluzione intima fra i napoletani, che guardasse ai nostri difetti per trasformarli in pregi. Saperlo raccontare è la nostra forza e sono convinta che, al momento giusto, i nostri concittadini lo sapranno riconoscere per poter proseguire nel solco della trasformazione che abbiamo avviato».
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