Un forestiero interessato e anche un po’ edotto alla storia e all’architettura delle città antiche che si trovasse a passare per piazza Dante, a Napoli, si chiederebbe probabilmente attraverso quali disavventure l’edificio che vi fa da sfondo appaia ‘spiazzato’ rispetto a quanto resta dell’emiciclo che lo conteneva tra le sue ali, oggi appiattite in un anonimo selciato.
Apprenderà che il Largo del Mercatello cinquecentesco, aperto tra le Fosse del grano e le Cisterne dell’olio, divenuto Foro Carolino nel Settecento e ornato dalle statue delle virtù del primo re della Napoli indipendente, Carlo di Borbone, sia stato nel Novecento manomesso da qualcuno che non conosceva, o non rispettava, la storia della città né si era reso conto che l’emiciclo vanvitelliano era parte integrante dell’armonia del luogo, dalle chiese ai palazzi aristocratici alla musicale via San Sebastiano il cui convento, comunicante con la piazza, divenne poi Convitto dei Gesuiti e, nel 1861, Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, il più antico liceo classico di Napoli.
Se si fosse informato prima di metter mano ai lavori, avrebbe appreso sul campo che la conoscenza si alimenta nel tempo di sempre nuovi saperi, e che appendere simbologie cerebralmente scelte quali espressioni di una cultura e di una civiltà  in una stazione, pregevole finchè e se svolge il suo servizio, e storpiare all’uopo una piazza plurisecolare, non è certo metodo esemplare per veicolare la storia e l’arte di una città plurimillenaria.
Varcato l’arco della splendida Port’Alba vicereale, aperta nelle mura angioine per rendere accessibile il passaggio da un lato all’altro della città, negozi di vari stili e misure offrono, esposta nelle vetrine, all’interno e sui banchetti lungo il marciapiede la stessa merce: libri, libri di tutte le fogge, i colori, i contenuti, le età e lo stato di conservazione ma che hanno in comune il prezzo di vendita, di molto inferiore a quello di qualsiasi altro libro in qualsiasi altra libreria.
Chi è di Napoli o vive a Napoli, chi quella Porta l’ha varcata infinite volte e da quelle bancarelle ha attinto materia rara e preziosa quasi inconsapevolmente, guarda a quelle poteche, vetrine, banchetti e bancarelle colmi di tomi, riviste, atlanti, guide, antologie, enciclopedie, vocabolari, partiture di canzoni e di opere, romanzi, opere omnia di filosofi, di scrittori internazionali, e si sente a casa.
Ha appreso da tempo che quei libri servono a reggere le mura, Port’Alba con i suoi santi protettori, la settecentesca pizzeria che ne porta il nome e che i vuoti nelle pareti delle librerie chiuse sono altrettante offese alla città e altrettanti e pesanti autogol di chi della custodia e della diffusione della cultura dovrebbe avere istituzionalmente cura.
Il napoletano ricorda a Port’Alba la sua adolescenza, i libri usati durante l’anno scolastico e venduti al termine e le pizze mangiate a libretto con parte del ricavato, e vi ritorna a comprarli i libri su quelle bancarelle che fanno parte dei suoi ricordi adolescenziali. E se ricorda tanto e la sua adolescenza è lontana, evita di porsi domande.
 Per chi ha trovato sulle bancarelle di Port’Alba un volume del Monitore Napoletano, i deliziosi libretti ornati di volute barocche de Il nipote di Rameau e del Socrate Immaginario, una raccolta su Capri di Norman Douglas, gli insostituibili, eleganti densi e succosi libretti della BUR, Biblioteca Universale Rizzoli, che conteneva l’Universo non riesce, spesso, a cercare nelle librerie-store-supermercati qualcosa che lo agganci con la stessa, affascinate tenacia di quei libri dal contenuto immenso e dal prezzo irrisorio.
Il visitatore che fedelmente ritorna e ogni volta ricorda l’esortazione di Vincenzo Cardarelli fatta propria da Giuseppe Marotta: Coraggio, guardiamo, non è un Masaniello, né una Giovanna d’Arco, e nemmeno un Giordano Bruno pronto a giurare, sfidando il rogo, che la Port’Alba di qualche decennio fa è stata adeguata per densità di botteghe alle capacità cognitive e culturali dei seminatori di turno, che strappano il grano e innaffiano sapientemente l’oglio.
