A pochi chilometri da Napoli si trova un luogo affascinante e suggestivo che niente ha da invidiare a Pompei e Ercolano. Al centro di Torre Annunziata,  il parco archeologico di Oplontis.
Tra vecchie e nuove palazzine si apre uno scavo con le rovine di una villa enorme con tanto di  piscina grandissima, suggestiva scenografia per rappresentazioni teatrili. Una costruzione di epoca romana, che gli studiosi hanno fatto risalire a Poppea, moglie e amante dell’imperatore romano Nerone grazie a delle scritte ritrovate su di un vaso di ceramica appartenente al suo schiavo preferito.


Come per le più famose città storiche anche Oplontis fu seppellita dopo l’eruzione del Vesuvio del 79. Questo scavo archeologico ha ospitato per due fine settimana nel mese di ottobre la compagnia Le Nuvole. Un gruppo di attori supportati da musicisti hanno messo in scena “Nerone e le imperatrici”.
I visitatori sono stati  accompagnati da guide turistiche di Coopculture che introducevano con brevi cenni storici la villa e la storia di Oplontis. Al termine dello spettacolo, della durata circa quaranta minuti,  le guide chiudevano la serata guidando le persone alla scoperta dei mosaici e delle pitture splendidamente conservate, su tutte mi torna sempre in mente la “cassatina” , un dipinto che si pensa possa rappresentare l’antenata del famoso dolce siciliano.
Lo spettacolo mette in scena la morte di Poppea e il matrimonio tra Nerone e lo schiavo liberato che suo malgrado somigliava, si racconta, alla donna uccisa che l’imperatore rivoleva al suo fianco. C’è spazio anche per Agrippina, che durante lo spettacolo come un ombra sul destino del figlio appare sempre all’improvviso, inquietante nelle pose, donna decisa e risoluta. Madre dell’imperatore,un Nerone dai modi hollywoodiani che ben interpreta le esuberanti gesta dell’imperatore al suono di Guarda che Luna.
Lo schiavo narra i suoi drammi, i suoi sogni, la sua voglia di libertà e il suo triste destino contro natura. Poppea non parla, a lei è riservata la scena dell’uccisione nell’atrio una performance di danza con altri tre ballerini che come ci ha raccontato il coreografo Antonello Tudisco vuole rappresentare non tanto la morte dell’imperatrice, ma la violenza sulle donne, una violenza non per forza solo fisica.
Una scena toccante, molto forte e cruenta che ben rappresenta la follia e la crudeltà umana. Ritroviamo Poppea così come Agrippina alla cerimonia nuziale tra Nerone e lo schiavo.
Più che una festa, sembra un corte funebre, le due donne, così importanti nella vita dell’uomo appaiono come fantasmi che ci accompagnano fino alla fine dello spettacolo, sensi di colpa e pugnali nello stomaco. Vita in morte e morte in vita, un continuo oscillare tra luce e buio, una danza macabra merito anche delle due ancelle dalla voce ora celestiale, ora tristemente inquietante. Sono loro che introducono la storia raccontandoci il bianco pallido colore del latte, come la morte, più della morte.

Qui sopra e in pagina, moneti della spettacolo nel parco archeologico di Oplontis
Qui sopra e in pagina, moneti della spettacolo nel parco archeologico di Oplontis


Uno spettacolo per tutti quelli che vogliono conoscere la verità nella leggenda e il mito che c’è dietro ogni verità. Un sito archeologico tra i più importanti e suggestivi. conservato magnificamente e non ancora scoperto del tutto. Delle visite particolari volute e promosse per il terzo anno consecutivo dalla Regione Campania con Scabec, in collaborazione con Pompei – Parco archeologico, il comune di Torre Annunziata e la compagnia Le Nuvole.
                                                                                                                                              Antonio Conte

Per saperne di più
https://www.campaniabynight.it/oplonti/