«Napoli è un arcipelago, ogni quartiere, ogni rione o area sub metropolitana vive per se’ stessa come un’isola autosufficiente, pur condividendo un’unit  apparente. Si possono delimitare zone franche criminali che rappresentano la citt  illegale e zone di citt  legittima» . M. Ravveduto.

Ogni isola di questo arcipelago immaginario ha avuto e ha nell’aria la sua musica e intervistare Luca Nasti vuol dire respirare la canzone classica napoletana e quella di un genere scomparso o forse trasformato…
La canzone napoletana ha una storia e una tradizione che fanno da fondamenta a tutta la musica italiana, sin dalle sue origini ha avuto due percorsi paralleli, l’uno popolare legato alla vita quotidiana della gente che vive nei vicoli e nei bassi, l’altro colto, influenzato dalla musica da camera e dal melodramma, ad uso e consumo delle classi elevate. Alla met  dell’800, grazie all’opera dei padri fondatori della canzone classica napoletana, i due percorsi vengono unificati .
Luca, che cosa è la canzone napoletana?
E’ il nostro biglietto da visita nel mondo, è la perfetta fusione di parole e musica in una melodia che tocca le corde dell’anima. E’ espressione spontanea del popolo partenopeo che attraverso di essa manifesta la sua identit , fatta d’amore per la propria terra, per la persona amata e che racconta anche le difficolt  della vita che da sempre attanagliano la nostra citt , dove i temi della lontananza, della separazione e quindi della sofferenza sono sempre presenti. E’ un misto di dolcezza e di malinconia, di bellezza e nostalgia, è un po’come il Fado dei portoghesi, dove domina la Saudade.
Cosa ha rappresentato e rappresenta nella tua vita?
Mi sono avvicinato alla canzone napoletana un po’ tardi, perch interessato alla musica italiana e straniera. Ho cantato in vari gruppi eseguendo brani dai Beatles, ai Rolling Stones, e altri. Poi c’è stata la svolta decisiva con il mio debutto al Festival di Napoli e Nuove Tendenze, organizzato da Canale 21 nella persona dell’Avv. Vittorio Torino. Essa, nella mia vita rappresenta una passione che coltivo da ragazzo, attraverso mio padre. E’ una sorta di ” innamorata ” alla quale sono rimasto sempre fedele nel tempo, perch canta i più bei valori dell’animo umano, mi ha sempre sedotto, come una magnifica sirena.
Nasci nel cuore antico di Napoli, San Gregorio Armeno, quanto porti con te di quella realt ?
Questa strada cos ricca di storia e famosa per le botteghe di arte presepiale è sempre nei miei ricordi e mi ha trasmesso i valori di modestia, di impegno, di lotta per la vita, in quanto primo di 4 figli ho lavorato, appena adolescente, come garzone di salumeria. Anche se ormai da 30 anni non ci abito più non vuol dire che non mi appartenga, anzi quando ci torno è come ritornare a casa, alla mia infanzia.
Nel 1982 Luca incontra il Maestro Mario Merola e quindi la “sceneggiata”, ci una canzone da recitare, di matrice popolare con una vena verista-patetica, composta da 3 atti. La sceneggiata fior dopo il primo conflitto mondiale, quando lo Stato italiano impose la censura e forti tasse agli spettacoli di variet . La prima opera sceneggiata fu ” Pupatella ” tratta dall’omonima canzone di Libero Bovio, che portò in scena il genere, fatto di canto, musica, monologhi, ballo e recitazione. I motivi principali sono l’amore, la passione, la gelosia, i valori ancestrali, l’onore, il tradimento, l’adulterio, mamme morenti, il rapporto viscerale madre-figlio, giovani nullafacenti e dissennati, la vendetta, il codice d’onore, la lotta tra il buono e o malamente, La triangolazione della sceneggiata è infatti composta da isso ( eroe positivo ), essa ( l’eroina ) e o malamente ( il malavitoso, l’antagonista ). Ciò che caratterizza la sceneggiata è il ruolo attivo della platea in quanto si identifica con i personaggi, soprattutto con il buono che fa trionfare, nonostante finisca sempre in carcere al posto dei potenti di turno.

