Ancora un’incursione nella rubrica Tutti i colori del mondo  dedicata all’universo Lgtb. Parleremo del matematico e filosofo Alan Mathison Turing (Londra 23 giugno 1912- Manchester 7 giugno 1954) un genio dimenticato, quasi sconosciuto, l’uomo che creò il primo prototipo del macchinario cdi cui oggi tutti- o quasi- non possono fare almeno… il computer, il primo era grande quanto un ampio appartamento, dal costo esorbitante.

Turing| ilmondodisuk.com
Alan Turing, uno dei papà dell’informatica. In alto, l’attrazione delle tastiera e delle chat che nascondono
imprevedibili pericoli

La storia del suo inventore, un uomo omosessuale, è triste, ma quella di scienziato rimarrà per sempre negli annali di una delle creazioni che l’essere umano ha messo in essere. Affronteremo anche i rischi dell’uso che se ne fa, a volte spropositato e ci riferiamo al mondo delle chat. Dietro a quelle tastiere si nascondono pericolosi incontri al buio.
Napoli, celebre per il suo rapporto con il mondo omosessuale fatto di rispetto reciproco – pochi sono i casi di intolleranza; Napoli, storicamente celebre anche per i giochi di seduzione che ricordano molto il popolo arabo e greco,  fatti di sguardi di piccoli gesti che lanciavano messaggi ben precisi; Napoli, anche lei finita nella spirale del mondo virtuale.
Chiacchierando con un gestore di un rinomato circolo ricreativo omosessuale napoletano, scopriamo un universo alienante e pericoloso. «Tanti sono i soci che frequentano il nostro circolo, ci raccontano episodi che ci fanno rabbrividire, episodi di violenza, di ricatti, di rapine, ma anche storie di lucida follia».
Ne riportiamo uno. «Erano mesi che io e il mio interlocutore chattavamo, ore e ore di tastiere, di webcam, mostrando viso, parti intime… poi una notte di un sabato, lui mi chiese il fatale e tanto atteso incontro, non ci pensai nemmeno un minuto, mi misi in auto e lo raggiunsi, arrivato nel palazzo dove lui abitava, gentilmente mi fece parcheggiare nel garage, il tempo di scendere dall’auto, un altro uomo mi si presentò davanti… era armato, i due mi chiesero di consegnarli le chiavi dell’auto, poi soldi, portafoglio cellulare, e bruscamente mi mandarono via… Era notte. Mentre incazzato cercavo il modo di raggiungere la mia casa, una pattuglia di polizia, mi fermò chiedendomi i documenti e cosa facessi in quei paraggi a tarda notte, spiegai l’accaduto… i due furono arrestati e processati. Penso sempre traumatizzato a quella notte, e mi chiedo se io non fossi stato un omosessuale dichiarato, cosa avrei raccontato alla polizia? Sicuramente avrei omesso i fatti reali intralciando  il corsi della giustizia e l’arresto dei malviventi. Quanti non denunciano per paura che i loro cari vengano a conoscenza della loro omosessualità».
Ancora il nostro interlocutore ci racconta di una altra testimonianza. «Sono sposato, vivo la mia condizione di omosessuale nascosto dalla società- e da me stesso- con grandi sensi di colpa, di repressione. Mi sono avvicinato al pc per caso, alla fine è diventata quasi una dipendenza, ore e ore alla tastiera, senza mai concludere niente. Poi ho conosciuto una persona. Il giorno dell’incontro ero nervoso, ma allo stesso tempo emozionato e incuriosito. Puntuale, mi presentai all’appuntamento, mi guardavo intorno non lo vedevo-avevamo scambiato alcune foto. Un signore si avvicinò, aveva una borsa a tracolla, atteggiamenti effeminati.
Mi guarda e dice: Ciao, sono io. Ero allibito. La foto che mi aveva inviato tramite chat non corrispondeva a lui, né come età, né come fisicità.
Allora, ironicamente, per sdrammatizzare, gli chiedo: Scusa ma la foto l’hai scattata durante la tua prima comunione? Iniziò a sbraitare insultandomi in modo volgare, più cercavo di rispondere a tono, più si arrabbiava, parolacce e qualche schiaffo. Nel frattempo si era formato un capannello di persone  a guardare, incuriosite, questo “teatrino”.
Scappai vergognandomi e pentito amaramente di aver accettato l’incontro. Per mesi non frequentai più il mondo online, poi l’esigenza, il desiderio, si fece presente. Iniziai di nuovo a chattare. Questa volta cercai di garantirmi un incontro più consono ai miei gusti. Trovai un trentenne, bel ragazzo, maschile nei modi, educato e perbene. Come lo vidi, capii che era la persona giusta. Prendemmo un caffè, chiacchierammo piacevolmente a lungo, e  decidemmo di avviarci presso un alberghetto a ore- come già concordato.
Nell’avviarci, il tipo mi dice: Lo sai che sono cinquanta euro? Volevo morire, gli rispondo subito: Guarda che non abbiamo parlato di un compenso per una prestazione sessuale… Ancora una volta apriti cielo, ma memore dell’altra esperienza, mi misi in auto e scappai. Non mi ero accorto che lui dietro, mi inseguiva su uno scooter.
Arrivato sotto casa, appena sceso dall’auto, fui investito da un pugno forte, con un avvertimento Adesso mi dai i cinquanta euro… subito. Caddi a terra, in quel momento i pensieri si accavallarono: Se si affaccia mia moglie? Se passano i miei figli? Meccanicamente presi dalla tasca la banconota da cinquanta, lui la intascò, e se ne andò insultandomi.
Per giorni rimasi traumatizzato, non volevo accettare quella violenza gratuita, in più solo il pensiero che la mia famiglia veniva coinvolta mi faceva inorridire. Mai più computer». Fine di una delle tante storie che ascoltiamo…
                                                                                            (1.continua)