Oggi prendiamo “nn caffè con … Rosario Stornaiuolo”, che saluto e ringrazio, con il quale continuiamo il ciclo di incontri per parlare di autonomia differenziata e dei rapporti socio-economici tra Nord e Sud del paese. Rosario Stornaiuolo è presidente di Federconsumatori Campania.

Stormaiuolo| ilmondodisuk.com
Qui sopra, rosario Stornaiuolo. In alto, immagine simbolo della scuola, uno dei settori su cui investire per rendere davvero unita l’Italia

Caro Rosario, dal tuo osservatorio, ovvero dallo “sportello” dell’associazione che presiedi, nella tutela giuridica dei cittadini, in qualità di consumatori, utenti e risparmiatori, l’autonomia differenziata si concretizza in alcuni campi (banche e assicurazioni, prezzi e tariffe, scuole e università) o è lontana da quell’osservatorio?
«Innanzitutto è bene ricordare che l’autonomia differenziata per Veneto, Lombardia edEmilia Romagna può essere raggiunta solo se c’è un accordo e un incontro di intenti fra le Regioni interessate e il resto del Paese. Soprattutto quelle del Mezzogiorno. Chiediamo alle istituzioni tutte di impegnarsi fattivamente per superare le disuguaglianze che fanno male all’Italia ed al Mezzogiorno. Perché se concedere l’autonomia a quelle tre Regioni significa affossare un sud già claudicante, allora non possiamo fare altro che combattere “civicamente” questa scelta. Quello che in Federconsumatori vediamo ogni giorno supportando i cittadini nei campi di nostra competenza riguarda questi campi. Così come altri. A mio modo di vedere la forbice dell’autonomia è troppa ampia. E di sicuro se dovesse concretizzarsi l’autonomia differenziata per Veneto, Lombardia e Emilia-Romagna ci sarebbe una ripercussione sui cittadini. Anche su quelli che sono utenti della nostra associazione».
Da almeno un trentennio il dibattito sul meridionalismo si è abbastanza affievolito, cioè non è più in grado di elaborare, ma solo analizzare la cosiddetta “fase”. Come la mettiamo con le pulsioni separatiste innanzitutto di Veneto, Lombardia e Emilia Romagna?
«Il dibattito sul meridionalismo non si è affievolito. Forse è mutato. Io credo che quello che invece è sempre più presente è proprio il dibattito sul separatismo del nord o quantomeno di alcune Regioni. Quello che oggi è definito come autonomia differenziata e che una volta veniva invocato come secessione, soprattutto da una parte politica che invece oggi inneggia all’unità d’Italia».
La nostra Costituzione esplicita due elementi incontrovertibili: la progressività della tassazione e una azione redistributiva che mette tutti i cittadini nella stessa posizione di partenza. Questo significa, in pratica, che i territori più ricchi debbono dare di più e fungere da elemento compensativo per quelli più poveri. Secondo te, succede questo tra Nord e Sud?
«Succede in parte. In realtà negli ultimi anni, dal mio osservatorio, l’azione redistributiva non è stata  fatta a favore di soggetti quali famiglie e cittadini, associazioni, organizzazioni no profit ed una serie di agenti della mediazione sociale. Non è stato fatto abbastanza, per esempio, sulla dispersione scolastica. Bisogna attivarsi perché non è assolutamente possibile accettare che un cittadino in Campania, ancora oggi, consumi il 30% in meno rispetto  a un cittadino veneto in beni di largo e generale consumo, poiché più povero».
Leggendo il rapporto “Pendolaria” di Legambiente che analizza la situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia, si potrebbe dire a ragion veduta che si è passati da “Cristo si è fermato a Eboli”, parafrasando il romanzo di Carlo Levi, a “Cristo si è fermato a Salerno”. Cioè l’Alta Velocità non scende oltre questa provincia campana. Ci sono tratte ferroviarie al Sud, a parità di chilometri con quelle del Nord, che vengono percorse in un tempo fino a quattro volte maggiore. Questo è un problema di investimenti pubblici e/o altro?
«Pendolaria ha sentenziato che le linee ex Circumvesuviana, gestite da Eav, sono la peggiore ferrovia d’Italia. Negli ultimi anni il trasporto locale su ferro stava peggiorando. Nel 2019 è stato pessimo. Non se la passano bene neanche le linee metropolitane, soprattutto quella gestita da Anm, ovvero la linea 1. Già prima dell’incidente ferroviario il servizio non era qualificabile come di una metropoli quale è Napoli. Lo stesso vale per i mezzi su gomma, se ci fermiamo alla sola provincia di Napoli. Discorso a parte merita l’alta velocità. Il problema della mancanza della Tav a sud di Salerno è da leggere nei mancati investimenti. Investimenti che andrebbero a toccare anche interessi sia pubblici che privati. Realizzare una tratta dedicata significherebbe inoltre seguire in maniera costante i lavori, controllare in maniera capillare le aziende coinvolte, per evitare che si verifichino infiltrazioni mafiose come è già accaduto in altre aree del Paese».
Se si “differenziano” il servizio sanitario nazionale e la scuola pubblica, quale ulteriore servizio pubblico ci consentirebbe di dire che l’Italia è una e indivisibile? «La sanità e la scuola sono già regionalizzate. A riguardo non è necessario dire che non è ammissibile che un cittadino che vive al Nord ha una aspettativa di vita maggiore di tre anni rispetto ad una persona che risiede al Sud. La stessa indignazione va espressa quando si viene informati del fatto che una donna che decide di curarsi in una struttura ospedaliera del Nord, statisticamente, riuscirebbe a prevenire problematiche con otto mesi di anticipo rispetto a una donna che deciderebbe di curarsi al Sud. Si dovrebbe approfondire quali aspetti ulteriori andrebbe a toccare l’autonomia differenziata per le tre Regioni che l’hanno richiesta e quali ripercussioni a cascata potrebbe avere sul resto del Paese. Ma prima di questo credo che sia necessario investire molto di più in entrambi i settori».
L’economista Pasquale Saraceno, in un rapporto per il Ministero del Bilancio del 1972, “profetizzava” che nel 2020 il divario tra Nord e Sud sarebbe stato colmato. Cosa è mancato principalmente e tra gli “indagati” possiamo dire che vi è stata una rappresentanza politica meridionale non all’altezza del compito?
«A distanza di quasi 50 anni possiamo dire che il divario non solo non è stato colmato, ma in diversi settori si è addirittura ampliato. Parlare però col senno di poi può essere troppo facile. Senza dubbio non aver colmato questo divario è da imputare alla classe politica tutta, non solo a quella del sud, anche se quest’ultima ha sicuramente maggiori colpe. Secondo me ci sono colpe anche tra gli imprenditori e nella società civile che a volte non hanno saputo dare la giusta voce alle battaglie dei cittadini».
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