Le disobbedienti/ Maria Shelley: una scrittrice fatta di carne e sangue. Meravigliosa creatura dall’esistenza girovaga

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Mary Shelley e la madre Mary Wollstonecraft occupano un posto speciale tra #ledisobbedienti, entrambe donne dal carattere indomito e lo straripante talento rappresentano non soltanto modelli di ispirazione positiva ma, da diversi anni, sono per me materia di studio e approfondimento.
Per lungo tempo obliata Mary Shelley (1797-1851), finalmente tratta dall’ombra, è tra le autrici che, sempre più, spicca nei programmi di studio, tra gli scaffali delle librerie e come argomento di seminari e conferenze. Cimentarsi con la sua ricca e variegata produzione letteraria e l’indipendenza di pensiero che la portò a infrangere le regole sociali della propria epoca fuggendo minorenne con un uomo sposato, il poeta Percy Bysshe Shelley, è scelta che richiede impegno e coraggio.
Mary Shelley è una gigante non solo della letteratura ma, come molti e molte menti brillanti sue contemporanee, fu animata da una curiosità vivace per diverse discipline- storia, politica, scienza e antropologia –  che la portò a dotarsi di strumenti culturali in grado di elaborare una lucida e competente capacità di lettura di scenario e di contesto. Ogni nuovo lavoro a lei dedicato è, perciò, fonte di interesse e curiosità.
Laura Guglielmi in Mary Shelley. La meravigliosa creatura, da poco in libreria per Morellini, propone una biografia romanzata in cui emerge una lettura incentrata sui sentimenti e i moti dell’animo che accompagnano chi legge nella scoperta di una vita intensa, tormentata, costellata di lutti e difficoltà, una esistenza girovaga in fuga dalla grettezza della società londinese che aveva messo al bando una giovane donna.
Mary visse con la consapevolezza di dover essere all’altezza di due genitori dotati di intelletto al di sopra della media, la filosofa, scrittrice e antesignana del pensiero femminista Mary Wollstonecraft e il filosofo e saggista politico William Godwin, e facendo i conti con lo spettro di aver cagionato la morte della madre undici giorni dopo la sua nascita.
Portare sulle spalle il fardello della responsabilità per una infezione puerperale dovuta all’ignoranza di un medico – che  a differenza delle levatrici non osservava le basiche regole di igiene- ne forgiò il carattere e il pensiero sollevando nella sua mente interrogativi che avrebbero trovato completa speculazione nel romanzo dedicato al rapporto tra Frankenstein, il creatore, e la sua creatura, affrontando il dilemma del legame tra chi genera la vita e chi viene generato.
Il romanzo Frankenstein o il moderno Prometeo, apparso anonimo nella prima versione del 1818 e con il suo nome nell’edizione del 1831 – e da molti attribuito in ragione della prefazione a Percy Shelley – nacque da una sfida in una uggiosa e fredda sera estiva.
L’autrice ripercorre le circostanze in cui la storia nacque e il rapporto tra chi a quella sfida partecipò –Mary Shelley, la sorellastra Claire, Lord Byron e il medico di questi John Polidori- durante un’estate passata alla storia come l’anno senza estate, il 1816, quando a causa delle ceneri eruttate dal vulcano Tambora in Indonesia ci fu, ovunque, un brusco abbassamento delle temperature che provocò gelate e carestie.
La fuga pensata per due amanti, Mary e Percy, tramutatasi in triangolo per la presenza di Claire avviò una convivenza nella quale trovava spazio la pratica dell’amore libero lontana dalle convenzioni sociali, una pratica che Mary aveva appreso dal pensiero dei genitori e Percy scelto per  insofferenza verso l’ipocrisia.
Guglielmi segue le vicende nel loro dipanarsi tra un luogo e l’altro, tra le tante case in cui Mary visse in giro per l’Europa, ripercorrendone il genio e il talento funestato dal susseguirsi dei lutti: i suicidi della sorellastra Fanny nata da una storia d’amore della madre con un uomo che non divenne mai suo marito e di Harriet la prima moglie di Percy, le tragiche morti in tenera età dei bambini: due figlie e un figlio di Mary e Percy e la figlia della sorellastra Claire avuta da Lord Byron per arrivare al triste epilogo della storia d’amore con l’annegamento di Percy.
Da ogni tragedia, da ogni colpo assestatole dalla vita, Mary si rialza. Rimasta vedova giovane e con un figlio piccolo, Percy Florence, deve trovare il modo per sopravvivere in un mondo che non le risparmia critiche a cominciare dal suocero che, in cambio di una piccola rendita dedicata all’educazione del nipote, le detta condizioni assai aspre.
I diari, le lettere e le opere, parte dell’instancabile lavoro di Mary che per mantenere lei e il figlio non si risparmiava traducendo, scrivendo articoli e raccolte di biografie e curando revisioni offrono una feconda documentazione per poter accostarsi alla sua vita ma quel che fa la differenza in una biografia romanzata è il non detto, l’interpretazione personale e l’inserimento dell’autore – in questo caso autrice- che scorge aspetti del carattere e intuisce pensieri delle persone che ne rendono unica l’interpretazione.
Guglielmi, non nuova a questo sottile esercizio, presenta una versione di Mary fatta di carne e sangue lontana dal santino e vicina alla vita vera in cui ognuno/a è alle prese con speranza, aspettative, delusioni, pulsioni e bilanci esistenziali. L’autrice, a corredo della biografia, racconta l’emozione di aver trascorso una notte nella camera dove la scrittrice dormiva in Casa Magni a Lerici, una emozione che ben comprendo avendo avuto la stessa fortuna: rimanere in ascolto in altro luogo dove lei soggiornò.
Mary Shelley fu una donna geniale dal carattere complesso e – come è logico che sia – per ogni occhio attento e anima appassionata che a lei si avvicina prende vita, come in un caleidoscopio, una originale e diversa visione. La visione che ci consegna l’autrice concorre a comporre una immagine poliedrica e tridimensionale nella quale ci si immerge con il piacere di uno stile fluido e scevro da sentimentalismo. Mary ha scritto molto perché molto aveva da dire ma ancora tanto abbiamo da scoprire e comprendere, di lei– forse –ancora qualcosa ci sfugge…
©Riproduzione riservata
IL LIBRO
Laura Guglielmi
Mary Shelley. La meravigliosa creatura
Morellini
Pagine 380
euro 23
L’AUTRICE

