Finalmente lei. La donna del gruppo famigliare De Filippo. E che donna, Annunziata, ovvero Titina. Dolce, umile, affettuosamente determinata. Grande attrice che conquistava applausi a cascate. E che dopo anni trascorsi con quei fratelli con cui aveva vissuto una infanzia curiosa, particolare, in una famiglia parallela  a quella ufficiale, aveva deciso di imboccare la strada dell’autonomia.
Lo scrive di suo pugno:  «Con dentro al cuore la folle paura di rimanere divisi, non sognavamo che di esserlo… Io trovo ora il coraggio di dirlo. Per anni abbiamo costretto le nostre gambe a seguire un tempo unisono. Sforzi incredibili per mantenere il passo: mentre due correvano, il terzo, chissà perché, a un tratto rallentava l’andatura, e gli riprendeva il desiderio di correre quando gli altri due avrebbero desiderato rallentare. Si decideva alla fine, insieme, di riprendere la corsa, stanchi, malcontenti, irritati da non poterne più. Un giorno detti un urlo e volli assaggiare la gioia dell’ indipendenza».
Questo suo forte desiderio di trovarsi fuori di un magico blocco degli anni Trenta, come lo aveva definito il critico del Corriere della Sera, Renato Simoni, Antonella Stefanucci, attrice di talento tra teatro cinema e tv, questa volta anche  nei panni di regista, lo legge sul palco del Sannazaro di Napoli proprio da quella lettera che indirizzava ai pur tanto amati Eduardo e Peppino e che terminava in un sospiro di libertà: «L’incanto era rotto. Il “blocco” infranto, spezzato, non esisteva più. Un sospiro di sollievo. Alle ammonitrici e affettuose parole di un grande critico, agli sguardi afflitti del nostro pubblico, mi viene da rispondere: Amici miei, credete a me! Meglio un successo di “blocco” in meno… e tre uomini liberi in più!».
Parole che risuonano come un manifesto di emancipazione femminile, poco prima che si alzi il sipario sul suo testo Tornò al nido, riadattato da Antonella e interpretato insieme a Lucianna De Falco, Adele Pandolfi, Eva Sabelli, Gino Curcione e Carmine Borrino (che affianca la regista nella direzione dello spettacolo).
Con l’eco di questo parole, lo spettatore segue l’intreccio firmato da Titina nel libero adattamento rappresentato dalle Titine (così si sono autoribattezzate le 4 interpreti legate da una forte amicizia, insieme ai due uomini ben integrati nella pièce), divertito dal ritmo dell’azione, delle battute, dello spirito di squadra.
Titina dipinge una realtà domestica con il senso dell’imprevisto, ispirata dalle Tre sorelle di Cechov: ma il senso drammatico del drammaturgo russo diventa giocosa azione e complicità scenica.
Una bella luna dipinta sullo sfondo di un’antica casa di campagna in una sera di marzo (ambientazione realizzata da un geniale scenografo come Tony Stefanucci, padre di Antonella,  Maestro all’Accademia di Belle Arti di Napoli): Chiarina (Antonella Stefanucci), Federica (Lucianna De Falco) e Dorotea (Adele Pandolfi) intorno a un braciere esprimono, ciascuna a suo modo, le personalità bizzose di vecchie signorine accudite da un esilarante servitore che non riesce a  fare i conti con  la propria sordità. Finché una coppia insolita non bussa alla loro porta sconvolgendo la loro routine di fine giornata…
Per scoprire cosa succede basta andare oggi pomeriggio al Sannazaro che  offre l’opportunità di una terza (e ultima) replica (alle 18) di un evento applaudito già quest’estate al Napoli Teatro Festival diretto da Ruggero Cappuccio.
Gli innesti nella commedia che ammiccano ai ruoli di Titina in film come  Filumena Marturano o Totò, Peppino e i fuorilegge rafforzano la “malinconica comicità ” del testo che fa riflettere sulla vita e sui suoi improvvisi risvolti. Prodigio compiuto dalla femminilità di 5 donne (autrice compresa) in effervescente sintonia con gli altri due protagonisti. Rendendo  giustizia  anche al talento della scrittura di una persona cui il padre (l’immenso Eduardo Scarpetta)  autorevole, nervoso, gesticolante, autoritario con tutti aveva affidato dal suo debutto di bambina  ruoli maschili.
Contenti e convinti, gli spettatori. Che vorrebbero suggerirne la visione: speriamo che Napoli accolga questa incursione nel mondo di Titina  di nuovo in uno dei suoi teatri. Ieri sera abbiamo visto tra il pubblico Marisa Laurito, neodirettrice artistica del Trianon Viviani: Tornò nel nido potrebbe rientrare nelle sue proposte teatrali? Ci auguriamo di sì.
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In foto, un momento dello spettacolo fotografato da Salvatore Pastore
Per saperne di più
https://www.napoliteatrofestival.it/spettacolo/le-titine-lab/