Le disobbedienti/ Fanny Stevenson, tra passione e libertà. Una donna indomita raccontata da Alexandra Lapierre

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Furore e valore, onore e fiamma/Un amore che mai la vita ha potuto consumare/La morte stremare/L’inferno massacrare/Tale è colei che l’Onnipotente/M’ha dato. Sono i versi con cui Robert Luis Stevenson celebra l’amore della sua vita: Fanny Vandergrift, una donna dal carattere indomito raccontata da Alexandra Lapierre in una biografia da poco pubblicata da edizioni e/o: “Fanny Stevenson. Tra passione e libertà”.
Un lavoro che ha richiesto anni di ricerca e studio accompagnati da viaggi da un continente all’altro per ripercorrere la vita di una donna straordinaria. Lapierre, in un affresco corale, riannoda i fili degli affetti, della passione, del dolore, la malattia, il genio, il coraggio, la determinazione, il talento, la forza fisica, la visionarietà e la tenacia di una donna che pur di strappare un giorno di vita in più per l’uomo che amava non si è fermata innanzi a nulla.
Entrambi affascinati dall’avventura, anticonformisti, originali e dotati di un senso di giustizia e rigore morale nei confronti dei più deboli vissero in una simbiosi con ruoli assegnati, lui il talentuoso scrittore e lei la donna che piegava le forze della Natura affinché lui sopravvivesse alla malattia che lo consumava, la tubercolosi.
Che donna è Fanny? L’autrice distingue tra il giudizio che di lei hanno dato le persone che la conoscevano, quello dei biografi e la storia che lei ha voluto e potuto ricostruire per darle voce.
Nata nell’Indiana alla metà dell’Ottocento in una famiglia borghese, ma anticonformista nell’educazione dei figli, amò l’energia della terra generatrice cui si dedicherà fino allo sfinimento quando questa diventa oltre a sogno da realizzare anche fonte di sostentamento, silenziosa, riflessiva, appassionata e poco interessata al giudizio altrui è sostenuta da una incrollabile dedizione nei confronti di chi ama, generosa e instancabile lavoratrice lotta fino allo spasimo per non essere soffocata da limiti che non intende riconoscere.
Si sposa poco più che adolescente e con una bambina piccola compie un viaggio da incubo per raggiungere il marito nelle aspre terre battute dai cacciatori d’oro.
Un marito, Sam Osborne, che ama intensamente ma dal quale si allontana vivendo diversi anni in Europa dove arriva, accompagnata dai figli, senza un soldo e priva di contatti e conoscenze.
Studia pittura all’accademia parigina Julian che accoglieva come studentesse le donne, insieme con la figlia Belle frequenterà gli artisti, vedrà morire il figlio più piccolo e conoscerà l’autore scozzese che, per lungo tempo, la critica ha confinato nell’ambito della letteratura per ragazzi con i suoi libri ricchi di storie avventurose come il celebre “L’isola del tesoro”.
Tra di loro nascerà un legame profondo che resisterà allo scandalo della differenza d’età – lui è di undici anni più giovane – e del divorzio, non crollerà di fronte al rancore e la gelosia che le porterà la figlia Belle né per i gravi problemi di salute di Stevenson.
Fanny si dedicherà, anima e corpo, alla sua missione – allungare la vita dell’uomo che ama – e per questo sarà criticata da molti degli amici del marito con l’accusa di essere una tiranna che impone ritmi e veti nella quotidianità: «Fare da cuscinetto fra l’uomo che ama e le asperità del mondo: tale sacerdozio – o tale colpa – procurerà a Mrs Stevenson molte delusioni. Le costerà la reputazione. Per assistere Stevenson, e poi la memoria di lui, Fanny sacrifica senza rimpianti la propria storia».  
La sua intraprendenza e la sua energia riescono a tenere insieme i lembi delle rispettive famiglie cercando un luogo dal clima favorevole  per i polmoni malandati di Stevenson, dopo l’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia la scelta cadrà sul caldo del Pacifico e le isole dei mari del Sud. Ingaggiò una battaglia con gli elementi di una Natura incontaminata per addomesticarli alla sopravvivenza alle isole Samoa dove, dal nulla, creò un luogo accogliente in cui vivere e dare ospitalità a tutti i membri della famiglia, la suocera rimasta vedova, sua figlia Belle con il marito scapestrato e il loro bambino, suo figlio e le famiglie di tutte le persone che lavoravano nella tenuta acquistata, 30 ettari di jungla in cui crea sistemi di approvvigionamento idrico disegnando canali e realizzandoli, avvia la coltivazione del cacao e di alberi da frutto, semina un orto e costruisce una magione in cui custodire gli oggetti provenienti dalla casa avita scozzese dove il marito, per l’inclemenza del clima, non potrà mai più tornare.
