«Visioni scenografiche e coreografie bellissime. Ma gli attori  non mi hanno trasmesso nessun pathos». La signora, allontanandosi dal parco archeologico della città ai piedi del Vesuvio,  parla con un’amica alla fine dello spettacolo “Eracle” portato in scena dalla regista palermitana Emma Dante che ha chiuso ieri sera la rassegna Pompeii theatrum mundi. Parole che stonano con gli applausi vigorosi a fine perfomance, rafforzati da una raffica di bravi, bravi in un teatro grande gremito. Il nome di chi ha firmato la regia era di gran richiamo e, quindi, le aspettative tante, suggellate doverosamente da altisonante consenso.
Eppure, ascoltando le chiacchiere del pubblico che si avvia verso la navetta di ritorno, diretta verso Napoli, sembra che il parere della succitata spettatrice non sia isolato. Ne viene fuori una timida ma piuttosto omogenea opinione, differente dall’acclamazione generalizzata di fine scena. Gli attori non sono all’altezza di un testo così impegnativo.
Emma Dante ha scelto la tragedia del più innovativo dei magnifici greci, Euripide, sterzando al femminile. E affidando alle donne ruoli maschili. Serena Barone è Anfitrione (foto), genitore di Eracle, dal marcato e voluto accento siciliano perché l’ambientazione è quella di un qualunque cimitero dell’isola mentre la voce dello stesso eroe che torna dall’Ade prende forma attraverso l’interpretazione di Maria Giulia Colace (un’allieva di Emma Dante al Biondo di Palermo), a tratti deliberatamente grottesca e fragile, ma  non  convincente fino in fondo. Con un Teseo incarnato da Carlotta Viscovo che polemizza non tanto sottilmente con lo stereotipo del sesso forte, sollecitando, nell’epilogo, il semidio del mito a non piangere perché solo le femmine lo fanno.
Ecco la storia, ambientata a Tebe. Eracle è impegnato nella sua ultima fatica con Cerbero e Lico approfitta dell’assenza per usurparne  il trono, deciso a ucciderne la moglie Magare, i tre figli e il padre. Quando la salvezza è ormai un miraggio e i bambini sono già vestiti con i paramenti funebri, giunge Eracle che ha portato Teseo fuori dagli inferi nella lotta contro il cane infernale. Accecato dall’ira, uccide Lico. Ma Era, moglie di Zeus, nemica giurata di Eracle, invia Iris, la sua messaggera, e Lissa, la personificazione della Rabbia, con uno scopo: fare impazzire Eracle per costringerlo a uccidere i suoi stessi figli.
Ripresa coscienza dopo averli massacrati insieme alla loro madre, Eracle vorrebbe infliggersi la morte, ma è Teseo a strapparlo dal suo proposito e a persuaderlo che affrontando la vita potrà scontare quello scempio.
Guizzi geniali attraversano il palcoscenico grazie al volteggio di mantelli neri, interrotti da macchie di colore rosa fucsia (i costumi sono di Vanessa Sannino, le coreografie di Manule Lo Sicco, il disegno luci di Cristian Zucaro), e alla bellezza (davvero pittorica) dei quadri scenici (di Carmine Maringola) su cui si stagliano i protagonisti.
Si conclude così la seconda edizione di Pompeii theatrum mundi, dopo 4 titoli per 12 rappresentazioni( oltre Eracle, Salomè di Oscar Wilde diretta da Luca De Fusco, Oedipus di Sofocle firmato da Robert Wilson e Non solo Medea dei coreografi Emio Greco e Pieter C. Scholten)con  12800 spettatori, e sold out per 9 serate su 12 e circa 300 giornalisti accreditati  tra testate regionali, nazionali e presenze internazionali.
«Un bilancio – osserva il direttore artistico Luca De Fusco – più che positivo per una manifestazione giovane. La dimostrazione che il progetto condiviso con Massimo Osanna, di coniugare la suggestiva potenza del Teatro Grande di Pompei e le opere altrettanto potenti dei classici del teatro, si è rivelato vincente e, senza dubbio, con un sicuro futuro».
Speriamo anche che il prossimo anno si riuscirà a organizzare un servizio bar  per offrire  conforto agli spettatori e agli eventuali turisti che vogliano assistere allo spettacolo. Come avviene nel mondo.
Per saperne di più
https://www.teatrostabilenapoli.it/