«Misurarsi con Cechov è davvero una grande sfida perché il non detto e il non scritto di questo strano ma enorme autore, che non amava il teatro quanto la novellistica, o meglio non amava le rigide convenzioni teatrali, e che non si sentiva particolarmente tagliato per la scrittura di scena, hanno radicalmente trasformato e deviato la storia della drammaturgia mondiale».
Così parla Giovanni Meola alla (quasi) vigilia di “Tre. Le sorelle  Prozorov” di cui firma la regia e l’adattamento dal dramma originale Tre sorelle. Lo spettacolo va in scena domenica 21 luglio, alle 21.30, alle terme Stufe di Nerone di Bacoli. Terzo appuntamento per l’ottava edizione dell’iniziativa teatroalladeriva. Protagoniste, Roberta Astuti, Sara Missaglia e Chiara Vitiello.
La storia ruota intorno alle figlie di un generale morto l’anno appena trascorso: Maša, sposata giovanissima a Kulygin, un professore di ginnasio che non ama; Ol’ga, la maggiore, insegnante in un liceo femminile, e Irina, la più giovane e bella. Le tre sorelle sono in attesa di trasferirsi a  Mosca per sfuggire alla soffocante e mediocre vita di provincia.
Continua Meola: «Nessuno aveva disseminato i testi teatrali, fino a quel momento, di una così enorme messe di sottotesti, di inespressi, di accenni, di ritirate, di mondi da svelare ma, per un verso o per l’altro, insvelabili. È davvero bellissimo affrontare lo studio dei suoi lavori, nel tentativo di estrarne un succo destinato ad essere poi tradotto, se possibile, in vita sulla scena. Tre sorelle mostra infinite possibilità in tal senso perché sono tanti i misteri che celano i personaggi in quello che, sotto certi punti di vista, è un giallo dell’anima».
Un paziente lavoro di decostruzione, per mettere a fuoco l’essenza del testo firmato dall’autore russo: «Con le mie attrici e la mia assistente alla regia- sottolinea- abbiamo smontato pezzo per pezzo i quattro atti e poi, poco alla volta, abbiamo montato qualcosa che, come mi piace pensare, è assolutamente Cechov anche se di fatto non lo è. Del resto, il fatto stesso che si lavori in uno spazio scenico assolutamente nudo e con solo tre attrici che interpretano tutti i personaggi può far intuire che tipo di lavoro sia uscito fuori da tutto il nostro lavoro».
Infatti, l’azione prende corpo sulla zattera del piccolo lago artificiale alle Terme: suggestivo scenario che rende unica la rassegna diretta da Meola.  «La soddisfazione più grande in assoluto- racconta- è l’aver fatto affezionare uno zoccolo duro di spettatori a Teatro alla Deriva. Ricordo il primo anno di direzione artistica: pochi spettatori, poca attenzione da parte della stampa e dei media. Anno dopo anno le cose sono cambiate e stanno continuando a cambiare e di questo ne siamo tutti felici. Questo ovviamente non significa che il lavoro sia finito, anzi. Le potenzialità di questa rassegna sono enormi ma anche le difficoltà lo sono. La distanza dalla città, la necessità di dover prendere l’auto per arrivare fin lì, sono cose oggettive che però creano potenziali ostacoli per la fruizione sempre maggiore da parte del pubblico interessato. Anche qui, stiamo cercando di capire come ovviare a queste problematiche».
Un bel traguardo di resistenza che  gli offre la possibilità di «riconoscere i volti di persone che ormai tornano a quasi tutti gli appuntamenti è meraviglioso. E si tratta di persone di tutte le fasce anagrafiche, dai giovani a salire. Il territorio non è abituato alle manifestazioni di questo tipo perché c’è stato davverio poco, in termini di investimenti culturali, negli ultimi anni, ma ne ha tanta fame».
Un augurio:  «Che il seme piantato con teatroalladeriva (di cui bisognerà sempre ringraziare la famiglia Colutta che delle Terme-Stufe di Nerone sono i proprietari e gestori nonché mecenati, dato che il peso della manifestazione è tutto sulle loro spalle) possa crescere, maturare e dare tanti frutti, a cominciare da qualcosa che, legato idealmente a teatroalladeriva, possa vivere anche durante i mesi invernali».

Qui sopra, Giovanni meola. In alto, le "sue" 3 sorelle
Qui sopra, Giovanni meola. In alto, le “sue” 3 sorelle

Intanto il drammaturgo, sceneggiatore, regista, teatrale e cinematografico nato e cresciuto a Napoli, con respiro internazionale, ha ottenuto un bel riconoscimento in Spagna a giugno per la sua attività teatrale indipendente.  «Grande emozione e grande soddisfazione -ammette- ricevere questa Honorary Fellowship, che per gli anglosassoni è onorificenza di alto profilo. Anche se lo IAB (Institute of the Arts Barcelona, che è l’istituzione che mi ha premiato) è situato in Catalogna è un’università con capitali inglesi e vocazione altamente internazionale. Le tre masterclasses che ho tenuto su invito si sono svolte chiaramente in inglese e il clima di scambio e reciproca curiosità era delizioso e costruttivo. Inoltre, è particolarmente agguerrita e qualificata la pattuglia di insegnanti italiani, a cominciare dal professor Armando Rotondi, che ne dirige i master».
Meola considera il  futuro una piccola scatola magica dove possono trovare posto tante cose:  «Il capitolo Cechov non è di sicuro finito, sia perché questo spettacolo intende vivere ancora tanti anni, sia perché ho intenzione di lavorare presto anche su un altro suo testo, probabilmente lanciando un workshop finalizzato poi a una messa in scena. Nel contempo i progetti teatrali si sposteranno anche su altri lidi. A partire da un altro faro: Shakespeare. Io e la mia compagnia ci accingiamo infatti a un’altra grande avventura (di cui faranno parte anche le interpreti di questo Cechov, Roberta Astuti, Sara Missaglia e Chiara Vitiello), affrontando uno dei canoni del grande drammaturgo inglese, ovvero Amleto».
Un calendario fitto di impegni: «A stretto giro, comincerò anche le prove di un altro lavoro, Frat ‘e sanghe, che riproporrò a quasi 15 anni dal suo debutto con un cast totalmente cambiato e proveniente dalla scuola del Theatre De Poche di cui sono da due anni tra i docenti. Per finire, tornerà in scena anche Io so che ho le prove, che ormai viaggia da diverse stagioni, e di cui sono anche interprete. Poi, c’è in corso un laboratorio teatrale da me tenuto presso il carcere di Poggioreale e, last but not least, sono sul set del mio primo film documentario lungometraggio, intitolato La conversione , le cui riprese termineranno ai primi di agosto e che dovrebbe essere pronto per la fine dell’anno». Nel frattempo, non perdetevi le sue tre sorelle…

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Per saperne di più
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