Anche la forza ctonia primigenia di una donna come Fanny ha i suoi affanni e l’autrice li fa emergere senza edulcorare nulla, si sofferma sulle sofferenze dell’anima, un malessere psichico, sugli assalti della gelosia, la potenza dell’ira: «Robert Luis Stevenson ha mai preso coscienza che, attirando di continuo l’attenzione di Fanny sui tratti della sua personalità che non concordavano con l’immagine che lei aveva di se stessa, apriva una pericolosa breccia all’angoscia? Che quel costante essere rimessa in discussione la lasciava svuotata, palpitante, incerta, della propria identità? Che erano i fallimenti alla School of Design e all’Accademia Julian che l’avevano portata a sublimare le aspirazioni creative in quell’amore folle?”».
Ma quel che emerge con forza, sovrastando ogni altro tratto, è la devozione tributata all’uomo che ama e al suo talento.
Nelle parole di Lapierre l’espressione dell’amore oltre la vita abbandona la stucchevolezza per assumere un significato di concreta verosimiglianza, Fanny dopo essersi ripresa dal tramortimento del lutto non rinuncia a vivere, avrà accanto altri due uomini più giovani di lei di diversi decenni, costruirà altre case, farà altri viaggi, continuerà a coltivare l’amata terra senza mai smettere di dedicarsi a tener viva la memoria e il talento di Stevenson.
La complessità del carattere della protagonista si manifesta nella compresenza di aspetti che, talvolta, appaiono in antitesi ma che la rendono umana, alla forza si accompagna la fragilità, alla silenziosità la socievolezza, al coraggio la paura, alla generosità i sensi di colpa. Fanny ha vissuto una vita piena e intensa in cui non ha mai scelto la via più semplice ma, sempre e solo, quella che la sua ragione e il suo cuore le imponevano perché la vita delle persone di carattere è così, è un tumulto di opposti tra cui si cerca, costantemente, un punto di equilibrio.
Instancabile punto di riferimento per tutti, silenziosa lavoratrice, artista e donna dal carattere poliedrico trova giustizia nel lavoro di Lapierre che ne delinea profondità e complessità. Come sempre accade quando si scrive una biografia di una persona scomparsa a cui non si possono porre domande cogliendo le sfumature delle risposte si stabilisce con questa una connessione impastata di rispetto, riguardo e ammirazione, si seguono le tracce sviluppando un legame sottile e persistente che, all’occhio attento, traspare.
La scrittura di Lapierre mostra l’umiltà, gentilezza e il desiderio di restituire la memoria autentica di una donna straordinaria cui ha dedicato tempo, pensieri e talento affinché noi potessimo ascoltarne la voce.
 ©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Alexandra Lapierre
Fanny Stevenson. Tra passione e libertà,
edizioni e/o
Traduzione di Sergio Atzeni
Pagine 715
euro 22

L’AUTRICE
Alexandra Lapierre è autrice di biografie e romanzi incentrati su grandi personaggi dimenticati della Storia, soprattutto donne, è stata recentemente premiata dall’Académie Française, mentre l’Académie Goncourt ha scelto Belle Greene come libro dell’estate 2021. Ha vinto il premio Giovanni Comisso 2022 per la sezione biografia. Tra le sue opere pubblicate in Italia ricordiamo Fanny Stevenson, Artemisia, Le Angeliche, La Regina dei mari, La dissoluta e Tutto per l’onore, premiati e tradotti in una ventina di paesi. Figlia dello scrittore Dominique Lapierre, nel 2001 ha vinto il Premio Fiore di Roccia e nel 2005 è stata nominata Cavaliere dell’Ordine delle arti e delle lettere dal ministero della Cultura francese. Nota per il suo impegno nel valorizzare l’immagine della donna nella società attraverso i suoi indimenticabili ritratti, Alexandra Lapierre vive oggi tra l’Italia e la Francia.

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