I visitatori non si fanno né fanno domande, ma quando capita loro tra le mani un libro come quello scritto da Nunziante Pironti per festeggiare, alla maniera di un libraio appartenente alla quarta generazione di librai-editori napoletani il suo cinquantesimo compleanno, non può non parlarne con tutto l’entusiasmo che il libro merita e riflettere sui cambiamenti subiti, e non in meglio, dal luogo.

Nunzio Pironti| ilmondodisuk.com
Qui sopra,Nunzio Pironti. In alto, la storica strada dei libri, Port’Alba

Nunziante Pironti, Nunzio per gli amici, nipote di Tullio, grande amico di chiunque ami il coraggio e la felicità creativa dell’attività di editore, considera il suo accuratissimo volumetto una plaquette per gli amici, anzi una bomboniera, e ne condensa fin dal titolo gli intenti: una divertente scorribanda nella storia della sua arte, un percorso di vita tracciato con leggerezza, avvenimenti narrati con un’ironia sopraffina della quale il titolo è addirittura intriso: Oscar come migliore libraio non protagonista.
Ma protagonista lo abbiamo sempre considerato, eccome, insieme a tutti i suoi eroici compagni di marcia che reggono le mura di via Port’Alba. Quante volte ci siamo incantati dinanzi alle vedute di una Napoli perduta che figura nella sua libreria accanto a libri dalla copertina diafana, quasi estenuata dal tempo che ha percorso col suo carico di parole, di pensieri, di speranze, di consegne a quanti lo avrebbero preso tra le mani mentre intorno tutto cambiava?
 Mette i brividi il pensiero del contrasto tra il loro segreti, i loro contenuti e il nostro presente, ma il continuo ricambio che anima gli scaffali ci fa sperare che il loro tempo avrà sempre un futuro.
Sarebbe piacevole, divertente e opportuno riportare qualche brano di questo Oscar che va a un protagonista dell’arte più preziosa uscita dalla fantasia e dal pensiero dell’uomo, un Oscar alla carriera del nostro scrittore che scrive per diletto e che diletta chi lo legge.
Il suo potrebbe considerarsi un libro di aforismi, e ne riportiamo uno più sarcastico che ironico: Da quando c’è Facebook non ho mai venduto così tanti libri di citazioni! A un’ultima domanda ci spinge la citazione di Marotta: com’è possibile che una di queste librerie, dichiarata bene culturale dello stato nel 1983, chiuda nel 2015, dopo 95 anni di attività?
E’ vero che i beni culturali dello stato giacciono per lo più in catalessi, anzi, sempre a proposito di Piazza Dante, si sa che duecentomila volumi di libri donati al comune sono stati messi al macero, ma è pur vero che un po’ di politica economica non nuocerebbe a questo bilancio eternamente in rosso, per i pedoni, ovviamente.
E com’è possibile che, nel luglio del 2014, mentre il ragazzo colpito dal cornicione della Galleria Umberto lottava tra la vita e la morte, che l’avrà vinta, le autorità che non parteciperanno al funerale mandino a smantellare le bancarelle di Port’Alba, notizia che distoglie in parte l’attenzione del pubblico della immensa tragedia della Galleria?
A proposito: tra le bancarelle affatate di Port’Alba abbiamo anche trovato una vecchia edizione del capolavoro di Truman Capote: A sangue freddo, titolo che ci sembra perfettamente calzante alla situazione.
Come si vede le librerie di Port’Alba, eroiche e benedette dai loro santi protettori, sono pescose come il mare, e non deludono mai: A sangue freddo, O.K., e che i santi protettori continuino a far ribollire il nostro.
Buon compleanno, Nunzio. E un augurio e una preghiera che questi libri non siano mai sottratti al loro eroico compito di sostegno e di punto luce di uno dei luoghi simbolo della storia e della cultura di Napoli. Cento di questi Oscar, tutti meritatissimi.