Le disobbedienti/ “La libertà, e insieme il mio cuore”: memorie familiari di Luisella Dal Pra. Tra queste, la storia di Dora che sfida il pericolo nella Resistenza

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Non so voi, ma io quando scelgo un libro, dopo aver letto la quarta di copertina e – se ci sono – le alette guardo con attenzione la copertina, mi soffermo sulla grafica, la scelta delle immagini, il tipo di carta, il carattere usato, le scelte cromatiche, le eventuali note che aggiungendo raccontano, spiegano e accompagnano.
La casa editrice Nutrimenti mette molta cura nei dettagli e si nota. In copertina, sovrapposta all’immagine, c’è la grafia dell’autrice/autore, un brano estratto dal testo vergato a mano, nella seconda di copertina c’è una fotografia che aiuta a calarsi nell’atmosfera del racconto e nella terza la fotografia della scrittrice o dello scrittore.
Il cartoncino della copertina e la carta delle pagine sono ruvide e porose al tatto e sembrano suggerire che non si possa far a meno di portarle a casa. Un libro fatto così cattura la mia attenzione, mi piace. Ma, si badi bene, non tutti sono, come la sottoscritta, inguaribili amanti della carta incapaci di privarsi del piacere delle sensazioni tattili e olfattive e alla fine, quel che conta, è la potenza della trama sostenuta dalla bravura della narratrice/tore che schizza fuori anche da un e-book.
In “La libertà, e insieme il mio cuore”, primo romanzo di Luisella Dal Pra, di case in cui ci sono oggetti degni di attenzioni visive e tattili se ne incontrano diverse. Sì perché quando si emigra si lascia la propria casa e la propria terra alla ricerca di opportunità per sé e per i propri figli lasciandosi dietro oggetti che rappresentano più di ricordi, quel che si lascia sono pezzi di vita vissuta: sentimenti, emozioni, tessere della nostra identità.
L’autrice rende plasticamente il dolore fisico che lo sradicamento – soprattutto se reiterato – comporta: «Erano semplici oggetti, sì,  ma in quegli oggetti c’era la sua vita, in loro c’era un’anima: la sua».  È quel che capita a Duilio e la moglie Jenny partiti da un piccolo paese delle Marche alla volta del Lussemburgo per sottrarsi alla povertà e alla polizia politica italiana agli inizi degli anni Dieci del Novecento: «Nella vita ci vuole coraggio, soprattutto quando si decide di lottare per cambiare le cose».
Ma le condizioni di lavoro degli immigrati e il desiderio di eguaglianza e militanza, unite alle richieste della polizia italiana, porteranno i protagonisti a scappare di nuovo, questa volta verso un piccolissimo paese della Francia: Lacroix – sur – Meuse.
La famiglia si è ingrandita con l’arrivo di nuovi figli e Duilio sarà costretto a ricominciare daccapo cercando un lavoro che possa mantenerli e garantire un futuro. Per sua fortuna incontrerà persone che lo aiuteranno permettendogli di coltivare la propria vena artistica e farne un lavoro.
Ma, per alcuni, la vita è una continua prova e l’Europa che si avvia verso un secondo conflitto mondiale impone la ricerca di un nuovo luogo dove andare che non sia così vicino al confine con la Germania, nel 1939 Duilio, Jeanne i figli e le famiglie che questi hanno creato si trasferiscono al Sud, a Valence.
A questo punto della storia entra in scena un nuovo personaggio, un militare italiano, il capitano Franco Fattori che, all’indomani dell’8 settembre 1943, diventerà prigioniero dei tedeschi. L’ufficiale riesce a scappare e trovare rifugio in campagna dove incontrerà dei giovani unitisi alla Resistenza.
Tra questi, all’insaputa di Duilio e Jenny, c’è anche la loro ultima figlia: Dora. Dora è #ladisobbediente che si ribella, che rifiuta la prudenza, la giovane donna che se ne infischia delle “cose da uomini” e “cose da donne” e prende le decisioni che ritiene giuste, quelle che le detta la coscienza e quelle che discendono dai modelli di riferimento con cui è cresciuta, perché ognuna/o di noi si forma avendone, che poi questi siano all’interno del nucleo familiare o meno poco importa, quello che è importa è che ci siano. Tra Franco e Dora nasce un sentimento forte che li porterà a sfidare il pericolo.
L’epilogo li vede insieme, a guerra finita, in Italia. Fin qui una bella storia scritta bene. Ma c’è dell’altro. I temi affrontati, l’emigrazione e la guerra, sono le ferite che lacerano la nostra quotidianità mettendoci di fronte a dilemmi, orrore e la straziante sensazione di fallire come esseri umani.
C’è che Dora, la giovane che entra nella resistenza, è la suocera dell’autrice e la storia non solo è vera ma ha il sapore dell’affetto di chi ricordando vuol trasferire la memoria alle nuove generazioni: «Delle persone ci restano i ricordi, e la nostalgia, che non è assenza, ma segno della loro presenza viva dentro di noi».
Un racconto di emigrazione, un racconto di guerra, un racconto di storie e memorie familiari. Una storia ricca di cose dure e ricordi lievi, sentimenti forti, decisioni audaci e determinazione. Mi viene da pensare che, forse, non sarò l’unica della mia generazione a trovare, tra le pagine, echi della propria biografia.
Ho amato molto questo libro perché mi ha riportato alla mente i racconti di mio padre che, ufficiale dell’esercito italiano, non solo fu fatto prigioniero dai tedeschi ma anche messo al muro per rappresaglia. Sopravvisse e raccontava a noi, suoi figli, di chi contro quel muro si era accasciato falciato dai proiettili.
Da bambina imparai che la parola decimazione non aveva nulla a che fare con le tabelline. Il capitano Franco Fattori era napoletano, come lo era mio padre e come lo sono io, ho davanti agli occhi le fotografie delle devastazioni procurate dai bombardamenti, dalle esplosioni al porto e dall’eruzione del Vesuvio del 1944.
Credo anch’io nell’importanza di custodire e tramandare la memoria perché ci aiuta a capire chi siamo e a non dimenticare l’abisso che dimora nella razza umana che, talvolta, decide di abbandonare ogni tratto di umanità per scendere agli inferi e oltre nell’oscurità.
Testimoniare e raccontare sono attività che richiedono coraggio, ricerca, impegno e tempo. Consegnare alle generazioni successive le storie di vita di persone, direttamente conosciute o meno, è un atto d’amore e di trasgressione nei confronti di chi quelle vicende personali – che concorrono a comprendere la Storia – le avrebbe lasciate nelle pieghe del tempo. Bella la storia, bella #ladisobbediente, bella la copertina e bello tutto il resto.        
©Riproduzione riservata           

IL LIBRO
Luisella Dal Pra, La libertà, e insieme il mio cuore,
Nutrimenti
Pagine 202
euro 17,00

L’AUTRICE
Luisella Dal Pra vive e lavora da sempre a Roma. Insegnante, ha lavorato fin da giovanissima in ambito educativo. Aiutare qualcuno a crescere è stato il suo impegno e la sua passione di vita. Ha scritto e pubblicato articoli su riviste educative e pubblicazioni di settore. In ambito letterario, con il racconto Primo nome, ha vinto il concorso letterario Primavalle: i volti, i luoghi, le storie, e con il racconto Sola con il suo destino il Premio Letterario Femminile Laurizia. La libertà, e insieme il mio cuore è il suo primo romanzo.

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