Le disobbedienti/Madame Vitti, ovvero Maria Caira: la ragazza della Ciociaria che fondò a Parigi un’Accademia per pittrici

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Due uomini per raccontare la storia di una donna. Marco Cosentino e Domenico Dodaro in “Madame Vitti”, da poco arrivato in libreria per Sellerio, danno voce a Maria Caira la ragazza che la povertà spinse a raggiungere Parigi a piedi e l’intraprendenza ad aprire la prima scuola d’arte per sole donne.
Una biografia romanzata costruita sulle orme e gli aliti dei pensieri di una sedicenne che arriva in Francia dalla sperduta e arretrata campagna laziale insieme con la famiglia e il futuro marito. Di donne che partirono dalla Ciociaria nella storia ce ne sono state tante, nell’Ottocento emigravano all’estero per sfuggire alla fame alla ricerca di qualunque occupazione, nel Novecento andavano in altre regioni per fare le balie e mandare i soldi a casa.
Di donne che vanno a lavorare lontano dalla propria terra per far sopravvivere le famiglie ne conosciamo tante anche oggi, partire è l’ultima risorsa possibile quando ogni altro tentativo è fallito, un destino amaro che, per troppe persone, si ripete in ogni epoca.
Si lascia il paese, la contrada, il pezzo di terra isolato dove si è nate per cercare fortuna accompagnate dalla speranza di poter, un giorno, far ritorno, nel caso della protagonista il ritorno doveva essere un riscatto sociale accompagnato da ricchezza e ostentazione, per altri il ritorno è la promessa di una vecchiaia senza assilli e con qualche risparmio.
Maria Caira è una bellezza mediterranea dall’incarnato olivastro, gli occhi e i capelli scuri, il seno generoso e le forme rotonde. Come il padre fa la modella per gli artisti e tra i primi incontrerà Frederick William MacMonnies, scultore americano e amico di Monet, che la ritrarrà in molteplici bozzetti nelle vesti di Diana cacciatrice per la realizzazione di una statua in bronzo oggi esposta in un museo del Texas.
MacMonnies sarà la chiave d’accesso al circolo di pittori, come Gaugain e Picasso, che popolano i caffè parigini. Maria ha un solo obiettivo – uscire dalla miseria – e per farlo osserva con acutezza il mondo intorno a sé alla ricerca di un’occasione.
Nota che non soltanto gli uomini dipingono ma che solo a loro le scuole consentono di avere dei modelli per gli studi del nudo dal vero, l’École des Beaux-Arts non apre le porte alle donne. Le tante pittrici, soprattutto straniere, che vengono a Parigi per studiare e mischiarsi con un mondo di artisti in piena evoluzione rimangono escluse.
La sua mente brillante e intraprendente le suggerisce di colmare un vuoto di mercato aprendo una scuola di pittura per signorine dando loro la possibilità, negata nelle altre accademie, di ritrarre il nudo – femminile e maschile – guardando persone in carne e ossa da cui poter apprendere l’anatomia e le fattezze umane.
La sua sarebbe stata l’unica scuola d’arte in cui pittrici avrebbero potuto studiare con modelli maschili. Faticò molto per raggiungere il suo obiettivo, traghettare la famiglia verso un tenore di vita migliore, pagando il prezzo di qualche compromesso.
Dal 1889 al 1914 al 49 di Boulevard du Montparnasse ci fu una scuola, un laboratorio, un luogo in cui, grazie a lei, le vite e il talento di diverse persone si incrociarono, Paul Gauguin, Luc-Olivier Merson, Jacques-Émile Blanche, Hermenegildo Anglada Camarasa e Kees van Dongen furono insegnanti e animatori di una comunità artistica.
Ci sono libri che ti portano con il pensiero in luoghi lontani e poi ci sono delle volte in cui, per pura coincidenza (?), accade di trovarsi nei luoghi in cui la vita dei protagonisti si è svolta nel momento in cui li si conosce assaporandone la storia.
Ho scorso le pagine che raccontavano di quanto Annette, una delle due sorelle minori di Maria, amasse Firenze mentre mi trovavo in piazza della Signoria e a passeggio su Ponte Vecchio.
Guardando con gli occhi della mente scorgevo camminare una silhouette ascoltando i pensieri che la pagina sussurrava: il desiderio di maternità, i rapporti tra sorelle, i crucci, le paure, gli screzi con l’uomo che sperava la sposasse.
