«Villa Livia deve essere restituita alla città – a dirlo è Paolo Jorio direttore del museo civico Gaetano Filangieri di cui la villa è parte – adesso che, finalmente, sarà possibile accedervi potrò fare un sopralluogo e capire quali e quanti interventi di recupero siano necessari prima di poterla aprire al pubblico».  

Qui sopra, Paolo Jorio. In copertina e nell’altra
immagine, il Museo Filangieri


È notizia di pochi giorni fa: le fosche vicende giudiziarie legate ai furti delle opere d’arte denunciate dal direttore Jorio si sono concluse.  Anni travagliati che hanno reso impossibile prendere possesso di un luogo ricco di bellezza e dalle tante potenzialità.
«La città è tornata a popolarsi di turisti e i napoletani, per primi, percorrono strade e vie per riappropriarsi degli spazi pubblici, dei musei e dei luoghi di aggregazione culturale – continua Jorio – c’è tanto lavoro da fare e ci vorrà del tempo ma Villa Livia ha molto da offrire, le proposte culturali di Napoli si arricchiscono di tante iniziative e i musei si aprono a collaborazioni e condivisioni di idee e progetti».
I gioielli possono perdere lucentezza, appannarsi e rimanere a lungo non frequentati ma, non per questo, smettono di essere preziosi.
Napoli di gioielli ne ha tanti, troppi forse viene talvolta da pensare. Tra questi ci sono piccoli musei ricchi di storia e storie familiari, identità e bellezza.
Così è per il museo fondato nel 1882 da Gaetano Filangieri Principe di Satriano, un museo creato per dare lustro alla creatività artigianale e artistica. Un palazzetto nobiliare nella centrale Via Duomo di Napoli dall’aspetto esteriore serioso che si svela al visitatore come dimora che custodisce eleganza, bellezza e talento.
Uno scrigno. Come una noce in autunno che si presenta avvolta in un mallo grinzoso per custodire un gheriglio dalla forma perfetta, così, il museo Filangieri si pone sulla via in un involucro dal colore scuro che avvolge i bagliori del giallo oro delle volte al pian terreno e lo splendore della sala Agata al primo piano.


Ebbene questo gioiello fa parte di una parure, Villa Livia ne è il completamento. Costruita agli inizi del Novecento, a cavallo tra gli anni Venti e Trenta, con uno stile e un gusto settecentesco è in uno degli angoli magici della città da cui si gode la vista sul Vesuvio e il Golfo, accoccolata sulla salita di Parco Grifeo nel cuore del quartiere Chiaja.
La villa fu donata al Museo civico Gaetano Filangieri da Domenico De Luca Montalto, marito della duchessa di Cardinale Livia Serra, pronipote di Gaetano Filangieri junior.
A Paolo Jorio, direttore anche del museo del Tesoro di San Gennaro, del museo Correale Terranova di Sorrento e coordinatore del progetto Via Duomo strada dei musei, le idee non mancano, è a lavoro su una pianificazione strategica di medio periodo che possa valorizzare ogni sito in un’ottica di crescita e sviluppo di matrice sistemica.
«Oggi bisogna ragionare in un’ottica di impresa culturale, i beni culturali devono essere concepiti e gestiti come una azienda – continua a raccontare il direttore guardando il grande lucernaio che inonda di fiotti di luce novembrina la sala Agata – qui a Via Duomo siamo a buon punto con i lavori di ammodernamento, abbiamo installato l’aria condizionata, necessaria da maggio a settembre, e siamo concentrati sull’installazione dell’ascensore che permetterà a tutti di accedere al piano superiore».
In questi giorni la sala Agata ospita alcuni oggetti di design per una esposizione diffusa sul territorio in quell’ottica di gestione di impresa culturale verso cui Jorio vuole proiettare le realtà museali in cui opera, getto un ultimo sguardo al pavimento di riggiole prima di fare le scale al contrario e passare attraverso le armi esposte al piano terra. La città aspetta Villa Livia.

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