Le disobbedienti/ “La zagara e lo scugnizzo”: un romanzo di Guido Parisi ambientato a Napoli. Sulle tracce di Elena Adelaide, figlia della scrittrice Mary Shelley

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In “La zagara e lo scugnizzo”, pubblicato da Pathos edizioni, Guido Parisi costruisce una trama intrigante dando vita a un romanzo in cui si intrecciano elementi propri di differenti generi letterari. La storia, ambientata a Napoli, si svolge in tre diverse epoche: nel 1820, nell’immediato dopoguerra e nella contemporaneità.
Lorenzo, il protagonista, incontra un uomo anziano, Gennaro, in cerca della persona giusta che ne scriva le memorie e – dopo averlo conosciuto – si addentra nella sua vita carica di misteri. Il racconto unisce i diversi piani temporali e le differenti dimensioni partendo dalla morte di una bambina avvenuta nel 1820.
La bambina è Elena Adelaide Shelley registrata l’anno prima negli uffici dell’anagrafe di Napoli come figlia di Percy e Mary Shelley. Intorno a questa, reale, oscura vicenda i biografi di entrambi gli scrittori hanno formulato diverse teorie e l’autore, soffermandosi sulla personalità di Percy Bysshe Shelley e Mary Wollstonecraft Godwin nella prefazione, spiega i motivi per i quali tra le versioni circolanti preferisce la propria.
Studio la vita e le opere di Mary Shelley da diversi anni e il romanzo di Parisi mi ha, perciò, attratto come una falena lo è dalla luce. Mary fu una disobbediente da manuale: a sedici anni scappò di casa con un uomo sposato e padre di famiglia.
Dotata di intelligenza e talento ebbe per genitori due filosofi e scrittori anticonformisti: William Godwin e Mary Wollstonecraft. La madre, che morì di setticemia dieci giorni dopo averla partorita, scrisse un testo considerato una pietra miliare nella storia della rivendicazione dei diritti delle donne: “A Vindication of the Rights of Woman” (1792), lo fece partendo dall’osservazione diretta dei cruenti fatti accaduti durante la rivoluzione francese.
Mary e Percy, talentuosi e dotati di personalità complessa, condussero una vita raminga lontani dall’Inghilterra allo scopo di sottrarsi ai creditori e all’ostracismo sociale che li aveva colpiti in seguito alla loro fuga e al ménage familiare scelto. La bambina che adottarono non visse mai con loro, si trattennero a Napoli per qualche mese e quando andarono via disposero per il suo sostentamento.
Nel romanzo incontriamo la bambina attraverso una costruzione narrativa originale del tutto credibile in una città in cui il rapporto tra i vivi e i morti è fatto di quotidiana frequentazione, ella appare insieme con Mary Shelley, a Lenuccia una sfortunata creatura di cui l’anziano signore parla al protagonista.
Procedendo nella lettura una prima interessante riflessione sorge a proposito dell’incontro tra Lorenzo e Gennaro, l’anziano uomo, a proposito del ruolo di ghostwriter. Cosa accade quando tra le persone che comunicano si interpone un mediatore? La verità viene, anche solo inconsapevolmente, alterata? Il traduttore, o chi presta il proprio scrivere ad altri, interviene a manipolare il messaggio originario? Può realmente esserci una totale obiettività da parte di chi si fa portavoce per altri?
I miei studi mi hanno insegnato che ognuno, anche coloro che pongono la massima attenzione e rigore, lungo il processo comunicativo lasciano delle scorie. Chi traduce da un mezzo espressivo all’altro interpreta, lo fa sempre, anche se armato delle migliori intenzioni. Ma Lorenzo è ghostwriter solo incidentalmente perché, di fatto, diventa autore. A lui spetterà il compito di indagare e svelare i segreti legati alle esistenze dei diversi personaggi che compongono il mosaico della trama.
Lenuccia è una bambina cieca e con una gamba più corta dell’altra ma dotata della capacità di una vista altra, a lei compaiono Mary ed Elena Adelaide per comunicarle sentimenti e sofferenze. A lei Gennaro è legato da un rapporto profondo che trascende la dimensione razionale.
