Alfredo Troise| ilmondodisuk.com
Qui sopra, Alfredo Troise (classe 1976) mentre dipinge. Nella pagina, alcuni dei suoi lavori

Un neonato tranquillo che succhia il latte materno a occhi chiusi. Un bambino riflessivo e taciturno, dopo. Ubbidiente e  fedele ai valori appresi in famiglia che abita ad Arzano, in provincia di Napoli. Ha sei anni, quando un ingenuo spintone da un’altra mano infantile in un negozio gli fa sbattere la testa a terra: sarebbe stata, forse, questa caduta a generare un terremoto delle emozioni con cui dovrà fare i conti nella vita.
Alfredo soffre di un tic che lo induce a emettere parolacce: la sindrome di Tourette dal nome del neurologo francese dell’Ottocento Georges Gilles de la Tourette che descrisse i sintomi di un disturbo già emerso due secoli prima. E il disagio, come la deformità per Toulouse-Lautrec, (aristocratico) pittore bohémien delle ballerine di cancan o la follia del  geniale olandese Van Gogh, diventa scintilla che gli fa esplodere nell’anima visioni d’arte.TAZZINA-DI-CAFFè
Un corto circuito che emerge da un imbarazzo: alle  elementari deve disegnare la figura di un felino sull’abbecedario. Non sentendosi all’altezza della prova, ricorre all’astuzia di realizzarlo su un foglio trasparente sovrapposto al disegno. L’insegnante se ne accorge ma invece di rimproverarlo lo persuade, con paziente dolcezza, a cimentarsi nella riproduzione  con la matita, a mano libera: Sono sicura che ci riuscirai benissimo.
Una sfida a colpi di fiducia. Ricompensata da  un ottimo risultato. Da allora, Alfredo non si è più fermato: nella sua testa è divampato un incendio creativo, malgrado le difficoltà incontrate a causa della propria patologia, nel corso dei suoi studi al liceo artistico statale di Napoli (SS. Apostoli). Frequentato, tuttavia, fino al diploma.


Ascolta il vento dei sentimenti, suggerito dai fantasmi che volteggiano nei suoi pensieri: sono bisbigli napoletani ispirati da icone indelebili che ne hanno segnato il dna. San Gennaro, il cornetto (apotropaico), Pucinella, il Vesuvio, la tazzina di caffè indossano  intensità variegate, deponendosi su tela o carta attraverso una magnetica spirale di seduzione.
E la scultura prende forma dalla terracotta continuando lo stesso percorso partenopeo:  entità amorfe, androgine, esoteriche; maschere pulcinellesche, gallinacee, enigmatiche erompono dalla tradizione che lo nutre nel quotidiano. Archetipi del suo esistere che non potrebbe mai rinnegare, rinnovati dallo spirito della provocazione.maschera-troise
Dipinge per dispetto, Alfredo. Quindici dei suoi lavori li ha appena messi in mostra  nella villa Fernandez di Portici (bene confiscato alla camorra) e li  proporrà anche a Benevento nella Rocca dei Rettori il 17 ottobre. Mentre il suo occhio satellitare non smette di espandersi per offrire allo sguardo di tutti un pirotecnico magma di rivoli colorati. Incandescente lava d’artista.

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