Le disobbedienti/ Niki de Saint Phalle, l’artista delle donne tra surrealismo e pop art. Una combattente che vinse i suoi demoni attraverso la creatività

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Chi segue questa rubrica sa che le biografie romanzate mi piacciono per l’innegabile pregio che le accompagna: offrire un racconto scorrevole della vita delle persone, ciascun autore/trice secondo il proprio stile personale, con un uso sapiente della materia legante che rende fluido lo scorrere delle pagine. Apprezzo chi sa entrare in punta di piedi nella vita degli altri non per inseguire scoop e particolari morbosi ma con l’intento di far emergere il carattere e la personalità del/la protagonista.
Pia Rosenberger ne “L’artista delle donne.  Vita di Niki de Saint Phalle” da poco pubblicato da Beat edizioni racconta una donna che ammiro molto, un’artista dalla vita tormentata che ha infranto i canoni estetici e concettuali con una pittura e una scultura che i critici definiscono a metà tra il surrealismo e la pop art.
Francese di nascita e americana d’adozione Niki de Saint Phalle (1930-2002) ha vissuto l’arte come catarsi da quel mal di vivere, le sue tenebre, che si scatenò nell’estate del 1942 quando il padre abusò di lei. L’esperienza che le lacerò l’anima la rimosse fino a quando non riaffiorò sotto forma di istinto suicida che la condusse in una clinica psichiatrica dove fu sottoposta ad elettroshock, sposatasi giovane e madre di due figli combatteva, oltre che con i suoi fantasmi, anche con problemi di salute legati a un cattivo funzionamento della tiroide, si sentiva a un passo dall’essere inghiottita dal vuoto.
Scoprì l’arte durante il periodo di degenza ospedaliera, fu l’ancora di salvezza. Iniziò il percorso artistico con la pittura, sviluppò una tecnica mista che la portava a comporre collage come mappe esistenziali in cui far emergere tutto quel che le si agitava dentro. Collage composti con materiali comprati nei mercatini dell’usato, oggetti di uso comune che nelle sue opere si caricavano di significati densi e lontani dalla quotidiana funzionalità, oggetti che ferivano.
Con sofferenza comprese che per tener testa alle tenebre che la inseguivano doveva dedicarsi all’unica cosa che la facesse star bene: la creazione artistica. Le sue opere sono ricche di originalità e colore, dai “Tiri” in cui con il fucile, lei stessa e gli spettatori, potevano sparare ai “bersagli” facendo colare sacchetti di colore su collage di grandi dimensioni alle “Nana”, le sculture femminili realizzate in ogni misura, per giungere alle sculture monumentali del Giardino dei Tarocchi in Toscana.
L’espressione artistica non fu solo elaborazione personale ma anche denuncia sociale: il patriarcato, la politica, la guerra e la religione cattolica sono temi che attraversano il suo lavoro. «Tanto non riuscirai ad affermarti come donna. Fallirai, quindi preparati. Il successo è riservato agli uomini» sono le parole della madre a cui si ribella con ogni fibra del suo essere riflettendo sul suo personale vissuto: «Le donne non hanno voce in capitolo nemmeno durante il parto. Come per tutto il resto. Pensa a quelle che hanno svolto lavori maschili durante la guerra. Appena il conflitto è terminato, sono state ricacciate davanti ai fornelli».
“Hon” è il nome della scultura di grandi dimensioni che realizzò nel 1966 per il Moderna Museet di Stoccolma: una partoriente sdraiata sulla schiena in cui si può entrare dal varco tra le gambe aperte per accedere a un altro museo. Non era solo provocazione ma rabbia incanalata, con i “Tiri” verso la distruzione e più tardi, con la Nana e le sculture del Giardino dei Tarocchi, verso una ridefinizione della vita: «Sono un’artista delle donne, pensò. Parlo di me ma anche di tutte noi. La nostra vita è predeterminata dalle convenzioni sociali, dalla nascita alla morte. Scandaglierò i nostri ruoli e se possibile li infrangerò», scrive l’autrice dando voce ai pensieri della protagonista.
Consapevole delle origini aristocratiche – la sua famiglia risale all’epoca dei Templari – e della propria educazione non ne rimase ostaggio ma decise di essere insieme le proprie origini e chi scelse di diventare. Contestò le gerarchie clericali vissute in modo punitivo da ragazza nelle scuole cattoliche, condannò la guerra e denunciò l’impossibilità per le donne di affermarsi nella vita lavorativa e sociale perché schiacciate nel ruolo di mogli e madri.
Rosenberger ci conduce attraverso la vita della protagonista, con garbo e introspezione, lasciandoci partecipare alle frequentazioni che animavano la comunità artistica parigina, ai momenti di sconforto, le crisi coniugali, il lacerarsi tra il rimorso per il tempo sottratto ai propri figli per la dedizione al proprio lavoro artistico e il proprio equilibrio mentale, le dolorose relazioni familiari che la portarono a non dimenticare quanto il padre le avesse fatto e come la madre lo avesse tenuto nascosto.
Assistiamo all’ebbrezza che assale un’artista quando un’idea prende forma e sta per diventare un’opera, al modo in cui l’espressività artistica celebra il talento e l’unicità di ogni essere umano regalando al mondo la propria visione. Niki de Saint Phalle partecipò a un movimento avanguardistico che rappresentò la realtà in un modo nuovo rispetto all’esistente, alcune sue opere sono frutto della collaborazione con l’artista e suo secondo marito Jean Tinguely affascinato dalle opere cinetiche.
Essere accettata come artista non è mai stata cosa semplice, per nessuna donna, chi in questo è riuscita ha lottato duramente affinché  il proprio talento fosse riconosciuto. Certi incontri letterari non avvengono per caso, Niki de Saint Phalle è nella mia mente da diversi mesi, il suo lavoro è in circolo nei pensieri per sfociare in un progetto che man mano prenderà forma e il ritratto che di lei fa Pia Rosenberger si inserisce nel flusso.
A molti capita di aver fantasmi e paure da esorcizzare, ricordi da cui scappare e battaglie da sostenere, Niki de Saint Phalle fu una combattente che esorcizzò i suoi demoni con l’arte e il colore, per completare le monumentali sculture del Giardino dei Tarocchi impiegò vent’anni e uno sforzo, fisico e mentale, in cui profuse determinazione, tenacia e capacità di convivere con i propri problemi di salute.
Non amava gli spigoli perciò le Nana e le sculture femminili hanno forme morbide e avvolgenti, celebra la dea madre che accoglie e rigenera in un flusso di energia che si rinnova. Il Giardino dei Tarocchi regala al visitatore un viaggio nel colore e nella capacità immaginifica: mosaici squillanti costruiti con pazienza e amore per creare una lettura del mondo altra, ceramica, frammenti di specchi e materiali che catturano la luce e il colore ricoprono le sue opere in cui si avvertono gli echi di Gaudì e delle sculture del parco dei Mostri di Bomarzo ma, soprattutto, si percepisce, uno spirito libero.
L’eredità di Niki de Saint Phalle è tutta in quel che vediamo, nelle sculture che testimoniano il suo spirito indomito e combattente.  
©Riproduzione riservata

IL LIBRO
Pia Rosenberger,
L’artista delle donne.  Vita di Niki de Saint Phalle,
Neri Pozza
Pagine 302
euro 19,

L’AUTRICE
Pia Rosenberger è nata vicino a Osnabrück e ha studiato storia dell’arte e letteratura a Stoccarda. Vive con la sua famiglia nella medievale Esslingen da oltre vent’anni e lavora come autrice, giornalista e guida della città.

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