Nel romanzo ci sono legami affettivi la cui profondità è suggellata da un fiore, il fiore del limone: la zagara. È un profumo intenso che avviluppa i sensi e stordisce provocando un illanguidimento del corpo e dell’anima. È il profumo dei giardini mediterranei che chi ha conosciuto non dimentica.
La zagara accompagna la storia in cui Gennaro è lo scugnizzo che ricorda la sua infanzia e Lorenzo lo scrittore che ne ripercorre i passi della vita adulta. Dal racconto emergono le ferite lasciate dalla storia, strappi dolorosi mai del tutto rimarginati, che nella trama si riferiscono a due momenti storici: la Repubblica Partenopea del 1799 e la seconda guerra mondiale.
Nel primo caso l’autore ricorda l’oltraggio perpetrato dall’ammiraglio Nelson ai danni dell’ammiraglio Francesco Caracciolo, l’inglese lo fece impiccare a un pennone della nave al suo comando lasciandone il corpo esposto per poi gettarlo in mare.
Chi è napoletano, a questo episodio che ancora brucia per il dileggio e l’onta inflitti, aggiunge la vista di un portone chiuso da oltre due secoli, quello di Palazzo Serra di Cassano, fatto sbarrare dai genitori di Gennaro, il giovane figlio mandato al patibolo insieme con gli altri protagonisti della rivoluzione del ’99. A tali ferite, ancora vive, si sommano quelle inferte dall’ultimo conflitto e – non dimenticherei – le altre, mai sopite, apertesi durante il processo di unificazione che ancora marca una contrapposizione tra Nord e Sud del Paese.
Il romanzo si dipana attraverso l’uso di tre lingue, l’italiano, l’inglese e il napoletano che, come molti sanno, ha dignità di lingua e non di dialetto, creando un dialogo interculturale tra mondi diversi. La comprensenza di tre registri linguistici mostra come quando si scrive si porti con sé il proprio nutrito bagaglio poiché Parisi, frequentatore e docente di lingue straniere che nella vita crea ponti linguistici tra culture diverse, ripropone questa attitudine dando vita a un romanzo dallo schema intrigante che tiene insieme dimensioni, personaggi, epoche e suggestioni che suscitano curiosità e riflessioni su temi diversi.
Un romanzo? Un giallo? Una ricerca storica? Quel che l’autore ha costruito è un po’ dell’uno e un po’ dell’altro ben miscelati in una storia interessante in cui trova posto anche una riflessione sul rapporto tra l’educazione ricevuta e il sentimento per la religione cattolica.
Napoli è una città che rimane dentro a chi vi è nato ed è andato a vivere altrove, a chi la scopre con una mente aperta per coglierne la complessità e a chi è dotato di una vista altra. Parisi lo sa, conosce ogni implicazione di questi cordoni ombelicali e li racconta bene.
Al lettore/trice attento non sfuggirà una nota di malinconia, come di un approssimarsi della stagione invernale quando le giornate si accorciano e ci si ritrova a pensare a cose accadute nel passato così come a chi non è più giovanissimo non sfuggiranno le notazioni di una Napoli che fu e più non è.
©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Guido Parisi,
La zagara e lo scugnizzo,
Phatos edizioni
Pagine 277
euro 15
L’AUTORE
Guido Lauro Parisi, laureato in Lingue e Letterature straniere presso l’Istituto Orientale di Napoli, ha insegnato nelle scuole italiane e in università straniere (Vilnius, Kaunas, Ottawa, Turku, Katowice). Si è occupato dell’istituzione di diversi centri destinati alla diffusione della lingua e cultura italiana all’estero; è stato direttore della sezione Amici della cultura italiana Zinja, a Vilnius; fondatore del Comitato della Società Dante Alighieri di Panevezys, in Lituania, e del Comitato della Società Dante Alighieri di Katowice in Polonia. Durante la sua carriera all’estero si è dedicato, tra l’altro, al teatro psicopedagogico, inteso come strumento per l’insegnamento/apprendimento dell’italiano come L2. I suoi libri, destinati principalmente al mondo dei ragazzi e della scuola, in lingua italiana e in lingua inglese, sono stati pubblicati da note case editrici italiane e britanniche. Con Pathos Edizioni ha pubblicato nel 2020 Quella notte in Polonia – 1 aprile 2005.

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