Una originale spy story sulla guerra tra religioni dove prevalgono i sentimenti personali e la fallibilità della natura umana. Trama coinvolgente, argomenti di attualità, realismo pungente che trabocca tra le righe di un romanzo che ambisce a trasmettere una concezione laica del bene e del male, e si staglia contro ogni forma d’integralismo. Questo è il thriller di Massimiliano Amatucci, “In nome del Padre, 252 pagine, 15 euro, edito da Kairòs Edizioni.

Qui sopra, la copertina del libro. In alto, l'autore
Qui sopra, la copertina del libro. In alto, l’autore

La missione interiore del personaggio principale è quella di salvaguardare se stesso e i propri valori. Mentre quella che gli viene affidata, e attorno alla quale ruota il romanzo, sta nel salvare una certa visione del mondo. Un racconto crudo sulle dinamiche del terrorismo concepito secondo una lettura laica nello scontro tra religioni.
L’autore racconta, come se fosse dall’interno, l’agire del mondo islamico, legato a precisi precetti religiosi da far rispettare con la forza fisica e psicologica. Così, semplicemente, Massimiliano Amatucci accompagna il lettore a capire l’integralismo, la shari’a, la guerriglia, il Corano.
Il libro si caratterizza come fortemente introspettivo, ovvero fa emergere l’interiorità dei personaggi al cospetto del mondo reale, non omettendo i contrasti evidenti che tra questi esistono.
L’autore spiega così il suo interesse per l’integralismo islamico: «Innanzitutto perché è un tema che negli ultimi anni ha dominato la scena internazionale, entrando nella case di tutti e lasciando un profondo senso d’insicurezza in gran parte del mondo occidentale. Spesso ha cambiato abitudini di vita, quando non ha letteralmente sconvolto esistenze colpite da attentati terroristici. È un argomento che mi ha colpito molto mettendo anche in discussione alcune certezze della mia visione della storia e della cultura occidentale. Ho sentito così la necessità di esprimere il mio punto di vista all’interno di un thriller».
La minuziosa ricerca della perfezione argomentativa impreziosisce il racconto e ne fa prevalere un intreccio morbido di situazioni apparentemente aggrovigliate, ma che si riveleranno lineari, scorrevoli e piacevoli da leggere.
Le città protagoniste sono quelle nel cuore d’Europa: Londra e Parigi. E la scelta viene così mutuata da Amatucci:  « Ho scelto queste due città – spiega – non solo perché per motivi personali sono le città europee che conosco meglio, ma anche perché trovo che simbolicamente siano perfette per lo svolgersi delle vicende che racconto. Ricche città multietniche in cui chi rimane ai margini può facilmente cadere vittima della propaganda integralista, benché nella gran parte dei casi sia l’integrazione e non l’integralismo a caratterizzarle positivamente».
Questo romanzo non è classicamente inteso, ovvero non comincia con durezza, visto l’argomento, per finire con il proposito dei buoni sentimenti. Racconta lo scontro tra civiltà da un punto di vista fattuale, circoscritto a episodi e personaggi che sembrano reali. Racconta un pezzo di quello scontro post-guerra fredda, direttamente in un non meno pericoloso conflitto tra identità culturali e religiose, come lo racconta Samuel Huntington nel 1996.
Amatucci entra con rispetto nella diatriba tra cattolici e islamici, tra la modernizzazione del mondo occidentale e il mondo arabo, l’islam. Ciò che rimane, sullo sfondo, è la concezione della vita. Da un lato il pluralismo sociale e dall’altro l’influenza spirituale monoteista.
Un romanzo, in definitiva, curativo, pedagogico, fatto con una scrittura strutturalmente educata che giunge, pezzo su pezzo, a comporre un mosaico preciso e ordinato. Questo è il racconto di un mondo non perfetto che deve ancora raggiungere la perfezione.
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