Per lei Maria aveva trovato un modo con cui sottrarla all’interesse del marito, con l’altra sorella – Giacinta – il destino avrebbe disposto diversamente fino a creare un triangolo.
Per realizzare il progetto di una Académie Vitti la possibilità di spaventarsi o di fermarsi davanti alle difficoltà non le era consentita, doveva andare avanti anche quando notava come il marito guardasse con occhio tutt’altro che paterno le giovani cognate e se procurare i soldi per avviare la scuola richiedeva l’intrattenimento di uomini a pagamento lo avrebbe fatto perché non poteva permettersi il lusso di far fallire il suo progetto, l’unico che li avrebbe fatti uscire dalla miseria.
Guarda sempre avanti, tiene a bada le paure e le incertezze, fiuta il cambiamento per precederlo, mercanteggia con i fornitori e con la vita, supera le illusioni e afferra quel che può cercando di limitare i danni.  Maria è la mente, il centro dell’Accademia, sua l’idea, suoi i contatti e sue le intuizioni ma per legge – e per convenzioni sociali – deve intestarla al marito che figura come direttore.
Gli autori fanno pronunciare a Rilke le parole che gettano uno spiraglio su un futuro diverso: «Vedete, io sono sicuro che un giorno ci saranno donne che verranno ricordate per quello che sono, senza riferirsi a loro per via di un marito, o di un padre. E quando succederà…».
Il racconto è punteggiato di immagini tratte dalla casa museo visitabile ad Atina, il luogo da cui Maria partì a piedi alla fine dell’Ottocento e dove tornò per veder sparire le monete d’oro con tanta perseveranza guadagnate, il luogo dove assaporò l’invidia e il disprezzo perché, in fondo, se una donna aveva realizzato tanto, di sicuro, doveva trattarsi di una poco di buono.
Le vecchie fotografie, i manifesti che pubblicizzano l’Académie e le riproduzioni di dipinti e ritratti impreziosiscono il libro che seguendo le vicende della protagonista lungo l’arco della vita si conclude con dialoghi interiori con i fantasmi del passato. «Capisce quanto avrebbe potuto essere prezioso quel che le è capitato, e maledice lo spreco delle stagioni prima di lui, occupate dalla necessità di riscatto, dal puntiglio, dall’orgoglio della sfida».
La parabola del tempo, quando giunge al tramonto, conduce a far bilanci e considerazioni e se la salita iniziale è particolarmente ripida e disagevole non c’è spazio per soffermarsi a pensare a qualcosa di diverso dal raggiungimento dell’obiettivo primario mentre nella discesa, per quanto dorata o lastricata di rimpianti, non si ha più tempo per godere delle cose perdute.
«È consapevole di aver scritto qualche piccola bugia, ma era indispensabile. Per troppi anni ha lasciato che la vita seguisse il suo corso, rinunciando a tenerne in mano il timone. Si chiede come sia stato possibile: aveva imparato a farlo, quasi bambina, a Parigi e non riesce a ricordare quando ha smesso. L’articolo del giornale le sta offrendo un’occasione insperata, e non è troppo tardi per coglierla. Non è mai troppo tardi».
Maria è determinata, tenace e intraprendente, conosce i suoi limiti e quelli imposti dalle regole sociali entro cui si destreggia. “Madame Vitti” è un bel libro che restituisce la storia di una donna e del suo coraggio insieme con quella di una comunità di artisti contrapponendo la dinamicità di un mondo urbano in continuo cambiamento, quello parigino, all’immobilità e l’arretratezza di quello rurale della campagna ciociara.
©Riproduzione riservata

Il LIBRO
Marco Cosentino, Domenico Dodaro
Madame Vitti
Sellerio editore
pagine 517
euro 17

GLI AUTORI
Marco Consentino ha scritto con Domenico Dodaro Madame Vitti (2022). I due, insieme con Luigi Panella, sono autori anche del romanzo I fantasmi dell’Impero (Sellerio 2017), accolto come un caso letterario, Premio Selezione Bancarella 2018.

Domenico Dodaro ha scritto con Marco Consentino Madame Vitti (2022). I due, insieme con Luigi Panella, sono autori anche del romanzo I fantasmi dell’Impero (Sellerio 2017), accolto come un caso letterario, Premio Selezione Bancarella 2018.

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