Anniversario delle quattro giornate di Napoli. la città rende omaggio ai femminielli che combatterono i nazifascisti.  La loro figura  era spesso relegata a mestieri umili, come venditori di gassose, castagne, spighe e altro nei loro bassi, la riffa con il panariello nei vai borghi di Napoli dove arrifavano bambole, carne, e nei giorni natalizi e pasquali, ‘o cesto che conteneva cibarie della festività corrente.
Ma non si occupavano solo di questo, spesso avevano il ruolo di badante, di casalinghe,  di mamme (qualche volta – di nascosto- anche il ruolo di mogli-) in particolar modo quando le donne erano impegnate nella Resistenza.
Ma anche i nostri femminielli scesero per le vie di Napoli per combattere il nazi fascisti, per cacciarli dalla nostra città. Proprio per questo oggi primo ottobre  l’Istituto Galiani (Piazza Carlo III) ha  organizzato un incontro con studenti e docenti, per ricordare i valori dell’uguaglianza, fratellanza, e giustizia della nostra carta costituzionale , nata della Resistenza al nazifascismo. Mentre accoglie una targa per commemorarli il quartiere San Giuvanniello (Via San Giovanni e Paolo) dove ci furono i primi moti.

Qui sopra, Antonio Amoretti, presidente Anpi Napoli. In alto, un'immagine delle 4 giornate
Qui sopra, Antonio Amoretti, presidente Anpi Napoli. In alto, un’immagine delle 4 giornate

Presente Antonio Amoretti che probabilmente è l’ultimo partigiano ancora in vita, protagonista delle quattro Giornate di Napoli e presidente Anpi Napoli. «Ricordo molto bene questo gruppo di persone che si distinse al nostro fianco nella lotta per liberare Napoli dal nazifascismo. Quando scoppiarono le insurrezioni, i femminielli scesero in strada sparando al fianco di noialtri. Si trattava di maschi omosessuali travestiti da donna, presenti a decine nel quartiere dove erano soliti riunirsi in un terreno nella zona di Piazza Carlo III».
Alla storia si collega anche Antonello Sannino, presidente Arci gay Napoli: «Che la nostra città  abbia una delle più ampie comunità transessuali d’Europa e sia una delle città italiane più gay friendly  è soprattutto il frutto delle vicende dei femminielli. Senza il contributo delle donne e dei femminielli, alcune zone di Napoli come le conosciamo oggi non ci sarebbero più… Sarebbero state rase al suolo nel 1943».
Molte associazioni hanno contribuito all’evento, tra queste l’associazione trans Napoli (Atn) presieduta da Ileana Capurro. «E’ un dovere morale- dice la vicepresidente Loredana Rossi – ricordare le nostre combattenti. Nel mio immaginario rivedo le loro lotte, i loro patimenti, il  loro donare vita , sangue e anima. Alcune le ho conosciute, come ‘a Pullera e Vincenzo ‘o fummenello. E tante altre come loro hanno aperto la strada a noi attuali trans, e gay, che sicuramente oggi non subiscono l’umiliazione di essere portati abbasce ‘e celle oppure relegati a fare ‘a culata o altri umili mestieri».
La sua riflessione continua accorata: «Sicuramente oggi non dobbiamo prendere il nerofumo da sotto le tiane per truccarci, basta la chirurgia estetica per diventare bambole. Con la loro coraggiosa visibilità hanno abbattuto pregiudizi, facendoci integrare nella  società. Ma alcune lotte non sono finite e noi come loro ancora combattiamo scendendo in piazza per i nostri diritti e la nostra dignità. Non siamo solo quelle che battono i marciapiedi, noi vorremmo posti di lavoro- un diritto negato a molti- ma nel nostro caso è più difficile, sono poche le trans che occupano posti di lavoro decorosi. Per chi come me è stata cacciata di casa la prima opportunità è stato il marciapiede. Oggi vivo il mio quotidiano, occupandomi delle problematiche delle trans, lo faccio con amore e passione perché ho vissuto sulla mia pelle discriminazioni e offese. Perciò sogno una casa di accoglienza che ospiti chi viene allontanata da casa solo perché è naturalmente donna nell’anima».
E diamo la parola a Salvatore Stavolo, presidente Blu Angels Napoli (Arco associazione circoli ricreativi omosessuali). «La mia scuola è stata la strada , nel mio percorso di vita i miei primi amici sono stati proprio i femminielli. Da loro ho imparato molto, il loro modo di essere liberi, il vivere la vita senza filtri, la loro cultura appresa attraverso la strada, insomma gran parte di quello che oggi metto in essere per affrontare il mio lavoro all’interno del mio circolo ricreativo. Siamo sempre presenti alle manifestazioni organizzate da Atn e Arci gay con cui abbiamo creato un’ottima sinergia. I femminielli storici mi hanno dato forza, certo il mio percorso è stato diverso, ma sono orgoglioso di averle frequentate. Ricordo con nostalgia Coccinella, Catena, ‘a Russulella  e tante anime belle che a modo loro si sono imposte con le loro figure. Erano tempi in cui non esisteva  la chirurgia estetica. Utilizzavano calzini e ovatta, nei reggiseni che le facevano apparire formose. Bastavano tacchi, gonne, parrucche e calze per scendere sul marciapiede… un arrangiarsi… Poi sono arrivati gli ormoni».
Spesso il mondo del cinema, della letteratura,  del teatro ha usato la storicità del femminiello: citiamo, per esempio, Roberto de Simone, Annibale Ruccello, Enzo Moscato, che ci hanno sempre proposto spettacoli intelligenti e pièce dalla profondità storica. Mentre il regista Fortunato Calvino porterà in scena, il 20 e il 21 ottobre, al teatro Nuovo, A Tarantina, l’ultimo femminello di Napoli. Un ritratto forte, importante, dalle mille sfaccettature, con interviste su tutte le testati mondiali per dare voce alla Tarantina. Lo spettacolo ha debuttato nella stagione scorsa a Roma al teatro Off con  ottimo successo di pubblico e critica.
Vogliamo chiudere ricordando un episodio(O spusarizio masculino) riportato in un libro dell’antropologo Abele de Blasio (1858-1945). Ne è protagonista Carluccio che scriveva una missiva al suo amante.
Caro Ciccillo. Io mi avveleno colle capuzzelle di fiammiferi perché tu ammogliandoti non potrai più abbracciare chi tanto ha sofferto per te arrivando a darti finanche il suo onore. Del resto io ti perdono dell’offesa fattami perché sei cattivo come gli altri uomini. In qualche momento della tua vita e delle tue gioie arricordati del tuo aff amante Carluccio.
Quanta sofferenza e quanto dolore in queste parole di Carlo che si toglie la vita con il fosforo facendosi scrivere l’ultima lettera per l’amante Francesco. Questi erano i papà degli attuali omosessuali, trans, gay, che all’epoca venivano apostrofati con titoli dispregiativi e  davvero mortificanti. Oggi molto è cambiato,  ma c’è ancora tanta strada da fare.