Mario Merola dapprima interprete della canzone classica napoletana,
con i suoi cavalli di battaglia che lo resero famoso in Italia e all’estero furono Guapparia e ‘O Zappatore. Merola, negli anni 70-80 rilancia la sceneggiata napoletana che porter  in televisione e all’estero per lo più per il pubblico di origine italiana.
Racconta Luca «Quando il Maestro Mario Merola mi contattò per far parte del cast di ” Zappatore ” ( la sceneggiata più importante in assoluto ) rimasi attonito, non credevo a quello che mi stava accadendo, il re della sceneggiata aveva chiesto di me. Io non avevo mai visto in teatro una sceneggiata e non sapevo che il pubblico partecipa a tutto ciò che accade sul palco. Ricordo un episodio che rimarr  sempre nei miei pensieri, eravamo in Sicilia, precisamente a Ragusa, quando arriva il momento clou della commedia, l’avvocato (io), insieme alla sua compagna, rimasti in panne con l’auto vanno in cerca di un meccanico e si ritrovano nei pressi della casa d’infanzia dell’avvocato che l incontra i suoi genitori            6                 è« «    oè  á«sptBLlibrineBlinkBBd dBd d«BpGBB«7Be«BEBBèMODEBHlèNOèBB» OJBe
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Il tempo passa e i tempi cambiano, si fa avanti un nuovo genere musicale espressione della cultura postmoderna la canzone neomelodica.
Tale genere sviluppa suoni, ritmi, colori e dialetti che si sovrappongono, si confondono, si combinano fino ad originare un magma indistinto, in cui testi e musiche sembrano tutti uguali. Cos capita di trovarsi sempre più spesso difronte a ragazzi che cantano in un dialetto sporco con testi di dubbia moralit . Se la Napoli di una volta, quella dei vicoli, dei bassi, della promiscuit , emozionava per i suoi emigranti, per un dolore di una madre, per la sofferenza del carcere, oggi una certa Napoli si esalta per le gesta di un killer, l’infamia di un pentito, l’uso facile delle armi, il dovere della vendetta a tutti i costi. Il genere neomelodico è la metafora sonora di una minoranza che ha trovato nella musica il modo di contrapporsi alla cultura ufficiale con cui non sa discutere.

Luca, canzone classica napoletana, sceneggiata, neomelodico, potresti interpretare anche quest’ultimo genere musicale?

Non ho niente in contrario al genere neomelodico, ma non mi ci ritrovo. Resto un convinto cantore della canzone classica napoletana , mi da grande soddisfazione vedere negli occhi dello spettatore la gioia che prova nell’ascoltarla.
Se ogni artista è il congegno attraverso il quale il suo tempo si manifesta, allora a cosa serve cantare i classici napoletani?
Cantare la canzone napoletana, per noi partenopei, è motivo di orgoglio, proprio perch sono classici e trasmettono valori universali. C’è tutto un universo racchiuso in essa anche se ad alcuni potrebbe sembrare lontana dalla realt  cos frenetica dei nostri giorni, a mio avviso, l’artista ha il dovere di salvaguardare questo immenso patrimonio e farlo conoscere alle nuove generazioni.
Luca ha preso parte anche a film come “Papa Giovanni XXIII, per la regia di Giorgio Capitani; fiction come ” Un posto al sole ” e ” La Squadra “, alcune trasmissioni televisive e a teatro con, Lina Sastri, Aldo Giuffr, Gigi Savoia e Gloriana. E continua, con la sua voce calda e appassionata, una attivit  a pieno ritmo, tra concerti, tour estivi, progetti, docenze in associazioni culturali e promozione di nuovi album.

Nelle foto, Luca Nasti sul palco

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