L’arte contro ogni forma di violenza. L’arte come riscatto dal dolore. Pina Della Rossa vive e lavora a Napoli. Docente di Disegno e Storia dell’Arte, è attiva sulla scena dell’Arte dagli anni Ottanta. Ha esposto in numerose mostre nazionali e internazionali. È possibile trovare le sue opere in Collezioni Permanenti presso Musei e Archivi di arte contemporanea, in Italia e all’estero. Uno dei suoi lavori più recenti è entrato in Collezione al Museo Madre di Napoli. Nel 2016 è stata inserita nell’Atlante dell’Arte Contemporanea a Napoli e in Campania, a cura di V. Trione – per il progetto di ricerca e documentazione del Museo MADRE – Napoli. Ed. Electa.
«Quando l’arte diviene canale privilegiato di espressione autobiografica – racconta Pina Della Rossa – non può che assumere due connotazioni, la prima dello scavo interiore, con una portata di sofferenza che precedentemente sembrava rimossa; la seconda di catarsi e di superamento del dolore, che si materializza in tutta la sua determinazione. Il nemico finalmente lo si guarda negli occhi. Le ferite come segni permanenti dell’anima diventano testimonianza non solo dell’Io narrante, ma di una collettività che si riconosce nel delirio universale di uno strappo intimo che la violenza provoca. Una violenza che ti fa sentire inadeguata, colpevole di non aver reagito, recisa nei sogni e nei desideri in un’età in cui dovresti essere dominatrice di te stessa. Ed in quel cammino di scelte e di progetti che stai intraprendendo tutto si incidenta, si ribalta. Hai la sensazione di vivere una vita che non ti appartiene più, segmentata, lesa e straziata. Ti fai passare addosso gli anni ed inconsapevolmente fai delle scelte che ti conducono sempre verso quel punto, quasi a voler segnare il traguardo del “non ritorno”. Poi il dolore si lenisce con il potere dell’evocazione prodotto dallo scatto di una fotografia che non si presta ad alcuna produzione statica».
Pina Della Rossa focalizza la sua ricerca sulla comunicazione visiva, attraverso il visual design, la fotografia, la pittura, le opere tridimensionali, fino all’uso delle nuove tecnologie digitali e multimediali.
«Nasce “Dopo la Battaglia” continua l’artista un progetto in cui comincia la mia narrazione e la “ricerca di me stessa”. Mi lascio alle spalle qualsiasi produzione ingabbiata in forme di realismo o di oggettività per privilegiare una fotografia che è disposta a negare la fisicità e a cogliere l’informale, l’immateriale che la società dell’apparire trascura, un informale che si nutre di tutte le sfumature dell’animo umano. So, però, di dover continuare il mio viaggio per trasferire la sofferenza personale all’interno di una meditazione collettiva che sappia intrecciare la dimensione intima della singolarità con la pluralità di quei vissuti che condividono la legge bruta della prevaricazione e della violenza. Da qui, la riflessione di dare un nuovo volto al dolore, di renderlo addirittura pubblico, di aprire le porte al trauma convinta che l’arte sia canale di massima veicolazione sociale. Un dolore al servizio di quanti non ancora hanno superato l’indelebilità delle flagranti ferite dell’animo ed il peso del silenzio e della solitudine. Ecco, così, il progetto “Segni Permanenti”, nato nel 2018, è stato presentato, nella sua prima parte, nel settembre 2019 al Museo MACRO di Roma, in cui si assiste al passaggio, sul piano personale, oltre che artistico, di una maturità che trascende la malattia dell’animo singolo per assumere la connotazione di messaggio universale. Ciò che sto cercando di mettere in piedi è il ricorso alla funzione sociale dell’arte, ad una narrazione che vuole facilitare l’ingombrante e paurosa lettura dei fenomeni di violenza, che molto spesso restano nascosti nelle pieghe dell’animo, attraverso una testimonianza diretta che dia la cifra di quanto sia possibile trasformare quel dolore in un impegno a sostegno di se stessi e del genere umano».
E aggiunge a gran voce: «Io la mia battaglia l’ho vinta, nel momento in cui ho compreso di poterla narrare artisticamente. Ora la dedico a donne e uomini che hanno bisogno di guardarsi dentro e di sapere che il silenzio va spezzato. Il progetto al Macro si è svolto attraverso una performance collettiva in cui l’Azione è reale, come Reale è stato l’Accaduto».
Segni Permanenti – Volti, 2020” è un progetto che attraversa fotografia, pittura, video e installazioni. Per partecipare, si può inviare all’artista la foto del proprio volto in bianco e nero (formato 10×10 cm) con un libero intervento di colore rosso, come simbolo di solidarietà e testimonianza contro la violenza, e anche la stessa foto senza intervento. La partecipazione al progetto è su invito da parte dell’artista. I partecipanti, se lo desiderano, possono inviare anche un contributo scritto, un testo poetico, o un pensiero legato alla tematica della violenza, un’emergenza nell’emergenza in questo recente periodo storico. I testi e gli interventi saranno pubblicati sui vari canali social e su un catalogo d’arte dedicato. Le foto pervenute saranno esposte come evento in uno spazio espositivo da definire. A causa della pandemia, i tempi si sono prolungati, tutto si sposta nei mesi dopo l’estate.
I file delle due foto, formato quadrato, in B/N, in jpg ad alta risoluzione, 300 dpi, con e senza intervento rosso e l’eventuale testo, devono essere inviati a pinadellarossa15@libero.it. Le stesse foto, stampate con dimensioni cm 10×10, con l’intervento rosso in originale e senza intervento, devono essere spedite tramite posta ordinaria a: Pina Della Rossa, via Canonico Stornaiuolo, 64, 80144 – Napoli.
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Galleria di riferimento: http://www.adrart.it
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Progetto di Pina Della Rossa
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In foto, flagranti ferite dell’anima, “stigme” di celata violenza, rimosse
attraverso una performance collettiva a valenza catartica

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