Laura Guglielmi è nata a Sanremo e vive a Genova, dopo aver trascorso alcuni anni tra Roma e a Londra. Tra i suoi ultimi libri: Lady Constance Lloyd. L’importanza di chiamarsi Wilde (Morellini), in cui porta alla luce la figura della moglie di Oscar Wilde, a lungo rimasta nell’ombra, ma pioniera dei diritti delle donne; Italo Calvino e Sanremo, alla ricerca di una città scomparsa, un saggio narrativo che, attraverso i testi dello scrittore, ricostruisce una città sepolta sotto il cemento; e Le incredibili curiosità di Genova, che restituisce uno sguardo su oltre mille anni di storia della Superba. Ha lavorato per le pagine culturali de “Il Secolo XIX”. Ha collaborato anche con Radio Rai, “D – la Repubblica delle donne” e “TuttoLibri – La Stampa”. Si è specializzata nel rapporto tra letteratura e paesaggio e ha curato una mostra fotografica su Italo Calvino, approdata anche alla New York University. Coniuga ricerca storica e innovazione digitale: ha diretto una testata web (mentelocale) e insegnato giornalismo all’università di Genova. La trovate anche sul suo sito: www.lauraguglielmi.it.

Su Mary Shelley e la madre Mary Wollstonecraft tra #ledisobbedienti:

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